• mercoledì , 21 Ottobre 2020

La storia si ripete

Nuovo scontro tra Russia e America. Tecnologicamente avanzato ma che di avanzato non ha null’altro. É infatti questa l’ennesima contesa aperta anni fa poi conclusa ed ora riaperta. Dopo l’amicizia che animava le figure di Reagan e Gorbačëv, inizia con Obama e Putin un nuovo periodo di incomprensioni.

Si tratta questa volta di hackeraggio. Il romeno Guccifer 2.0 si dichiara colpevole di aver fornito dati compromettenti del partito democratico a Wikileaks, interferendo così con le elezioni americane. Elezioni che vedono protagonisti da un lato Hillary Clinton, candidata del DEM, e dall’altro Donald Trump, voce repubblicana. Una voce che in questi giorni si è levata dalla Florida e ha raggiunto i confini del mondo. Scalpore infatti è la reazione che Trump ha suscitato durante il convegno pronunciando queste parole: “Russia, se stai ascoltando, spero che riuscirai a trovare le 30.000 mail di Hillary che sono sparite”. E i media hanno colto al volo l’occasione. Descritto da molti come un incoraggiamento unico nella storia dove il candidato alla presidenza pare invitare apertamente i russi allo spionaggio, Trump decide di difendersi sostenendo che il suo era semplice sarcasmo. Certo è che la frase è politicamente infelice.

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Anzi il dubbio che si voglia rovesciare la medaglia sorge. Si parla di 19.250 email e 8.000 documenti allegati del Democratic National Committee, comitato che guida il partito democratico, rubati. Furto che a parere di molti è stato organizzato dal governo russo e che è costato la carriera alla direttrice Debbie Wasserman Schultz. Eppure prove concrete che sia stato il governo, e dunque un tentativo di Putin, a intromettersi negli affari interni americani non esistono. Anzi il tentativo di difesa della Clinton è riuscito. Sostenuta da Obama, Trump viene indicato come un sostenitore di Putin e viceversa. Si distoglie così l’attenzione dalle molte mail che certamente risultano uno scomodo motivo di preoccupazione per l’ex first lady. E la Clinton continua a dipingere, sulla base di alcune teorie che condurrebbero a una fonte cirillica e nonostante l’ammissione stessa dell’hacker romeno, una Russia scorretta. Eppure l’ipotesi che ci sia Putin dietro a tutto questo è piuttosto dubbia. Infatti, secondo l’esperto di sicurezza informatica Jeffrey Carr, la tattica utilizzata era già stata scoperta in passato dagli americani. Sarebbe stato quindi stupido utilizzare la medesima tecnica rischiando così di essere individuati. Inoltre secondo alcune fonti vicine alla NSA, gli hacker potrebbero addirittura trovarsi negli Stati Uniti. L’unica scorretta parrebbe quindi essere la Clinton. Così dice Jason Miller, uno dei portavoce di Trump: “Ovunque c’è la Clinton c’è un problema.” E non ha tutti i torti. Infatti già in passato la donna, allora segretaria di Stato, aveva utilizzato al posto di un server statale, un server personale. Quando l’FBI, scoperto il fatto, le aveva chiesto le mail, pare che 30.000 di queste siano state fatte scomparire. Non solo ma non si sa neppure con certezza se queste fossero state hackerate oppure no. Nel frattempo, mentre la Russia, seguita da Trump, smentisce con forza le accuse, i cittadini sono più consapevoli della politica condotta dal partito democratico contro Sanders.

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Non solo ma Assange sostiene, possedendo dati privati, che questa non sia l’unica falla del DEM, ma che anzi vi siano altre questioni. Dunque, certamente l’hackeraggio è da ritenere un crimine, eppure resta il fatto che se tutto ciò non fosse avvenuto allora queste azioni scorrette sarebbero rimaste all’oscuro e impunite. Quindi cosa bisognrebbe fare? Vietare la pubblicazione di certi documenti o fornire consapevolezza? Perché alla fine di questo si tratta, pubblicare alla luce del sole tutto, anche quei fatti che non dovrebbero accadere, che risultano scomodi ai governi perché rivelano la verità.

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Per quanto riguarda le tattiche utilizzate dagli hacker si può notarne la complessità. Si parla di utilizzo di malware e pattern. A questi si aggiunge la tecnica di spear phishing: email che arrivano e che all’apparenza sono inviate da conoscenti. Invitano poi a cliccare su un sito che contiene, in realtà, un virus. In questo modo ci si appropria del sistema del computer. Tutto sembra essere cominciato da Alexandra Chalupa, consulente del Comitato. La donna avrebbe infatti ricevuto una mail da Yahoo in cui venivano esposti alcuni possibili rischi. Poco dopo il rischio è diventato realtà. Telefoni e computer dei membri del Comitato e persino dati di alcuni finanziatori erano stati violati. Un collegamento potrebbe esserci con i due gruppi di hacker Cozy Bear e Fancy Bear. Sicuro è che la fonte di Wikileaks ha origini romene e ha nome Guccifer 2.0.

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La diatriba Russia-USA quindi non dà tregua. Ma non ci sono cambiamenti, non si trovano differenze dalla guerra fredda a oggi. Del resto guerre e problemi ci sono sempre stati, ogni governo ha avuto i propri affari da nascondere, ogni società ha dovuto, a seconda dell’epoca, superare ostacoli, e alla fine noi rimaniamo umani che camminano a testa in giù su una delle tante palle dell’universo, super concentrati su quello che avviene nella nostra.

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