• lunedì , 30 Novembre 2020

C’è chi dice no

di Maria Saffirio

La storia ci insegna che quando accade un evento traumatico, inaspettato, foriero di morte che colpisce una intera popolazione e che l’uomo non riesce a spiegarsi razionalmente, magari perchè non vi sono le conoscenze scientifiche sufficienti per affrontarlo come nel caso di una pandemia, vi sono alcuni di noi che indulgono alla superstizione, chi all’allarmismo e chi invece al negazionismo, chi, da ultimo, al complottismo.

Infatti oggi, come durante la pandemia della spagnola del 1918, prendendo in considerazione il caso dei negazionisti, la reazione è stata la stessa e si è assistito alla nascita e allo sviluppo dei cosiddetti ‘no mask’ che comprende tutti coloro i quali si oppongono all’obbligo delle mascherine.

Attualmente sono stati coordinati convegni in diverse città del mondo da parte di soggetti organizzati che sono scesi in piazza per protestare contro le restrizioni governative che miravano al contenimento della diffusione del virus.

In Italia abbiamo assistito ai raduni nelle piazze di Milano, Napoli  e Roma organizzati dal Movimento dei Gilet arancioni, fondato nel febbraio del 2019 da un ex generale dei Carabinieri in previsione delle elezioni regionali e salito alla ribalta proprio per i suoi proclami negazionisti sulla pandemia in corso; secondo il portavoce del movimento politico, le vittime del Covid – 19 sarebbero in realtà poche decine e le mascherine sono da boicottare in quanto simbolo di un “complotto internazionale liberticida’’.

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Durante la terribile influenza spagnola del secolo scorso a San Francisco venne addirittura istituita una lega contro le mascherine (la ‘Anti-Mask League of San Francisco’). Anche qui le ragioni andavano oltre a quelle sanitarie: si diede credito all’idea che l’importante produttore locale di maschere Levi Strauss fosse in realtà interessato al profitto che avrebbe potuto realizzare e quindi corrompesse il governo cittadino.

Dunque all’interno del movimento vi sono molteplici e diverse motivazioni che spingono i ‘no mask’ ad insorgere: alcuni sostengono che la pandemia sia una semplice influenza che viene ingigantita dalla stampa per fare del terrorismo mediatico e che quindi le mascherine siano inutili; altri che siano persino nocive poiché impedirebbero di espellere tossine e causerebbero intossicazioni da CO₂; ma più diffusa fra tutte è la convinzione che la mascherina sia una limitazione alle libertà personali voluta dai piani alti per negare il diritto d’espressione al popolo.

Per rispondere a questi ultimi basterebbe riportare la citazione dal libro ‘La Peste’ di Camus:  “Si credevano liberi, e nessuno sarà mai libero finché ci saranno dei flagelli”. Infatti la libertà a cui aspirano alcuni ‘no mask’ diventerebbe un diritto di mettere a rischio la salute di altri, che ceertamente non può dirsi consentito.

Tuttavia se questo fenomeno, del tutto irragionevole, è così incredibilmente esteso, una causa ci deve essere. Analizzando la situazione in cui eravamo e in cui tutt’ora siamo, deve aver influito in grande parte la confusione creata ed alimentata da parte della comunità scientifica a riguardo del virus, quando spesso e volentieri i virologi ed epidemiologi intervistati affermavano teorie opposte o dall’oggi al domani si contraddicevano. Il tutto perché da una parte in effetti ancora non si era in grado di comprendere origine, diffusione, e possibile cura del virus, dall’altra poiché taluni di loro forse poichè non adusi a tanta visibilità, hanno voluto cavalcare l’onda di popolarità. Ma nel momento in cui ci sono oggettivamente dei lati oscuri e non si possono avere risposte certe, bisognerebbe non rispondere del tutto, e neanche abbracciare il negazionismo quando non si è in grado di ricevere una spiegazione chiara.

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