• martedì , 28 Settembre 2021

Il lucchetto sul web

di Lodovica Naddeo

Le storie di ragazzini che si suicidano per bullismo o altri eventi traumatici portano sempre un’ondata di amarezza. Ed è stato lo stesso ascoltando la vicenda di Matteo C. Ciò che probabilmente colpisce di più in questa storia è il fatto di essere suoi coetanei e il modo con cui se n’è andato: il ragazzo faceva parte infatti di un forum in cui non sono stati trovati messaggi che lo incitavano apertamente al suicidio, ma che invece appoggiavano qualsiasi scelta volesse intraprendere. Matteo ha condiviso tutto il processo per mettere fine alla sua vita nella chat e nessuno degli utenti connessi ha provato mai a fermarlo, a proporgli un’altra opzione. Se tutto ciò fosse successo nella vita reale ci si sarebbe aspettati che almeno una persona, venuta a conoscenza del piano del ragazzo, avesse cercato di salvarlo.

In questa situazione non è avvenuto nessun intervento dall’esterno, cosa che invece sarebbe stata più probabile nella vita reale, proprio a causa di Internet: oltre ad avere molti indiscussi pregi, tuttavia il Web permette alle persone di conoscere il mondo circostante solo dal punto di vista dell’utente, poiché le informazioni che vengono fornite rispecchiano solo le sue convinzioni. Tutto ciò ci porta dunque ad uno dei più grandi quesiti riguardo al mondo digitale, ossia se sia giusto o no censurare siti e contenuti in rete.

La questione etica è particolarmente delicata: Internet è nato come motore di ricerca con lo scopo di unire utenti in tutto il mondo rendendo le informazioni di ogni tipo accessibili a tutti; dunque, se si cambia questa caratteristica si perde proprio l’idea stessa di Internet. Ciò nonostante, una delle raccomandazioni principali fatte ai nuovi utenti è quella di stare attenti a con chi si interagisce nel Web perché si possono correre mille pericoli: alcune sezioni di Internet sono utilizzate da criminali informatici, organizzazioni che compiono atti di terrorismo e altri delitti. Per questo motivo c’è bisogno di un corpo di polizia virtuale che vigili sul Web attuando un processo di censura. In questo caso non bisogna solo pensare al singolo utente a cui vengono rubati dei dati personali, ma interi Stati la cui sicurezza è compromessa da cyber reati: tra la fine del 2010 e gennaio del 2011 durante il G20 summit a Parigi avvenne un cyber attacco che si infiltrò in alcuni documenti riservati.

La censura ha anche un altro effetto positivo, ossia di nascondere contenuti ed informazioni che possono nuocere al singolo utente o a un gruppo di essi: come in una società ci sono persone considerate soggetti fragili, discriminate riguardo la cultura, la razza e l’orientamento sessuale, così su Internet esistono gruppi che subiscono atti di cyber bullismo da parte dei cosiddetti “leoni da tastiera”. Questi ultimi sono il prodotto di una particolare sensazione di superiorità e forza dovuta alla mancanza di contatto fisico con la persona che perseguitano; la neoacquisita fiducia porta questi utenti ad essere particolarmente meschini con persone che non condividono le proprie opinioni e perciò c’è bisogno di una limitazione di questi accounts per permettere una serena esperienza digitale a tutti.

D’altro canto bisogna però ricordarsi che la censura è uno dei metodi più diffusi ed espliciti per limitare la libertà di parola dell’utente e spesso questa arma a doppio taglio viene usata per motivi politici ed economici: uno dei Paesi più misteriosi al mondo riguardo a ciò che capita davvero al suo interno, la Cina, monitora tutti i suoi cittadini su Internet riguardo alle idee che condividono ed appoggiano. Se un utente parla negativamente del Governo sul Web per far conoscere al resto del mondo ciò che vive tutti i giorni, subisce delle conseguenze, tra cui come prima cosa l’impossibilità di connettersi ad Internet.

La libertà del Web in questi contesti dittatoriali o difficili in cui vivere permette non solo di avere uno sguardo verso l’interno, ma per gli abitanti di questi luoghi offre anche una finestra verso l’esterno. Per questo motivo le ideologie sono opposte alla libertà di Internet: spesso i cittadini vengono tenuti all’oscuro riguardo a tutto ciò che succede nel resto del mondo per evitare che possano comprendere la verità ed abbandonare il Paese; il mondo digitale, dunque, rende vani tutti gli sforzi compiuti dal Governo per mantenere lo status quo. Con questo ragionamento, la libertà totale di Internet sembra la via migliore da percorrere, ma se consideriamo il fatto che il mondo digitale idealizzato è in realtà come quello reale, se non addirittura peggiore se viene a mancare una forte autorità e c’è una assenza di censura nel web, allora bisogna comprendere che c’è bisogno di controllo.

A questo proposito non si deve neppure cadere verso il rischio opposto, ossia una mancanza totale di libertà sul Web, dunque c’è la necessità che venga approvato a livello internazionale un protocollo da seguire nel processo di censura per permette a tutti gli utenti di avere gli stessi diritti digitali in qualunque parte del globo.

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