• martedì , 28 Settembre 2021

Gli effetti di Euro2020 sull’economia italiana

Le ottime prestazioni della nazionale hanno riportato l’Italia sul tetto d’Europa 53 anni dopo l’ultimo trionfo continentale del 1968. In mezzo ci sono state due finali perse: nel 2000 contro la Francia e nel 2012 contro la Spagna, entrambe campioni del mondo in carica. La vittoria ai rigori sull’Inghilterra ha scatenato l’entusiasmo in tutto il Paese, provato da oltre un anno di pandemia. Si pensa che all’euforia per il risultato calcistico possa far seguito un accresciuto interesse, da parte di tutto il mondo, per ciò che riguarda il nostro paese, con una conseguente crescita: infatti secondo alcune stime ci potrebbe essere un impatto positivo per l’intera economia, in un anno in cui il PIL italiano è già previsto in netto rialzo (l’ultima stima della Commissione europea è per un +5%).

In linea con l’analisi di Coldiretti, il successo all’europeo dovrebbe portare un aumento della fiducia e della spesa, in particolare per alimenti e bevande, alcol e tabacco, beni e servizi per la casa, trasporti, svago, cultura e ospitalità. È verosimile anche un aumento delle esportazioni, con le quali si forma un’importante parte del PIL nazionale, vicino al 10%, proprio come successe quando l’Italia vinse i mondiali in Germania nel 2006. Non va dimenticato anche l’impatto positivo sui flussi di turisti stranieri, con gli arrivi estivi già stimati in aumento rispetto all’anno scorso; anche gli italiani che vogliono muoversi all’interno della nostra Penisola dopo un anno di restrizioni potrebbero aumentare. Il turismo pesa sul PIL italiano per il 6%, che in termini economici vuol dire 100 miliardi di euro.

Anche il presidente della Figc, Gabriele Gravina, è di questo avviso: «Il calcio e la Nazionale concorrono a fare il nostro Paese più credibile, stimato, inclusivo e ricco: tutte le maggiori ricerche stimano l’impatto della grande vittoria di ieri nello 0,7% del PIL». E ancora: «Gli azzurri rappresentano un esempio positivo, un messaggio di bellezza che fa bene all’Italia, in termini di passione e fiducia per il futuro, ma anche economici: la vittoria, attraverso bel gioco e identità ben definita, è un incentivo a dare sempre il meglio di noi stessi in ogni settore».

Come spesso si è verificato nella storia, dopo un periodo buio, è fisiologica una ripresa: la soddisfazioni per il successo sportivo in campo internazionale porta una ventata di ottimismo generalizzato, che si traduce in una spinta a produrre, realizzare, impegnarsi di più anche nelle attività quotidiane più semplici, come nel proprio lavoro!

Molti esperti prevedono un effetto fiducia, almeno nel breve periodo. Una fiducia che andrà a beneficiare soprattutto il Made in Italy agroalimentare, sia per l’effetto delle riaperture, con gli stranieri che torneranno nel nostro Paese, sia per merito dei consumi all’estero: l’Italia ha vinto gli Europei, perchè non scegliere un ristorante italiano, per andare a cena?.

Le varie previsioni si basano sulla teoria che ogni grande vittoria sportiva genera un’effetto positivo che aumenta il prestigio internazionale di un Paese. Ad esempio, dopo Germania 2006 l’economia nazionale ha goduto di un aumento record del 4,1% del PIL, mentre il numero di disoccupati è diminuito del 10%. Nel 2007 si è anche verificato un incremento delle vendite del Made in Italy all’estero del 10%. Inoltre vi è stato un aumento di 2,36 milioni di stranieri (+3,5%) che sono venuti in Italia in vacanza nell’anno successivo alla vittoria del mondiale.

Però bisogna ricordare che nel 2006 la Germania era il nostro primo mercato dell’export e che buona parte della crescita del Made in Italy quell’anno è dovuta all’aumento dei consumi interni tedeschi. È presumibile un non consistente afflusso di persone e denari provenienti dall’Inghilterra, sconfitta dall’Italia, tenendo per giunta conto della Brexit.

President John F. Kennedy | President John F. Kennedy addres… | Flickr

Di solito, si pensa che un PIL molto alto debba automaticamente corrispondere a un paese ricco, e viceversa. Dunque, la salute di un’economia si misura in base alle ricchezze, escludendo molti fattori che contribuiscono al benessere dei cittadini, come la qualità dell’ambiente, la tutela della salute, la diffusione dell’istruzione. Sarebbe un errore ritenere che un PIL alto, e di conseguenza una ricchezza elevata, corrispondano senza ombra di dubbio a un alto livello di benessere. Come sosteneva Kennedy, «il PIL misura tutto tranne ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta, infatti non misura la salute delle nostre famiglie, la qualità della loro educazione o la gioia dei loro momenti di svago, bensì solo la quantità di ricchezze detenute dal Paese». Dovremmo quindi concentrarci non tanto sui numeri e sull’accumulo di ricchezza o di beni materiali, ma sull’«eccellenza personale e i valori della comunità», cioè sulle cose che hanno veramente importanza e che sono realmente sinonimi di salute e di benessere, la vera ricchezza. 

Frasi di Dalai Lama (193 frasi) | Citazioni e frasi celebri

Sia per irridere il PIL sia con intenti sociologici, esiste un parametro chiamato Felicità Interna Lorda (FIL). Questo è sostenuto anche dal Dalai Lama: «Come buddhista, sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di raggiungere la felicità. Per felicità però non intendo solamente il piacere effimero che deriva esclusivamente dai piaceri materiali. Penso ad una felicità duratura che si raggiunge con una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità».

Un esempio è dato dal Bhutan, piccolo stato montuoso dell’Asia. In base alla qualità dell’aria, alla salute dei cittadini, all’istruzione, alla ricchezza dei rapporti sociali, anche se questo paese è uno dei più poveri dell’Asia, con un PIL pro capite di 2088 dollari, è anche la nazione più felice del continente e l’ottava del mondo

È dunque per questo che ogni stato deve prendere in considerazione il proprio PIL, ma deve anche mirare al benessere dei cittadini, quindi valutare anche il proprio FIL.

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