• martedì , 24 Novembre 2020

Tecnodistrazione

Nella vita quotidiana utilizziamo sempre più spesso nuove tecnologie, quali smartphone e tablet, per restare in contatto con il mondo esterno praticamente in ogni punto del globo.

Anche alla guida della propria auto questi strumenti sono ormai indispensabili: per orientarsi o per ascoltare musica durante i lunghi momenti di guida solitaria. Sfortunatamente sono proprio queste nuove tecnologie che hanno aumentato il numero di incidenti stradali negli ultimi anni.

L’ultimo sondaggio della AT&T, una compagnia telefonica statunitense con sede a San Antonio in Texas, condotto su automobilisti dai 16 ai  65 anni, dimostra che il 70% delle persone utilizza lo smartphone alla guida, il 40% accede a social network e il 28% naviga in internet.

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Ciò che causa il maggior numero di incidenti al volante sono gli sms che si ricevono e che si mandano mentre si è alla guida. E’ dimostrato che basta anche solo il bip di una notifica che segnala l’arrivo di un messaggio per distrarre il guidatore e impedirgli di prestare la necessaria attenzione al controllo della propria vettura.

Degli esperimenti dimostrano che, distraendosi al telefono per due secondi, si percorrono circa trenta metri di strada in cui l’auto può trasformarsi in un proiettile privo di guida potenzialmente letale per chiunque sia nelle sue vicinanze.

D’altronde le cifre parlano chiaro: ogni anno in Italia si verificano circa 28 mila incidenti a causa della distrazione dovuta a cellulari e tablet. E se ogni anno muoiono circa 3400 persone in incidenti stradali di vario tipo, circa 6-700 decessi sono a causa delle nuove tecnologie.

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Per diminuire queste tragiche cifre servirebbe una revisione radicale del codice della strada che, è il caso di dirlo, è invecchiato davanti alle nuove scoperte tecnologiche.

“Serve più repressione” dice Giuseppa Mastrojeni, presidente dell’Associazione dei familiari e vittime della strada, che ha chiesto in Parlamento una modifica del codice della strada per introdurvi la “tecnodistrazione” come da lei definito l’uso di cellulari alla guida.

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Nel testo del codice della strada si parla di eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti contando anche l’omissione di soccorso come aggravante, ma non si fa parola dell’uso di telefoni alla guida e del pericolo che essi rappresentano per chi guida e per chi è a terra.

“Perchè il paese legale non si stacchi da quello reale” continua la Mastrojeni “bisogna tenere conto della casistica. Le trasgressioni vanno riclassificate in base alle nuove situazioni di potenziale pericolo dei giorni nostri, quindi oltre che sorpassare in curva e passare con il rosso, anche guidare con il telefonino in mano.”

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I sondaggi indicano che i guidatori più distratti, e di conseguenza più pericolosi, sono nel nord Italia con una percentuale del 40%. Nel centro Italia la percentuale si riduce al 29,3%, mentre nelle regioni meridionali cala ulteriormente al 28,5%.

Al giorno d’oggi una volta imparato, guidare diventa un’attività ripetitiva che si svolge come un algoritmo: si accende il motore, si innesta la frizione e si preme l’accelleratore. Il guaio è che, in questo modo, l’autista si convinca che non serva troppa attenzione al volante, distraendosi di conseguenza.

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