• lunedì , 26 Ottobre 2020

Una ricetta anti confort-zone

Spesso non ci sentiamo in grado di fare qualcosa. Altre volte preferiamo restare nella nostra confort-zone piuttosto che prendere una decisione. Francesca Presentini, una giovane youtuber, in arte Fraffrog, ha definito questa situazione la “confort zone del forse”.

Secondo la giovane toscana, prendere una decisione è un po’ come lanciare un dado sulle cui facce al posto dei numeri ci sono dei sì o dei no. La mano chiusa prima di lanciarlo è il forse. Molti guardano la mano e si accontentano, definendo come “poi non così male” quella situazione di sicurezza e stabilità data dal giudizio d’incertezza del forse, che risulta essere migliore di una possibile delusione.  

Magari nella vita serviranno tanti no per un grande sì; il consiglio di Francesca è quindi quello di lanciare il dado più volte che si può e trarne il meglio indipendentemente dal risultato che ne uscirà.

Molte volte la paura di lasciare la zona di comfort è ciò che ci limita a continuare a crescere. Alcuni aspettano, aspettano che tutto accada e si adattano, preferendo non scegliere nulla piuttosto che “rischiare” di prendere la decisione sbagliata. Ma la vita pone sempre degli ostacoli, dei bivi, delle scelte e delle decisioni che necessitano di essere prese e la soluzione non è sicuramente evitarli.

Il forse rappresenta quindi una situazione di stallo, di momentanea sicurezza; difficile dire cosa sarebbe successo se si fosse lanciato quel dado. Che cos’è che ci ferma?

L’insicurezza è una cattiva compagna e chi sceglie di rimanere nel proprio rifugio, non godrà mai appieno di ciò che la vita può offrirgli.

Ma ampliando maggiormente il discorso, ci si chiede come si possa riuscire ad avere fiducia in sé stessi e cosa fare quando nessuno crede in noi. Abraham Maslow, uno psicologo statunitense, ha scritto un libro al riguardo, The Farther Reaches of Human Nature, dove spiega che la maggioranza delle persone ha un notevole potenziale per l’autorealizzazione che non sempre sfrutta appieno. Ci si limita a fantasticare su quello che si potrebbe fare o ottenere, lasciandosi condizionare dalle opinioni altrui e rimanendo quindi nel forse, nella zona di comfort.

Questa condizione è stata definita da Maslow come il complesso di Giona, riferendosi al passaggio biblico in cui Dio ordina a Giona di far arrivare il suo messaggio a Ninive e questi fugge, non ritenendosi capace di svolgere il compito. Esso descrive tutte le persone che, pur essendo coscienti delle proprie competenze, non hanno il coraggio di svilupparle a causa della paura e dell’insicurezza.

I demoni che agiscono nel complesso di Giona sono infatti l’ansia e la paura, le quali frenano le possibilità di riuscire. Il contrario del coraggio infatti non è la codardia, bensì la rassegnazione ed è esattamente questo il problema: ci rassegniamo e accontentiamo di quello che abbiamo già.

Come uscire quindi in senso pratico dalla confort-zone? Viaggiando, cambiando ambiente. Come diceva Cesare Pavese “viaggiare è una brutalità, ma allo stesso tempo uno straordinario modo di crescere”; “il contatto con un mondo sconosciuto è qualcosa che ti cambia nel profondo perchè ti costringe a contare solo sulle tue forze, a superare i tuoi limiti, e non è mai facile lasciare le certezze del proprio mondo abituale per le incertezze di un mondo nuovo.”. Viaggiare è una brutalità, sì è vero; obbliga a perdere di vista i confort, ci si sente costantemente fuori equilibrio ma fa maturare e crescere.

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