• lunedì , 23 Novembre 2020

Sora umanità e frate mondo

di Margherita Penna e Tiziana Turea

9 e 30. 700, tra studenti ed insegnanti, prendono posto nella sala congressi del Santo Volto. In platea, anche il Salice è presente. Nella mattinata si avvicenderanno nella parola alcune autorità: Don Maurizio Patricello, Don Andrea Bisacchi, Concetta Titti Palazzetti e Farhad Bitani. Qui riportate dai nostri inviati, vi sono le loro testimonianze. Filo conduttore degli interventi è la seconda enciclica da papa Francesco che porta il nome “Laudato sì”.

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Da medico laico a focoso parroco, Don Maurizio Patricello si presenta alla platea con il suo spiccato accento napoletano. La sua comunità è quella di Caivano, paesino fra Caserta e Napoli, nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Questa striscia di terra è tristemente famosa per il suo altissimo grado di inquinamento ambientale. Don Maurizio si infuoca. Non ne può più di sapere e non fare nulla. Ed è stata una notte, quando l’aria era cosi fetida da togliere il respiro, che ha deciso di rompere questo silenzio. Un semplice post su Facebook, e le risposte sono arrivate come un fiume in piena. Così ha iniziato la sua lotta contro una non-vita impossibile. Le parole del Don sono forti ed incisive: “Siamo gemelli siamesi: se muore l’ambiente, moriamo anche noi”.

L’attenzione allora cade ovviamente lì, sui giovani. Perché, sante parole, sono i giovani che dovranno vivere questa terra. E’ molto chiaro su questo punto: dobbiamo svegliarci. Don Maurizio è stufo infatti di bare bianche e bimbi orfani; i giovani devono portare il loro contributo in questa battaglia contro la negligenza ecologica. La nota positiva del suo discorso è stata l’approvazione, datata 22 maggio, di una legge in grado di colpire questi farabutti della “monnezza”. Peccato però che la macchia della corruzione sia arrivata a sporcare anche questo foglio bianco. Infatti, l’aggiunta della parola “abusivamente” ha vanificato quasi completamente gli sforzi di una comunità come quello di Don Maurizio. Quando si dice che la parola sia la migliore arma, non si conosceva ancora il potere della spazzatura.

Non da meno sono state le risposte dei ragazzi intervistati, che hanno dimostrato di aver recepito il messaggio (almeno alcuni). A Mattia colpisce sentire l’inusuale testimonianza di chi davvero sta vivendo questa situazione in prima persona, ed ora si sente più che mai partecipe di questo impegno civile. Per lui, e non solo, l’informazione è la chiave risolutiva per siffatti avvenimenti. Giulia invece rimane basita sapendo quante persone siano morte nella Terra dei Fuochi: sapeva già qualcosa di quanto sta accadendo. Aggiunge di sentirsi impotente di fronte al problema ambiente, pur volendo contribuire.

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Altra voce preziosa è stata quella di Don Andrea Bisacchi, ordinato presso il SERMIG, l’Arsenale della Pace in Borgo Dora. Questo giovane ecclesiastico pone l’accento sul Creato più in generale. “Non possiamo parlare del creato se prima non ci prendiamo cura della nostra vita”. E così racconta di queste iniziative locali per aiutare coloro che “passano dei momenti di fragilità”. Non li chiama poveri, non sarebbe corretto. Per primo parla di Agritorino, un modo per trasformare in colture pezzi verdi di Torino. Così da insegnare un lavoro e contemporaneamente fornire sbocchi commerciali. L’entusiasmo del giovane Don Andrea inonda la sala quando parla dell’importanza anche di mettere in contatto generazioni lontane attraverso la restituzione di una delle tradizioni autoctone.

L’Arsenale della Pace, d’altro canto, si propone di accogliere, nell’Eremo dei Camaldolesi, le famiglie dei bambini affetti di leucemia. Anche qui, il ruolo dell’ambiente è centrale, perché coltivare la terra è anche un modo per ritrovare quell’armonia persa a causa della malattia. L’Eremo avrebbe perciò, tre anime: spiritualità, accoglienza e agricoltura.

Luca, intervistato, risponde che è importante recuperare tradizioni che stanno andando via via scomparendo. Alba arriva in aiuto del timido compagno e aggiunge che ridare vita a questi terreni può far capire quali siano i punti salienti a cui affidarsi. Alla domanda, invece, se sia apprezzato e apprezzabile il volontariato fra i giovani, Alba, per esperienza personale, risponde che fa crescere “chi lo fa e chi lo riceve”.

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La parola passa quindi al sindaco di Casale Monferrato, Concetta Titti Palazzetti. L’accento è posto sull’importanza del gioco di squadra tra istituzioni e cittadini. Sulla responsabilità delle parti. Il comune piemontese, tristemente noto per l’azienda “Eternit” e l’annessa tragedia, si è riscattato grazie all’impegno civile. E alla disinteressata devozione delle istituzioni. Negli anni ’80 è l’allora sindaco Riccardo Coppo a bandire, con un’ordinanza, la produzione o l’utilizzo di amianto. Non lo distoglie dalla sua volontà di agire per il bene della comunità nemmeno il malcontento generale. Più recentemente, il comune ha portato a processo una multinazionale.

L’esito del 2014, che aveva sconvolto l’opinione pubblica, non ha rassegnato gli animi. Non si accettano compromessi. Non quando si ha la possibilità e la libertà di agire nel bene. Il 27 ottobre il processo riprenderà. Intanto l’Italia, grazie a questo straordinario esempio di tenacia e coraggio, prevede un reato ambientale. I giovani torinesi sono colpiti dalla forza di aggregazione dei cittadini e istituzioni di Casale Monferrato. Dalla sua perseveranza, Dalla sua volontà di andare in fondo ai problemi, soprattutto se in ballo vi sono vite umane.

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L’ultimo intervento allarga gli orizzonti. A parlare, è lo scrittore afghano Farad Bitani. La riflessione è portata sull’uomo, anch’esso parte del creato. Sull’importanza del conoscere e immedesimarsi nel diverso per proteggere e preservare anche il prodotto più alto di Dio, l’umanità. Nel mondo occidentale, Islam è sinonimo di fondamentalismo. In un paese che può essere l’Afghanistan, la cultura occidentale è rappresentata da aerei che bombardano. Ciò che è differente è convenientemente qualcosa che non ci riguarda o tutt’al più qualcosa che ci minaccia. E’ da riscoprire invece invece il valore della conoscenza. Il suo potere. Perché sapere che nessun fondamentalista segue davvero un dio, sapere che il fondamentalismo non è solo attentati, ma anche strumentalizzazione dell’istruzione, sapere che gli estremismi non sono riflesso di un dogma fissato, ma di una libera interpretazione, è un’importante arma di coesione.

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Il cuore degli uomini è uno e ti riconosci inevitabilmente nell’altro quando solo entri in contatto.  I ragazzi in sala, ormai affaticati, riconoscono all’ultimo oratore la sua sincerità. Giulia ci dice: “Finalmente uno che ci dice le cose come stanno. L’incontro con il diverso è frutto di un cammino difficile, che richiede il suo tempo. Il primo impatto, frutto del nostro bagaglio culturale, è ciò che principalmente influisce”.

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