• martedì , 20 Ottobre 2020

Mens zanardiana


Qualche settimana fa, il 19 giugno, Alex Zanardi, il campione paraolimpico di handbike ha subito un incidente a Pienza, in provincia di Siena, durante una manifestazione benefica denominata “Obiettivo tricolore”, fortemente voluta dallo stesso Zanardi ed alcuni suoi amici al fine di promuovere lo sport tra i giovani disabili. Purtroppo, Alex si è schiantato con la sua handbike contro un camion che proveniva dalla direzione opposta perché la strada non era chiusa in quanto era considerata una “pedalata tra amici a scopo amatoriale e non competitiva”: così è stata derubricata l’iniziativa dall’organizzatore e amico di Zanardi, situazione sostenuta anche dalla polizia stradale.

La storia di questo uomo, letta e riletta sui giornali in questi giorni, fa riflettere molto, in quanto l’atleta e uomo Zanardi, già campione CART nel 1997 e 1998, nel 2001 è andato incontro ad un amaro destino durante il campionato Cart che si disputava quell’anno: gli sono state amputate ambedue le gambe dopo un terribile incidente a Lausitzring. In quell’occasione subì addirittura sette arresti cardiaci in sala operatoria e ricevette l’estrema unzione. Alex, in quell’occasione era riuscito a sopravvivere con meno di un litro di sangue in corpo, ma la sua estrema forza di volontà, l’amore della moglie Daniela e dei suoi cari l’avevano nuovamente reso attore di una seconda vita. Si è laureato campione italiano superturismo nel 2005, nel paraciclismo ha conquistato quattro medaglie d’oro ai Giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016, e otto titoli ai campionati mondiali su strada.

Negli ultimi anni si è sempre attivato per promuovere lo sport di qualsiasi tipo per atleti disabili, in quanto secondo il suo pensiero lo sport dovrebbe aiutare a superare i tanti momenti di sconforto che molti ragazzi potrebbero vivere a causa della loro disabilità, più o meno evidente.

Questo uomo è l’esempio della resilienza, un termine molto attuale e molto usato in tutti i settori, dal mondo dell’economia, della finanza, ma anche della sostenibilità ambientale e della cooperazione sociale. In ambito psicologico, la resilienza può essere definita come la capacità dell’individuo di adattarsi in maniera positiva ad una condizione negativa e traumatica. Secondo altri esperti, la resilienza è una capacità appartenente alla natura umana ma che non sempre viene attivata e, anche quando si attiva, non sempre porta a risultati positivi. In realtà, la resilienza dovrebbe rappresentare la forza di volontà nel rimettersi in piedi dopo una caduta, la capacità di resistere alle avversità, il desiderio di ricominciare quando sembra tutto perduto.

Oggigiorno, il popolo italiano così come tutto il mondo dovrebbe avere la capacità di ripartire dopo il “lock down” causato dal covid-19; molti giovani che hanno dimostrato di essere resilienti ad un cambiamento del loro stile di vita, alle loro abitudini scolastiche e agli usuali incontri tra amici, devono tornare ad essere loro stessi e a riprendere la loro vita proprio da dove era rimasta “sospesa”. Certamente la guerra è un’altra cosa, ma la guerra del covid è più  subdola, perché penetra nelle menti delle persone, causando loro un senso di incertezza e di instabilità. Per questo motivo occorre essere resilienti e far sì che le menti riprendano a pensare con ottimismo, abnegazione e senso civico. Riprendere in mano la propria vita fa parte della razionalità dell’essere umano: per guarire dalle ferite del corpo occorrono medici capaci, per guarire dalle lesioni dell’anima, occorre credere, sperare e aiutarsi reciprocamente.

Persino Papa Francesco ha scritto una lettera a Zanardi perché è un esempio di ripartenza per tutti ed è un uomo che ha saputo trasformare la disabilità capitata in un momento felice della vita in una grande lezione di umanità e profondo coraggio, caratteristiche e doti molto care al pontificato di Bergoglio. Anche quando il destino non è generoso, l’uomo dovrebbe riuscire a raccogliere i pezzi della propria vita, ripartire, ricominciare per disegnare un nuovo futuro, diverso, ma pur sempre importante e degno di essere vissuto.

In realtà fanno anche riflettere le parole della moglie di Zanardi, proferite subito dopo l’incidente, quando i medici hanno indotto il coma farmacologico al fine di far riposare il cervello a seguito del grave trauma facciale subito, e con l’intento di farlo poi risvegliare per comprendere la vera entità del danno neurologico. La moglie Daniela, purtroppo, ha commentato che l’accanimento terapeutico sul marito non deve “essere a tutti i costi”, forse facendo riferimento ad un eventuale pensiero del marito sulla qualità della vita e sulla dignità di viverla. In questi giorni di profonda angoscia, è normale che il pensiero vada anche ad un altro grande campione, Michael Schumacher, che ha corso una vita a 300 all’ora per poi fermarsi contro un sasso che spuntava dalla neve sulle piste di sci di Meribel il 29 dicembre 2013. All’inizio era sembrato un incidente quasi banale sugli sci, che invece, si è trasformato in un calvario per lui e per la famiglia che da allora ha tutelato non solo l’immagine del campione, ma intorno a lui ha creato un muro invalicabile di riservatezza e di profonda inquietudine sulle reali capacità di recupero del campione di Formula Uno. Da allora, le notizie si sono centellinate sulla vita di Schumacher e nessuna immagine di lui è mai stata divulgata dopo quel tragico giorno.

Zanardi come Schumacher? E come tanti altri sconosciuti a cui il destino si è rivoltato contro? Si può vivere immobili, magari usando solo gli occhi e senza la possibilità di parlare e di comunicare? La religione cattolica affermerebbe che è vita, finché c’è vita, ma è veramente difficile argomentare questa affermazione, perché la vita deve essere anche dignitosa, senza dover dipendere da respiratori, cannule per il nutrimento e computer labiali per la comunicazione.

E’ sempre di attualità la discussione sul cosiddetto “testamento biologico”: il dj Fabo, ridotto ad uno stato quasi vegetale dopo un terribile incidente in auto, cieco e tetraplegico, ha lottato legalmente per avere il suicidio assistito qui in Italia, ma poi è stato accompagnato a morire in Svizzera il 27 febbraio 2017 a soli 40 anni. DJ Fabo è morto coscientemente, ma deluso dopo aver fatto appello al Presidente Mattarella e al rinvio per la terza volta della legge sul testamento biologico in Italia. In realtà ancora oggi c’è un vuoto legislativo per l’inserimento del “testamento biologico”; c’è stata un’indagine in capo a Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni che ha rischiato dodici anni di carcere per aver aiuto DJ Fabo ad andare a morire in Svizzera. Una storica sentenza della Corte Costituzionale del settembre 2019 doveva stabilire che non fosse reato, come prevede l’articolo 580 del codice penale, aiutare ad andarsene una persona malata che non ritiene più sopportabile e dignitoso vivere. La  Corte Costituzionale ha precisato che sarebbe risultata ingiusta e irragionevole la punizione per chi aiuta a morire e quindi non è sempre punibile chi aiuta a morire ed è per questa ragione che Cappato è stato scagionato.

Si può trasmettere molto anche con uno sguardo o con un’ espressione e molti ne gioverebbero dal momento che anche se si diventa un vegetale a seguito di un incidente, come  nel caso di Schumacher, il ricordo della persona rimane vivo nella mente. La speranza del continuare a vivere dovrebbe accompagnare tutti, anche se in alcune situazioni il peso di questa scelta può essere insormontabile. L’unica cosa certa è che a distanza di quasi due settimane e due importanti operazioni al cervello, il super atleta Zanardi continua ad avere gravi danni neurologici e a rimanere in coma farmacologico.

Il suo destino ineluttabile è segnato, ma la sofferenza della famiglia rimane e molto spesso ci si chiede perché alcune tragedie possano succedere. A volte lo spirito di sopravvivenza dell’uomo prevale su tutto e speriamo che sia così, non solo per Zanardi, ma anche per tante persone meno famose e anche meno “resilienti” e che hanno ugualmente il diritto di vivere, sempre e ad ogni costo.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Potrai visualizzare la lista dei cookies attivi e revocare il consenso collegandoti alla pagina http://ilsalice.liceovalsalice.it/cookie-policy/. Per maggiori informazioni leggi la nostra Cookie Policy.

Chiudi