• venerdì , 23 Ottobre 2020

Giornalismo è fiducia

Mario Calabresi, per anni direttore de La Stampa e nostro ospite a Valsalice, ha ora iniziato un nuovo capitolo della sua vita prendendo il timone di uno dei giornali più letti e importanti d’Italia: la Repubblica.
L’argomento centrale del suo piano editoriale è il futuro del giornale.

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Inizia il suo discorso di insediamento affermando che spesso i giornalisti guardano con occhio critico il mondo esterno ma sono incapaci di analizzare con precisione quello in cui vivono e lavorano. Bisogna infatti considerare i dati che non riguardano solo La Repubblica ma tutto il mondo editoriale italiano e occidentale. Negli ultimi dieci anni è infatti cambiato drasticamente il mondo giornalistico: le copie cartacee si sono dimezzate e così come i ricavi.

Quella che ha perso di più in diffusione e pubblicità è la carta. Al contempo bisogna considerare anche dati positivi: in sei anni sono raddoppiati i lettori digitali e sono più che raddoppiati i ricavi dall’on-line.

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Ci troviamo in un quadro in cui il cambio tecnologico è fondamentale. Ma la perdita del cartaceo non è dovuta solo alle tecnologie. Siamo all’interno di una crisi di fiducia da parte dei lettori. Qui è la chiave del discorso: la fiducia.

Vi è uno studio annuale condotto da una società americana, la Edelman, che conduce più di 3000 interviste in 28 paesi, in cui si dimostra che il 63% delle persone dicono di fidarsi di quello che trovano su Google News e il 53% dice invece di fidarsi delle testate tradizionali online. Questo va interpretato come un campanello d’allarme,poiché vi è chiaramente una diffidenza verso i giornalisti.

Un’altro studio condotto questa volta da un’azienda italiana, Valigia Blu, dice che il 78% delle persone si fida più di quello che dicono amici e parenti. Il prodotto è sempre lo stesso ma il fatto che ci sia l’intermediazione di una persona di cui ci si fida cambia il sentimento.

Tutto ciò è sicuramente un problema ma non è un dato irreversibile.

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Calabresi parla a questo punto di un dovere che ha il giornale per il futuro: quello di ricostruire la fiducia.
Per fare ciò vi sono molti modi,primo tra tutti essere trasparenti. Bisogna cioè essere credibili, dichiarare per esempio sempre le fonti da cui si attingono le notizie. Non bisogna essere arroganti e se si vuole essere credibili bisogna avere la capacità di correggersi in maniera serena e pubblicamente.

Un altro punto importante è quello del linguaggio che deve risultare chiaro e che non parli solo ad un gruppo ristretto di “iniziati”.  Siamo d’altronde in un periodo di grande trasformazione del linguaggio: bisognerebbe aprire un lavoro serio per trovare dei codici di scrittura che interpretino e rispondano ai cambiamenti che ci sono nella società e che diano anche un’uniformità al mezzo comunicativo.

La sfida per ricostruire fiducia è la sfida della competenza. Oggi il migliore scoop nel giornalismo è lo scoop dell’interpretazione, cioè far comprendere le cose.
Le notizie sono una somma di puntini: tutti hanno i puntini, ovvero le mille cose che succedono. La capacità del giornalismo è unire i puntini restituendo un’immagine al lettore. Spiegare la complessità.

Così Calabresi definisce il ruolo di un grande giornale: mettere insieme i fatti, dare spiegazioni, dare contesti. Perché il valore del giornalismo è esserci e testimoniare.

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