• mercoledì , 8 Dicembre 2021

Da dove vengono i sogni?

Vi siete mai chiesti da dove vengano i sogni? Quale sia il loro significato, il loro fine? Persino il mondo classico si è posto questa domanda e ha costantemente cercato di trovare una risposta. Risposta che in quel preciso contesto non poteva che sfociare nell’ambito della religione e della divinazione. In epoca moderna invece fu Sigmund Freud il primo a rimettere l’accento sui sogni e sul loro significato : infatti nella sua opera “L’interpretazione dei sogni”  non diede solo il via alla psicanalisi, ma propose un‘interpretazione nuova e rivoluzionaria delle dimensione onirica. Freud sosteneva che i sogni non fossero altro che una proiezione dei nostri desideri inconsci , delle nostre aspirazioni più segrete e nascoste, ignote persino a noi stessi. In questo senso i sogni rappresenterebbero una sorta di specchio del nostro subconscio, un foro attraverso cui si intravedono, seppur sfocate, le  radici del nostro io. D’altro canto per Freud tutto ciò che ci ricordiamo di un sogno, dopo esserci svegliati, assume un valore simbolico legato a una pulsione a cui il sognatore tende più o meno consapevolmente. Ecco che solo attraverso i sogni l’uomo può realizzare e soddisfare quei desideri che mentre è cosciente ignora o addirittura reputa inaccettabili.  Infatti molti dei desideri che riempiono i nostri sogni sono spesso disapprovati e negati dalla nostra coscienza, che cerca di sopprimerli, di dimenticarli. Aspirazioni che vengono quindi nascoste nei sogni per eludere la censura del cosiddetto Super-Io. ( per Super-Io Freud intendeva l’insieme di valori, regole, divieti assorbiti durante l’infanzia e volti a limitare ambizioni e pulsioni ).  Quindi una censura che è costante perché non si ferma mai durante la veglia, ma può solo ridursi e affievolirsi durante il sonno.

“I sogni sono la via regia che porta alla conoscenza dell’ inconscio nella vita psichica”

Sigmund Freud

Infatti solamente durante i sogni la nostra mente è in grado di riportare alla luce quei ricordi che erano stati rimossi e relegati nei recessi della memoria. Ricordi apparentemente obliterati che vengono rimescolati, distorti, ricuciti e resi quasi irriconoscibili. Ricordi rimossi che si uniscono a quelli più recenti creando una storia sconnessa e priva di logica in cui la realtà si confonde con l’invenzione.  Nei sogni però, a differenza della realtà effettiva , non c’è spazio per quell’ l’etica o quella morale che di solito viene presidiata dal Super-io. Ecco perché nei sogni sembra quasi di essere totalmente liberi, sciolti da vincoli, di essere noi stessi nel senso più assoluto. Senza regole, norme costumi pregiudizi, influenze sociali e comportamentali. Liberi non solo di creare, immaginare scenari illimitati e assurdi, ma anche liberi di far emergere il nostro subconscio. Ma possiamo veramente parlare di libertà nei sogni? No, questo no. Sembrerebbe paradossale, ma è così: la nostra  mente crea il sogno, collega i ricordi consegnandoci una storia di cui tuttavia non siamo protagonisti, ma spettatori. Spettatori che vivono situazioni e scenari in prima persona, ma che sono privati del loro libero arbitrio e della loro capacità decisionale. Il sogno diviene quindi quasi uno spettacolo, un film di ricordi capovolti, rivissuti e rimescolati.

Al di là della psicanalisi numerose teorie relative ai sogni fanno rientrare l’attività onirica in un ambito puramente biologico e fisiologico. Analizzando questo tema dal suddetto punto di vista non si può non sottolineare l’importanza dei sogni nell’ambito della memoria a lungo termine : infatti secondo le ipotesi più gettonate i sogni sarebbero veri e propri segnali dell’avvenire di svariati processi mnemonici . Non a caso dormire rappresenta notoriamente una fase fondamentale nel procedimento di acquisizione di informazioni e dati: infatti durante il sonno la nostra mente rielabora le informazioni imparate nell’arco della giornata, rafforza le connessioni neuronali formatosi durante il giorno e elimina quelle non essenziali. Senza questi processi il nostro cervello sarebbe sovraccaricato di informazioni inutili e superflue, oltre che da connessioni neuronali non più necessarie. Inoltre, quando l’inconscio si occupa dei vari  processi mnemonici, emetterebbe, secondo alcune ipotesi, determinati impulsi nervosi che verrebbero poi captati dalla corteccia cerebrale . Quest’ultima cercando di decifrarli e comprenderli, creerebbe una storia coerente, e quindi un sogno. Sarebbe quindi il nostro io cosciente, interpretando il lavoro svolto dal subconscio, a dare vita vita ai  sogni. Sogni che non sarebbero nient’ altro che conseguenze di un processo primario ben più importante e significativo. In realtà  esistono molte altre teorie che cercano di delineare più chiaramente il mondo onirico, ma nonostante questo i sogni restano e rimangono un mistero: inafferrabili, come inafferrabile è la loro origine e la loro natura. Possiamo infatti parlare di ipotesi, di congetture, ma non di risposte definitive e certe. D’altronde proprio in questa oscurità risiede la loro essenza e il loro fascino. Cosa sarebbe difatti un sogno se avessimo tutte le risposte? Se fosse ordinato, razionale, prevedibile? Sarebbe un banale ricordo e nient’altro.

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