• martedì , 20 Ottobre 2020

La psiche, il meccanismo più complesso

di Giorgia Scarabosio

Se la vita dell’uomo è considerata un labirinto intricato, allora la mente ne costituisce una copia moltiplicata all’infinito. Non ci sarà mai abbastanza tempo per riuscire a comprendere cosa si nasconde per intero nella scatola pensate degli uomini, con il suo arcano subconscio e l’instabile coscienza. Un’azione, un ricordo, un’emozione possono causare meccanismi celati all’immaginazione, scatenando reazioni incomprensibili all’apparenza comune.

La verità è che nonostante si ricerchino sicurezze con risposte scientifiche, nel tentativo di porre previsioni, l’intelletto è ciò che resterà di più imponderabile. Se una condizione nella norma di quest’ultimo può accettare una definizione tale, coloro che invece soffrono di patologie mentali potrebbero quasi essere considerati come l’eccellenza della cripticità alla visione esterna. Ciò che in realtà si cela dietro questi disturbi è una vasta struttura di procedimenti psichici maturata con il tempo che ha portato ad una visione distorta della concretezza. La reazione più comunemente adottata da coloro che si limitano ad osservare (giustamente non da parte del campo medico) è l’incomprensione, non sempre volontaria.

In una società del benessere, dove tutto è concesso e posseduto secondo le regole del consumismo, il malessere è qualcosa di inaccettabile soprattutto per le persone che hanno dovuto affrontare situazioni ben più atroci, dove la lotta era per la sopravvivenza e mai si avrebbe avuto il tempo di porsi problemi del genere. Ma non serve soffermarsi su paragoni così generali: emblematico il noto caso del “dottor” Jean-Claud Romand, criminale francese che nel 1993, dopo aver acquistato una carabina, uccise genitori, moglie e figli, cercando in seguito di togliere la vita anche a se stesso; ma il fatto più sconcertante è che la causa di questi omicidi è dovuta all’altra falsa seconda vita dell’uomo. Interpretando la parte del marito e lavoratore modello, per circa diciotto anni egli infatti ha in realtà nascosto la sua disoccupazione ad amici e parenti. Una esistenza passata in parcheggi all’interno della sua autovettura mentre si spacciava in famiglia come medico di fama ricercatore all’OMS. E quando le bigie sono diventate insopportabili, la strage dei suoi famigliari e il tentativo di suicidio.

Le reazioni generali da parte degli amici più stretti e parenti è stata pura incredulità e sicuramente incomprensione di fronte ad un atto così crudele e violento attuato da un individuo che da sempre era stato considerato mite. Secondo gli psichiatri si sarebbe trattato di una forma di disturbo narcisistico della personalità; ma ciò che in realtà si nasconde è una profonda paura del fallimento, un forte attaccamento alla propria immagine, forse dovuti ad un’infanzia regolata dai genitori in maniera errata; un aspetto radicato nelle viscere più profonde, un cancro di pensieri che piano e inconsciamente ha divorato Romand. Ma come consuetudine, ci si sofferma sui fatti, senza scusanti, all’apparenza; un uomo che avrebbe potuto sin da subito dire la verità, ha invece costretto la sua esistenza ad un incubo senza fine per sé e infine per altri.

Patetico, insensato, malato; un uomo che dalla vita ha ricevuto tutto, senza mai dover patire la fame o la violenza della guerra, ha buttato via la sua con la stessa facilità con cui si schioccano le dita. È ciò che più di inaccettabile possa essere capitato, ma che forse sia bastato qualcosa da parte dei suoi genitori, una singola parola, un semplice cenno di disappunto, per far scaturire in quel bambino la scintilla che ha fatto esplodere dentro di lui l’ordigno della paura di fallire, la minaccia della vergogna davanti ai suoi cari, nonostante una vita proiettata nell’agiatezza. Forse proprio questa la causa, il benessere diffuso nella società, la pressione dettata dall’immagine di un individuo, l’ansia dei dettagli, dove tutto è un diritto di tutti, dove il materiale sovrasta l’intellegibile e l’uomo, ormai abituato a questa condizione, ha più tempo per scavare dentro i meandri dell’intelletto, ponendosi problematiche più complesse in un mondo che lo diventa sempre di più.

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