• lunedì , 26 Ottobre 2020

Tragedia a Le Mans

La 24 Ore di Le Mans è una gara automobilistica che si svolge ogni anno dal 1923 nel mese di giugno. E’ così chiamata in quanto la sua durata è di una giornata intera, durante la quale si alternano alla guida della stessa macchina tre persone, che hanno la possibilità di suddividersi i tempi di guida a loro piacimento. Per la presenza di importanti piloti e delle migliori case automobilistiche, è da sempre considerata una delle competizioni a quattro ruote più spettacolari e ricche di emozioni, date l’ampiezza e la complessità del percorso, lungo 13,6 chilometri.

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Tuttavia, a volte per distrazioni, a volte per mancanza di protezioni adeguate, a volte per veri e propri “incidenti di percorso”, negli anni si sono verificati alcuni episodi, divenuti tristemente famosi per la morte dell’autista. Ed è così che anche quest’anno, nel comune francese, è avvenuta la tragedia. A farne le spese è stato il trentaquattrenne danese Allan Simonsen, al volante della sua Aston Martin V8 Vantage, che perdendo il controllo della vettura è andato a sbattere contro il guard rail della pista. L’impatto è stato di una violenza impressionante, tanto che poche ore dopo Simonsen è spirato, lasciando la moglie e il figlio nato da solo un anno.

Era dal 1996 che non si verificavano incidenti mortali su questo circuito, quando il francese Sebastièn Enjoiras aveva subito, durante le prequalifiche, il capovolgimento della vettura ed il suo incendio, che lo avevavano condotto alla morte immediata. Questa volta, così come quella precedente, le cause non sono sicuramente da imputare alla scarsa esperienza del pilota: Simonsen, infatti, era alla sua settima partecipazione alla 24 Ore e conosceva bene il tracciato e i pericoli che esso racchiudeva. Aveva anche ottenuto due podi, uno nel 2007 e l’altro nel 2010, senza considerare le sue precedenti vittorie in altre competizioni automobilistiche, nella Formula Ford danese e nel campionato GT in Australia.

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Si può quindi dire che non fosse assolutamente un novellino, sia nel circuito francese, sia più in generale nel mondo dei motori. Sono state le condizioni metereologiche ad essere state sfavorevoli per il danese: la pioggia, infatti, ha contribuito a rendere l’asfalto molto più scivoloso e difficile da praticare, a tal punto da causare la perdita di aderenza degli pneumatici e lo slittamento della vettura. La gara è stata immediatamente interrotta, prima dall’arrivo in pista delle safety car, poi è stata bloccata per un’ora, per poi essere ripresa per volontà degli stessi familiari del pilota. L’atmosfera ha così assunto una connotazione amara, che ha preso il posto di quella di felice competitività e agonismo che aveva caratterizzato i momenti prima della partenza.

L’episodio per certi tratti ci può far riportare la mente a quasi due anni fa, quando, il 23 ottobre 2011, durante il Gran Premio della Malesia, il motociclista italiano Marco Simoncelli perdeva la vita in seguito ad una collisione con altre due moto, dovuta alla perdita del controllo della vettura. Differente è la nazionalità dei due piloti, così come differente è il numero delle ruote dei loro veicoli, ma c’è sicuramente una cosa che li accomuna: la passione per ciò facevano, l’amore per la loro disciplina, cioè per le corse, che li ha accompagnati per tutta la vita, fino all’ultimo istante, quando delle sfortunate ed imprevedibili circostanze ne hanno causato la fine. Entrambi sapevano molto bene di praticare due sport per nulla privi di pericoli, ma il loro entusiasmo era tale da offuscare ogni qual tipo di paura.

Quando si ama qualcosa, infatti, non si pensa ai rischi che si corrono, ma ci si dedica ad essa con tutta la propria anima e con tutte le proprie forze, fino a quando esse non vengono meno, perché è proprio grazie a quella passione che si è tenuti in vita: infatti coloro che non hanno interessi, che non hanno entusiasmo, sono come morti, perché non vivono per davvero.  Per questo motivo non c’è nulla di più sbagliato che ritenere sfortunati questi ragazzi: hanno chiuso gli occhi per l’ultima volta mentre si stavano dedicando a ciò che più gli piaceva, a uno dei loro motivi principali di vita.

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