• domenica , 29 Novembre 2020

Il sole cadde sulla terra

6 agosto, 8.16 del mattino, una nube oscura, vento gelido e poi caldo ustionante.

14.000 le persone che hanno perso la vita lo stesso giorno, più di 180.000 uccise in seguito dalle radiazioni.

Persone, non uomini, non soldati, ma civili, bambini, anziani, malati, l’ordigno nucleare colpisce senza scrupoli, senza colpa, senza pietà.

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La crudeltà umana raggiunge il suo apice, il male riesce ad annientare la sua mente come secondo la citazione ‘‘L’uomo ha inventato la bomba atomica, ma nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi.’’

 Il Giappone commemora la catastrofe. 6 agosto. 8.15 del mattino. 70 anni dopo.

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A partecipare sono rappresentanti di un centinaio di nazioni, tra cui anche quello statunitense.

Il premier Shinzo Abe afferma: “Presenteremo una nuova risoluzione all’assemblea dell’Onu del prossimo autunno per l’eliminazione delle armi nucleari.”

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Con lui il sindaco non ricorda la possibilità per il Giappone di esercitare di nuovo  l’autodifesa collettiva, ma il pacifismo che il paese non ha mai abbandonato.

Il paese tenta di sensibilizzare l’intero clima mondiale alla strage causata dalla fissione nucleare quella mattina di settanta anni prima.

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E’ un bonsai tenuto al Penjing Museum di Washington a scaturire ulteriore speranza negli occhi dei cittadini. La pianta, con 390 anni, raddoppiando le sue aspettative di vita, è riuscita con pochi sopravvissuti a superare la malvagità della razza umana.

Questo pino bianco infatti si trovava a meno di due miglia dall’epicentro del fungo, come raccontarono in seguito i nipoti del donatore del museo, ma grazie al muro che le fece da scudo rimase intatta.

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L’attenzione dei partecipanti inoltre si posa sui volantini appesi agli alberi del parco nipponico, messaggi di sopravvissuti, disegni di bambini o fotografie che incitano al disarmo nucleare. Per sette anni dopo la guerra vigeva difatti il divieto di memoria e l’autocensura era imposta dall’occupazione militare americana, con la conquista del diritto a ricordare, oggi più che mai, si vuole educare la nuova generazione agli errori passati, non solo tra le cattedre giapponesi, ma di tutto il mondo.

A tale scopo grazie ad un referendum pubblico con il 90% di approvazioni nasce nel Peace Memorial Park il Peace Memorial Museum, accompagnato dal Memoriale della Pace che lo fiancheggia insieme al Cenotafio, luogo all’interno del quale sono raccolte le testimonianze e gli oggetti rimasti appartenenti al momento dell’esplosione.

Paragonando attraverso due modellini le condizioni della città prima e dopo, l’immagine che apre la prima sala sarebbe sufficiente a comprendere gli effetti causati, ma le stanze successive approfondiscono la questione con descrizioni tragiche e toccanti in grado di trafiggere il cuore di qualsiasi visitatore.

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