• mercoledì , 25 Novembre 2020

Malaria in Venezuela

di Alessandro Locci

E’ notizia di questi giorni la ricomparsa della malaria in Venezuela. Questa malattia, provocata dal batterio Plasmodium malariae, è stata una delle più gravi della storia dell’umanità. Venne circoscritta solamente nella seconda metà del ventesimo secolo, grazie alle recenti scoperte mediche in campo antibiotico.

Uno fra i primi paesi a sconfiggere la malaria fu proprio il Venezuela, per merito del duro lavoro di Arnoldo Gabaldon e dell’italiano Ettore Mazzarri. Grazie al potente insetticida DDT è stata sterminata la zanzara anofele,  il pericoloso insetto veicolo del parassita. Negli  anni seguenti il malanno fu sconfitto in tutti i paesi più industrializzati del mondo, permanendo, però, in quelli più poveri e sottosviluppati.

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Il Venezuela oggi è un paese in grave difficoltà economica e sociale a causa della dittatura militare retta prima da Chavez e poi dal suo delfino Maduro. La loro politica si è sempre disinteressata della salute delle persone e dell’ambiente in cui queste vivono, preoccupandosi esclusivamente di mantenere il potere.

La crisi economica e ambientale, dovuta all’eccessivo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie (in particolare l’oro), non fa che aggravare la situazione di disagio sociale. Come se non bastasse questa situazione di grave disagio, nell’ultimo decennio si è riaffacciata la malaria.

anopheles-gambiae_il-principale-vettore-della-malaria-in-africa

Il veicolo della diffusione della grave malattia è  la zanzara portatrice del parassita. Il deteriorarsi delle condizioni climatiche, infatti, ha reso l’ambiente più umido e paludoso, adatto perfettamente al proliferare del mortifero insetto.

le-aree-a-rischio-malarico-nel-mondo

Il numero dei soggetti infettati sta aumentando in maniera esponenziale  a causa del gran  numero di minatori che lavorano in miniere situate in ambienti paludosi. Secondo i medici la situazione è grave e da non sottovalutare. Infatti il numero dei soggetti infetti rischia di aumentare di 20 mila unità ogni settimana, assumendo quindi le dimensioni di un’epidemia. L’estrema povertà obbliga queste persone a lavorare anche in condizioni servili sotto la prepotente supervisione di bande armate locali. Inoltre la disponibilità di cure antibiotiche contro il batterio è   scarsa, rendendo così la malattia  una piaga a livello nazionale.

 

 

 

 

 

 

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