• lunedì , 26 Ottobre 2020

Tirando le somme: La stagione granata

E’ destino che il Toro soffra sempre fino alla fine per raggiungere i propri obiettivi, che fino alla certezza matematica non si possa mai stare tranquilli, che tutto ciò che di buono è stato creato nel girone d’andata venga poi sciupato in quello di ritorno. I tifosi ormai lo sanno e sono preparati, ma alla fine quello che importa è che anche per quest’anno la salvezza sia stata raggiunta.

Del resto, tralasciando l’ultimo periodo di “letargo anticipato”, il campionato del Torino è stato tutt’altro che inguardabile.

La squadra di Ventura ha mostrato un carattere che non si vedeva da tempo, il gioco è sembrato più fluido e ragionato, i nuovi arrivati si sono inseriti bene nei meccanismi della squadra fin da subito e l’impressione è stata quella di un gruppo che, con le dovute eccezioni, è rimasto unito per tutta la stagione.

Certo alcuni problemi di base sono rimasti, primo tra tutti quello del gol; se da una parte la difesa (una delle migliori del campionato fino a marzo) si è rivelata la colonna portante della squadra, dall’altra gli attaccanti raramente sono riusciti a rendersi pericolosi sotto porta. Questo è dovuto certo al modulo di Ventura, il 4-4-2, per sua natura poco offensivo, ma anche alle caratteristiche dei giocatori, spesso reinventati in ruoli a loro poco congeniali.

Basti pensare a Rolando Bianchi: capitano, simbolo del Toro, idolo dei tifosi, capocannoniere della squadra con 11 reti ma tante, troppe panchine e prestazioni altalenanti alle spalle. Quasi certa è ormai la sua partenza da Torino e, anche se prevedibile già da tempo, resta un duro colpo per l’ambiente granata.

Certe situazioni vanno sicuramente gestite meglio e in previsione futura bisogna impedire che venga meno la struttura di base della squadra. E’ necessario avere le idee chiare e, intrapreso un progetto, portarlo avanti con convinzione. Giocatori come Cerci (vero trascinatore), Gazzi e Glik non devono essere ceduti, ma semmai bisogna preoccuparsi di rafforzare i reparti meno solidi con l’innesto di nuovi arrivi, se si vuole cercare in pochi anni di puntare verso più alti obiettivi.

Il nuovo ciclo cominciato l’anno scorso sembra essere indirizzato sulla buona strada e si può vedere l’importanza di avere in panchina un allenatore con l’esperienza e il carisma di Giampiero Ventura, che è stato capace di infondere la giusta mentalità alla squadra e che, a parere di molti, dovrebbe rimanere alla guida del Toro ancora a lungo.

Resta il fatto che il Toro di quest’anno, anche se forse troppo rinunciatario nei minuti finali (occorrerà lavorare maggiormente su questo), è apparso diverso sia per l’aspetto mentale che per quello tecnico. E quello che conta è la convinzione da parte dei giocatori di portare indosso una maglia con un colore e una storia prestigiosi alle spalle.

Alla fine infatti più che con i piedi, si vince con il cuore.

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