• mercoledì , 8 Dicembre 2021

Io sono mia

I redattori del Salice hanno incontrato i ragazzi di Terza media parlando con loro di giornalismo e comunicazione in un interessante e proficuo scambio di opinioni. Hanno poi letto e corretto alcuni articoli scritti dagli allievi. Ecco i migliori.

di Ginevra Basso

Oggi parliamo di violenza, di violenza di genere ovvero di tutte quelle piccole e grandi forme di soprusi contro un genere in particolare: la donna.

Ma attenzione perchè questo non è un problema delle donne, ma bensì è un problema degli uomini verso l’altro genere, uomini che scaricano sulle donne tutta la loro aggressività, le loro frustrazioni, le loro meschinità più subdole perché, forse, pensano che esse siano “naturalmente” od “obbligatoriamente” la loro valvola di sfogo o subalterne o che semplicemente valgano di meno.

Mi sono chiesta, come penso tante altre donne, da dove arrivi questa fondamentale mancanza di rispetto nei confronti dell’altro, del diverso da sé; quale retaggio culturale c’è dietro, quale non-educazione alla relazione c’è alla base.

Intanto partiamo dalla definizione di violenza che secondo l’OMS è “l’uso intenzionale della forza fisica o del potere, o la minaccia di tale uso, rivolto contro se stessi, contro un’altra persona . . che produca o sia molto probabile che possa produrre lesioni fisiche, morte, danni psicologici, danni allo sviluppo, privazioni”. E ancora secondo le Nazioni Unite, la violenza di genere comprende “ogni atto legato alla differenza di sesso che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale, psicologico o una sofferenza della donna, compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o l’arbitraria privazione della libertà sia nella vita pubblica che nella vita privata”

La violenza di genere si fonda su una cultura maschilista, che vedeva la donna come subordinata all’uomo, come meno importante (ricordiamoci che in alcuni paesi la donna ha conquistato il diritto di voto solo dopo il 1930 e sino al 2017 alle donne dell’Arabia Saudita era vietato guidare) e poi c’è la convinzione o meglio lo stereotipo che violenza è solo l’atto di uccidere, l’atto aggressivo che riguarda solo quelli che vivono ai margini della società; e invece assistiamo quotidianamente a violenze denunciate da donne istruite e che vivono una vita di apparente “borghese” normalità.

Che responsabilità ha anche la donna in tutto questo? me lo chiedo anche io da donna e sono arrivata alla conclusione che l’unica responsabilità che può avere la donna  è quella di voler capire sempre i motivi, una tendenza naturale a giustificare l’uomo, e ancora, forse, è quella di non prestare attenzione al minimo segnale di mancanza di rispetto,  a una parolaccia, a una battuta sessista, a una molteplicità di sottintesi che la relegano ad un ruolo di minore importanza rispetto ad un uomo. 

Quindi anche le donne hanno un percorso da fare a mio avviso, ed è quello di rispettare se stesse prima di tutto, di non aver bisogno di un altro, di un uomo, per sentirsi importante, di non aver bisogno di sentirsi appartenente a qualcuno per sentirsi finalmente collocate nella società e in famiglia: IO SONO MIA, dovrebbe essere un mantra da imparare sin da piccole.

Consola comunque che non tutti gli uomini sono indifferenti alle violenze di genere e che anzi hanno compreso che è un problema generato da loro e che devono dare un segnale di cambiamento. A questa categoria appartengono i “Men in Red” di Savona, che hanno organizzato un flash mob al maschile contro la violenza sulle donne e hanno sfilato nelle vie della città  lo scorso 13 marzo indossando un paio di scarpe rosse e preparato un cartello con una frase o un nome inerente all’argomento. “Tenere alta l’attenzione sul tema è il motivo per cui scendiamo in piazza, l’indifferenza e la superficialità sono complici  delle violenze che ogni giorno riempiono le cronache dei giornali.

E poi ci sono  uomini che in televisione, con emozione e convinzione recitano queste parole: “State molto attenti a far piangere una donna perché Dio conta le sue lacrime! La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai piedi perché dovesse essere calpestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale, un po’ più in basso del braccio per essere protetta, dal lato del cuore per essere amata”.

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