• giovedì , 22 Ottobre 2020

No, we can’t

di Dario Zamani

L’America continua a far parlare di sè. Le due convention più importanti dell’anno si sono svolte in queste settimane. A Cleveland si è svolta la convention del partito Repubblicano che può venir facilmente definita come “The Trump Show”. Ma ancor più degna di nota è stata la convention del partito Democratico a Philadelfia.

Controversie su controversie. Ogni qual volta che si sente il nome di Hilary Clinton sembra quasi impossibile che  non ci siano stranezze e irregolarità di mezzo. Ancora una volta l’ex segretario di Stato si è trovata al centro di aspri commenti su possibili irregolarità all’interno delle primarie del partito democratico svolte da febbraio a giugno di quest’anno tra Hilary Clinton e Bernie Sanders. Nei giorni precendenti alla convention del partito Democratico, Debbie Wasserman Schultz  si è dimessa dal suo incarico di presidente del DNC (Comitato Nazionale Democratico).

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Questa mossa conferma le voci di frodi e scorrettezze all’interno delle primarie. Sono state trovate grazie a WikiLeaks più di 20.000 e-mail fra i membri del comitato del partito democratico in cui venivano esposte tutte le metodologie per favorire Hilary Clinton e  tutti i modi di bloccare la “rivoluzione” politica “Sanderiana”. Una vera e propria congiura interna è quella che ha dovuto sopportare il Senatore del Vermont, che ha avuto il suo stesso partito contro di sè. Ma non è tutto. Sappiamo tutti quanto gli exit-polls siano spesso poco veritieri, ma anche in questo caso ci sono delle stranezze. Questi sondaggi sono stati svolti negli stessi giorni, con gli stessi intervistatori , e nelle stesse città interessate dalle primarie sia dei democratici che dei repubblicani. Interessate notare come quelle del partito Repubblicano siano molto vicine ai risultati finali, al contrario, quelle del partito Democratico risultano drammaticamente incompatibili.

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In molti degli Stati chiave delle primarie come la California, New York, Arizona ci sono stati più di 500.000 tesserati del partito Democratico che “casualmente” si sono ritrovati fuori dal partito e quindi impossibilitati a votare. Cambi di firme in documenti del partito, voti “fantasma”, e tecniche di conteggio dei voti alquanto sospette sono solo alcune di altre irregolarità. Per tutti questi motivi i sostenitori di Berinie Sanders, che si sono sentiti traditi,  hanno sfogato la loro rabbia fuori dalla Convention a Philadelfia. Nonostante tutto Sanders ha deciso di dare il proprio appoggio alla Clinton durante un suo toccante discorso alla Convention. Sanders sa benissimo che tutto il suo partito e il suo rivale hanno fatto di tutto per ostacolarlo, ma sa anche benisssimo che senza il suo appoggio e quello dei suoi elettori le chance di vittoria per l’ex segretario di stato si assottigliano drasticamente. L’unica scelta per poter sconfiggere Trump a Novembre è quella di un partito Democratico unito contro un solo nemico.

Proprio per questa ragione Sanders è andato contro i suoi stessi principi e ha deciso di appoggiare la Clinton. Tutto questo ci deve far pensare: da una parte un uomo che mette per prima cosa il bene del proprio Paese e del mondo davanti a se stesso, e dall’altra una donna che non guarda in faccia niente e nessuono pur di arrivare al suo scopo. Hilary Clinton è pericolosa tanto quanto Donald Trump.

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Anche Donald Trump ha fatto parlare di sé in questi giorni. La famiglia irachena Khan durante la convention democratica ha tenuto un discorso molto emozionante riguardo alla perdita del loro unico figlio durante la guerra in iraq. Trump ha risposto duramente e con maleducazione mettendo sullo stesso piano i musulmani radicali con la famiglia  Khan, che ha sacrificato il loro unico figlio in guerra. Tutto ciò ha provocato non solo sdegno tra gli elettori, ma anche nello stesso partito Repubblicano. Il senatore Mccain (candidato alle presidenziali nel 2008) ha espresso la sua vicinanza alla famiglia Khan e il suo disprezzo verso i commenti di Trump. In questo caso abbiamo un candidato presidente che non mostra una minimo di empatia verso il proprio paese:  questo è  quello che lo rende pericoloso.

 

 

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