• mercoledì , 28 Ottobre 2020

Un dibattito senza fine

Minneapolis, 25 maggio 2020: George Floyd muore soffocato da un poliziotto che lo aveva arrestato per aver esibito documenti falsi in un negozio alimentari. Nonostante le ripetute richieste di Floyd e di alcuni testimoni di lasciarlo respirare, il poliziotto Derek Chauvin non ha esitato a premere ancora il ginocchio sul collo del ragazzo portandolo dopo 7 minuti alla morte. Secondo alcune indagini quest’uomo era già sotto inchiesta e per questo è stato licenziato dal sindaco di Minneapolis, Jacob Frey che sostiene “Essere un nero in America non dovrebbe essere una sentenza di morte”.

Quest’avvenimento ha fatto il giro del web e in poco tempo ha suscitato un notevole interesse per un acceso dibattito che prende le mosse dallo slogan “I CAN’T BREATH”, il quale ha portato numerosi cittadini americani a scendere in strada per manifestare. Una continua lotta contro un corpo istituzionale che dovrebbe provvedere al mantenimento dell’ordine pubblico, al controllo della criminalità e altri fattori ma che da ormai troppo tempo diventa fautore di criminalità. Si tratta di abuso di potere che negli ultimi anni si è manifestato in stupri, violenze non motivate, molestie e aggressività che come in questo caso hanno portato alla morte. Un sistema che non funziona ma che continua ad agire senza controllo. Come si vede dal video, davanti ad una situazione del genere nessun testimone è intervenuto concretamente. Avvicinarsi ai poliziotti avrebbe provocato un altro scontro fisico e quindi sarebbe stato fallimentare. A chi rivolgersi? A chi si occupa di difendere i cittadini, la polizia. Ma come? Davanti ad una scena di violenza da parte della polizia non ci si può rivolgere alla polizia stessa. Si risulta quindi impotenti. Si tratta di una totale supremazia di uomini che con una semplice divisa e un distintivo salgono al potere controllando la città.

Si tratta di un problema che riguarda ormai tutto il mondo, in cui le violenze da parte dal corpo di polizia sono all’ordine del giorno ma comunque il problema non viene affrontato con la dovuta serietà.

Un Paese guidato da un uomo ritenuto da otto afroamericani su dieci razzista non può far altro che essere indottrinato da una coscienza malata. Alcuni però conservano uno spirito critico che li porta a non accettare più determinate situazioni. A quanto pare il razzismo non finirà mai. Nel 2020 l’ignoranza ha la meglio e la storia è solo uno sfondo che nessuno vede. 

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