• martedì , 24 Novembre 2020

Scoprirsi tramite l'exchange student program

A gennaio un amico mi disse che a luglio 2014 sarebbe partito per l’Australia per cinque mesi. Mi sono allora chiesto quali potessero essere le avventure nella quali ci si poteva imbattere, quali ostacoli si potessero incontrare e quali potessero essere i risultati di un’esperienza del genere. Sinceramente già dai giorni successivi il pensiero mi sfuggì e non ci pensai per molto tempo fino a quando, alla fine di aprile, decisi di andare al cinema con Edoardo, un amico del Galileo Ferraris. A fine serata mi disse anche lui che sarebbe partito per l’Australia, per vivere momenti indimenticabili. Allora mi sorsero molte domande ed iniziai ad interessarmi all’idea di compiere la loro stessa esperienza, così ai primi  di maggio maturai la convinzione di poter e voler fare un soggiorno all’estero  in cui potessi contare solo sulle mie risorse.

Nel mese di maggio preparai velocemente molti moduli e anche un fotobook che raccontasse, attraverso delle immagini, qualcosa di me. Inoltre partecipai ad alcuni incontri in cui spiegarono a me e ad altri ragazzi che volevano partire, ciò di cui avevamo bisogno e, più importante, quanto ci dovessimo aspettare, cioè nulla. Il segreto infatti per portare a termine l’esperienza con successo, ci dissero, è proprio il non porsi aspettative che poi col tempo si sarebbero potute rivelare deluse.

Dopo mesi di dura attesa e di insaziabile desiderio di novità e di ignoto, finalmente intorno al 20 agosto giunge il tanto aspettato momento: la partenza per l’Irlanda. Arrivato quasi in zona d’atterraggio mi accorgo che intorno a me non ci sono città o cittadine ma solo paesi. Dall’aeroporto di Kerry in auto giungo a Killarney, cittadina della contea di Kerry appunto, che sarebbe diventata la mia “patria” sino a Natale. Ed ecco l’incontro con la mia “famiglia”.

città

Suono il campanello e sento una voce rispondermi, la voce di Lauren, la mia host mother. Il suono mi piace: caloroso e accogliente. Entro in casa: da un lato c’è un’atmosfera di gioia di curiosità, ma dall’altro, probabilmente più a causa mia, anche di tensione e di timidezza. Faccio subito conoscenza di colui che sarà mia spalla per tutta l’esperienza, cioè Barry, il mio host father e poi di colui che, per le prime settimane, mi farà impazzire, ma che poi diventerà la fonte di gioia più grande, Luke, il mio host brother, un bambino di circa 18 mesi. Conosco infine due simpaticisime sorelle, Caoimhe e Saoirse. Dopo due parole mi fanno sistemare nella mia camera e io mi soffermo lì per una decina di minuti a pensare che questo è davvero l’inizio di un’esperienza unica, che mi lascerà il segno per la vita intera. Col sorriso sul volto e negli occhi ridiscendo e sin da subito riconosco tra noi una gran sintonia.

La settimana seguente è fondamentale perché, non essendoci  ancora scuola, ho tempo per integrarmi nella famiglia e per diventare, a tutti gli effetti, parte di essa. Visitiamo Killarney, il Parco Nazionale, i suoi laghi e anche, sebbene lontane, le Cliffs of Moher e poi, uno dei più bei ricordi, cuciniamo insieme piatti irlandesi e italiani. Posso subito capire quanto quest’esperienza mi stia aiutando a maturare, cambiare e a instaurare relazioni che il tempo non potrà cancellare.

lago

Sfortunatamente negli ultimi giorni di agosto incomincia la scuola e così ho meno tempo da trascorrere con la famiglia, ma d’altra parte ho la possibilità di conoscere nuovi ragazzi e ragazze. Così il primo giorno di scuola, il 29 di agosto, mi ritrovo al St. Brendan’s College dove ci accolgono nella study hall, una sorta di aula magna che può contenere tutti gli alunni della scuola. Là, una volta assegnateci le classi, ci mandano dal professore dell’ora in corso che spiega, a noi studenti internazionali, come funziona l’orario scolastico. Ciò che più mi stupisce è la brevità delle lezioni; infatti vi sono in un’unica giornata nove materie diverse cui vengono dedicati 35 o 40 minuti. Un’altra cosa che mi colpisce particolarmente è il fatto che la scuola inizia alle 9 e finisce alle 15:40. Dunque non si ha molto tempo per studiare anche perché, appena arrivati a casa si fa una pausa di una ventina di minuti e così alla fine si comincia a studiare solo alle 16:20. Per di più si fa cena circa alle 18, massimo alle 18:30 e di solito, dopo cena, non si hanno abbastanza forze e abbastanza volontà per rincominciare a studiare, anche perchè si vuole trascorrere del tempo con la famiglia: dunque bisogna cercare di essere il più concentrati possibile nel poco tempo disponibile.

scuola

Tutte queste sfide mi servono molto per migliorarmi, per accorciare i tempi di apprendimento, per cambiare i miei metodi, il mio approccio allo studio e a maturare una maggiore consapevolezza nei miei mezzi, nelle mie potenzialità e qualità. Col tempo questo non mi bssta più. Se inizialmente  mi ero posto degli obiettivi, delle sfide da raggiungere e superare, una volta raggiunti mi sono trovato davanti ad un bivio: ho infatti la possibilità di scegliere tra due strade, una più semplice che mi permette di coltivare maggiormente le amicizie sia in famiglia sia a scuola tralasciando lo studio, e l’altra più difficile non solo da percorrere ma anche da accettare, cioè aumentare l’impegno per mantenere almeno in parte il passo con il programma di studi in Italia. Spesso mi è difficile rimanere a casa a studiare quando i miei amici escono per passeggiare al Parco Nazionale parlando, ridendo e scherzando, ma so che ho dei doveri che devo portare a termine e che questa esperienza non è solo di divertimento, quasi  una vacanza, ma un soggiorno con lo scopo di insegnare a vivere contando solamente sulle mie capacità, senza il supporto della mia famiglia. Uno dei frutti di questi quattro mesi è proprio la capacità di scegliere con maggiore oggettività, chiarezza e maturità gli impegni quotidiani, che non dovessero rispondere solo ai miei desideri di oggi, ma anche alle aspettative future,  più importanti per la mia vita.

friends

Non può ovviamente mancare il supporto della mia famiglia italiana che si impegna molto a vedermi via Skype solo nei momenti in cui io abbia avuto più bisogno di consigli e di questioni da affrontare insieme. Ho capito con quest’avventura quanto i miei cari, le persone che mi hanno cresciuto per tutta l’infanzia siano importanti per me, quanto colmino la mia vita di sorrisi, di bei momenti condivisi insieme e di quanto la nostra famiglia nell’essere tale sia unica e diversa da tutte le altre possibili.

Questi quattro mesi in Irlanda hanno anche fortificato i miei rapporti con gli amici della classe che mi sono mancati e che avrei voluto lì, vicino a me, e i miei amici di gruppo dell’oratorio con cui avrei voluto condividere molte delle esperienze vissute. Mi ha fatto anche capire quanto per me la fede fosse importante.

E’ stata una vera sfida: ho avuto la piena libertà di scegliere se essere credente praticante oppure se essere semplicemente uno che pregava ogni tanto, coprendosi dietro al mantello dei dubbi, delle domande senza risposta. E giustificando così la sua poca fedeltà. Sinceramente è stata molto dura e spesso ho scelto la strada più semplice, la scorciatoia, ma arrivato quasi alla fine del soggiorno mi sono voltato indietro a guardare quali obiettivi fossi riuscito a raggiungere e quali risultati avessi ottenuto. Ebbene la fede è stata una nota dolente di questo viaggio, ma ho capito quanto fosse importate per me e quanto quei luoghi e quelle persone dell’oratorio, a Torino, la rendessero ai miei occhi piena di significato, di allegria e salda davanti ai dubbi quotidiani.

chiesa

In sostanza quest’esperienza è valsa davvero, ma davvero, la pena di essere vissuta perché mi ha mostrato  le mie potenzialità, i miei limiti, le paure, l’importanza che do alle persone e l’importanza che esse hanno per me. Una volta tornato non ho potuto non notare le differenze in me, nei rapporti con gli altri e la maturità sviluppata. L’avventura in Irlanda mi ha permesso di essere, come Mark Pollock, “unbreakable” di fronte agli ostacoli che la vita mi ha posto e che grazie ad essa ho superato.

Clicca qui per leggere la storia di Pollock

 

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