• lunedì , 23 Novembre 2020

Il mio professore

Quante volte l’insegnante riprende l’allievo distratto, e quante volte l’allievo reputa l’insegnante noioso, monotono, scontato. Prima o poi, dunque, nelle vite di ciascun allievo nasce, in ambito scolastico, il problema legato all’ interesse e  al desiderio di conoscenza. Al giorno d’oggi, in una società che ha perso quel valore di autorità scolastica e quel senso di potere esercitato dal professore stesso, l’insegnante deve conquistare l’interesse dell’allievo, la fiducia dell’alunno, attraverso l’utilizzo di uno strumento complesso e tortuoso: la parola.

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La ricetta per la creazione del desiderio di conoscenza nell’allievo si compone quindi di due ingredienti fondamentali, concentrati nella figura di colui al quale spetta il compito di interessare, coinvolgere ed ammaliare l’alunno con il sapere: l’amore provato verso la materia insegnata, al quale deve essere aggiunta la capacità di trasmissione, non solo di informazioni, ma anche del piacere derivato dal sapere, dal conoscere con la conseguente possibilità di essere libero.

Libero perché la conoscenza offre consapevolezza e la consapevolezza dona una libertà di scelta esercitata criticamente. Tale capacità di trasmissione si basa su tre principali pilastri: l’umiltà, requisito che deve essere proprio di tutti gli insegnanti, la curiosità, per trasmettere il desiderio di sapere e dunque curiosità l’insegnante stesso deve infatti essere curioso in quanto quest’ultimo può trasmettere solamente ciò che gli appartiene. Se quindi è curioso, sarà poi capace di trasmettere il suo desiderio di conoscenza agli allievi. Ultimo ma non ultimo pilastro: la semplicità. Diceva infatti Einstein in relazione alla propria teoria sulla relatività: “Anche la più complessa delle cose può e deve essere spiegata in maniera semplice”.

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È importante infatti che l’insegnante sia chiaro, che utilizzi parole semplici finalizzate alla spiegazione di concetti anche molto complessi. L’insegnante deve dunque avere un atteggiamento aperto, disponibile, appassionato verso tutto e tutti, deve avere quell’ atteggiamento filosofico che portò alla nascita della filosofia, della ricerca del perché di tutto. La mia personale esperienza può fungere da esempio ai concetti sopra presentati.

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“Il professor X era fantastico: faceva il suo ingresso in aula sorridendo ai volti degli allievi che al suo arrivo sgranavano gli occhi, aprivano le orecchie, spalancavano la mente al desiderio di imparare, di sapere, per il piacere di una maggiore conoscenza. Sì, quel professore era riuscito a trasmettere un nuovo senso di libertà, quella raggiunta attraverso il sapere. Si interagiva in un dibattito vivace, sempre stimolante, sempre nuovo. Io lo ricordo così, il mio professore“.

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