• sabato , 31 Ottobre 2020

Il rifiuto dell'altro

La globalizzazione, che ha reso il mondo più piccolo, avrebbe potuto portare con sé una maggiore tolleranza. Se nei ssecoli scorsi esisteva ancora la schiavitù, oggi abbiamo esempi di grande cultura o civiltà in tutte le varianti raziali dell’unica specie umana. E tuttavia esistono ancora episodi di intolleranza che producono momenti di tensione fortissima e di rifiuto. Questi sentimenti sono globalmente diffusi.

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Qualche giorno fa, in un paese del centro Italia, una coppia di nigeriani è stata apostrofata da abitanti del luogo con il termine di “scimmia”. La reazione dell’uomo è stata dura, naturalmente. È già abbastanza difficile trovarsi in un paese straniero dopo un viaggio drammatico nella speranza di trovare accoglienza ed invece sentirsi apostrofare in maniera cosi umiliante. Ma la risposta ha suscitato una reazione fuori misura e l’uomo è stato ucciso.

A Dallas un afroamericano, ex militare in Afghanistan, ha preso di mira i poliziotti che seguivano le manifestazioni nate dalle eccessive violenze delle forze dell’ordine americane nei confronti dei neri. Non è stato sufficiente un presidente nero per  cancellare i sentimenti di diversità e superiorità che inevitabilmente portano al razzismo. Quella che si presenta come la patria di tutti, la culla della tolleranza e della libertà, in realtà continua a covare segregazione, ghetti e violenza.

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La stessa uscita della Gran Bretagna dall’UE è stata dettata dal rifiuto per il diverso. E non è un caso che siano proprio le periferie di immigrati che non hanno voluto altri immigrati. I già residenti si sentono parte di quel mondo evoluto e ricco che è il miraggio di tutti i migranti. Temono che i nuovi arrivi rubino loro quel minimo di agio economico già ottenuto ed alimentino sentimenti razzisti nella popolazione accogliente. Quali siano le possibili soluzioni di questa ondata mondiale di razzismo manifesto, è difficile dirlo. L’allontanamento dai sentimenti genericamente religiosi della nostra società potrebbe essere alla base di questo fenomeno di tolleranza zero. Manca infatti la generosità della condivisione. Prevale l’egoismo del possesso. Speriamo che la forza nuova del messaggio di papa Francesco sappia aprire gli occhi per una nuova società.

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