• venerdì , 30 Ottobre 2020

Apprendere online libera-mente

di Stefano Barbero

La storia antica inizia con un’incisione: nasce la scrittura. Adesso dopo aver imparato a leggere si può leggere per imparare. Umberto Eco diceva che si vivono molte vite leggendo: si conosce Adamo come Platone come Leopardi, si sconfigge la limitata memoria umana che non può immagazzinare tutte le parole, che volano.

La scrittura ha permesso una comunicazione a distanza spaziale e temporale, anche se spesso costosa e complicata. La padronanza di lettura e scrittura è ritenuta tanto fondamentale da rappresentare il discrimine tra alfabetismo e analfabetismo; infatti l’educazione passa proprio attraverso i libri. Occorre trovarli, acquistarli, studiarli, confrontarsi con un magister, che sappia colmare le lacune di comprensione.

Un’ulteriore evoluzione è rappresentata dall’invenzione di Internet. Con una velocità  esponenzialmente maggiore, e costi legati solamente alla macchina si ampliano ulteriormente le possibilità di apprendimento. Con un computer tra le mani e una connessione alla rete si ha accesso a molte più risorse in un minore tempo, potenzialmente si può diventare grandi conoscitori di qualsiasi argomento, partendo da zero. Questo può accadere grazie alla collaborazione della comunità: la filosofia Ubuntu (“Se concluderemo qualcosa al mondo sarà grazie al lavoro e alla realizzazione degli altri”) esprime alla perfezione il concetto. L’efficacia di strumenti come Wikipedia paragonati alle enciclopedie cartacee  deriva dall’utilizzo dell’ “Open Content”. I contenuti del sito sono inseriti, corretti e gestiti gratuitamente da chiunque abbia tempo e capacità, e privi di diritti d’autore e licenza. Uno scrittore guadagna principalmente grazie ai diritti d’autore e difficilmente intende dividere il profitto con altri che partecipino all’opera.

Nel mondo dell’informatica invece sono presenti progetti “Open Source” che rendono l’utente protagonista dell’evoluzione stessa del progetto. I sistemi operativi basati su GNU/Linux  ne sono un esempio. I programmatori che hanno creato la prima forma del sistema operativo hanno concesso una licenza libera, quindi permettono di usare gratuitamente il loro software e di ampliare la comunità di utenti che, dopo aver imparato ad utilizzarlo, implementano funzioni, correggono bachi, e diventano insegnanti via web per i novizi. È evidente che la crescita della comunità Open Source annienterà chi come Microsoft ha quasi ottenuto il monopolio delle vendite con strategie al limite della correttezza, perché questi hanno cercato di riprodurre la situazione presente con i libri.

Come uno scrittore preferiva essere l’unico a controllare il lavoro per essere anche l’unico a guadagnarci loro limitano le possibilità di interazione dell’utente con il sistema, ne vietano la riproduzione, costringono a pagare e a scegliere Windows per usare specifici programmi, che offrono in esclusiva. Alcuni teorizzatori del “Free Software” come Richard Stallman ritengono che questi stratagemmi siano un vincolo alla libertà di utilizzo della tecnologia, che concepiscono solamente se controllata al 100% dall’utente e slegata dalle “surveillance companies”, che secondo loro spierebbero e sfrutterebbero le persone. In questo estremismo è però contenuto un grande rispetto nei confronti della persona, e della sua indipendenza nell’apprendimento, che è alla base della loro filosofia. L’informatica libera è un settore autarchico in questo senso: viene sostenuto da chi beneficia dei servizi, dunque quante più persone ne beneficiano tante più lo sostengono. Gli utenti che imparano da Internet restituiscono attivamente se capaci, o passivamente diventando parte della comunità, all’evoluzione dello stesso.

Grazie a Internet i limiti materiali del libro sono stati superati, con la collaborazione della collettività si possono superare i limiti che l’uomo poneva sul libro vedendolo come suo, e che ora resta impigliato nella rete.

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