• mercoledì , 21 Ottobre 2020

Grenfell Tower

di Camilla Piccini

Nella notte tra il 13 e il 14 giugno nei pressi di Notting Hill a Londra, si consumava una vera e propria tragedia. Sono bastati soltanto sei minuti per fare della Grenfell Tower, grattacielo costruito negli anni ’70, un vero e proprio rogo. Secondo gli ultimi aggiornamenti sembra che a provocare l’incendio sia stato un frigorifero e che ad accelerare la propagazione delle fiamme siano stati i condotti dell’aria condizionata. Una volta dato l’allarme, nel giro di pochi minuti, tutte le forze disponibili si sono riunite con un unico obiettivo: cercare di mettere in salvo dalle fiamme più persone possibili.

Erano presenti 20 ambulanze e 200 vigili del fuoco, capitanati da Danny Cotton, che dopo aver lavorato tutta la notte ha ordinato di interrompere le operazioni di soccorso per non mettere a rischio la vita dei suoi uomini data la precarietà statica dell’edificio. Cotton ha dichiarato in un’ intervista che, nonostante i decenni di esperienza alle spalle,  non aveva mai assistito ad un o scenario simile. Afferma inoltre che una vota estratti tutti i corpi dal grattacielo ci vorranno mesi per riuscire ad identificarli; Cotton ha affermato che, data la gravità della situazione, non è possibile  stimare il numero delle vittime.  

All’interno dell’edificio c’erano anche Gloria Trevisan e Marco Gottardi, due giovani architetti italiani ventisettenni che da qualche mese si erano trasferiti nella capitale britannica per motivi di lavoro. I giovani fidanzatini vivevano al ventisettesimo piano e i soccorritori non sono riusciti a raggiungerli. Durante la tragedia, presa coscienza della morte imminente, hanno chiamato i rispettivi genitori per ringraziarli e per salutarli un’ultima volta. Il padre di Gloria con la voce rotta dal pianto per la tragica perdita della figlia, davanti alle telecamere ha esternato il suo rammarico affermando che se l’Italia offrisse più possibilità ai giovani, sua figlia e il suo fidanzato Marco che lui definisce “ due teste”, non se ne sarebbero mai andati.

Ma Marco e Gloria non erano gli unici due giovani all’ interno del grattacielo. Ines Alves, studentessa sedicenne, abitava al decimo piano insieme alla sua famiglia. Fortunatamente sono riusciti a salvarsi e  Ines il giorno successivo, seppur sconvolta, ha dovuto sostenere un esame di scienze. In un’ intervista ha dichiarato che nonostante lei e la sua famiglia avessero perso tutto, era suo compito sostenere quell’esame in quanto a suo dire le scienza è l’unica cosa che può salvare il mondo. La determinazione e la tenacia di questa ragazza hanno lasciato tutto il mondo senza parole.

Nelle ultime ore si cerca di capire se questa orribile tragedia potesse essere evitata. Impossibile dirlo con certezza: probabilmente anche il fatto che sia accaduto tutto di notte ha fatto sì che la maggior parte dei condomini fossero tutti già nelle loro case e che le fiamme e il fumo abbiano trasformato il luogo che loro ritenevano un rifugio sicuro in una trappola mortale. Nel web sono stati pubblicati centinaia di video, foto dell’accaduto e molti di noi sono rimasti scioccati nel vedere che anche i passanti abbiano rischiato la loro vita per cercare di aiutare dei perfetti sconosciuti, guadagnandosi a pieno diritto la nomea di “ eroi”.  

E’ il caso di un uomo che vedendo una donna intenta a gettare giù il figlio dalla finestra per cercare di salvarlo dalle fiamme, è riuscito a prenderlo al volo salvandogli così la vita. Quotidianamente veniamo bombardati di notizie sui giornali, in televisione e su internet, dove ci viene dipinto un quadro univoco dell’essere umano: un essere crudele, aggressivo e in grado solamente di compiere atti osceni. Ma sono situazioni come queste che devono ispirare e stimolare le persone a compiere del bene, dare il proprio contributo per un unico e grande obiettivo comune.

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