• sabato , 24 Ottobre 2020

Ciao bella!

di Maria Saffirio

Il fenomeno comunemente noto come ‘catcalling’ o ‘street harassment’ racchiude tutte quelle molestie verbali subite da un individuo per strada: l’esempio più frequente è il banale ‘ciao bella’, oppure i fischi, i suoni di clacson, insomma le espressioni o i gesti sessisti, discriminatori e offensivi di qualsiasi genere.

L’etimologia del neologismo fonda le radici già nella metà del diciassettesimo secolo: infatti indicava una sorta di fischio acuto o strumento cigolante utilizzato per esprimere disapprovazione in un teatro, che ricordava il verso di un gatto arrabbiato.

Close up of senior man driving his car. One hand on steering wheel and other on horn. Picture taken from back seat.

Conserva tuttora questa sfumatura poiché il nome ‘catcall’ può voler significare sia un fischio o un grido di biasimo emesso da una folla o da un pubblico durante un’esibizione ad esempio, sia il tipo di importunità citata inizialmente.

Nonostante fin dall’origine del nome composto vi sia una denotazione negativa, poiché indicava qualcosa di fastidioso, molte volte il fenomeno del catcalling viene sminuito superficialmente: infatti c’è chi sostiene che sia un’espressione di apprezzamento, e debba essere semplicemente inteso come un modo di complimentarsi. D’altra parte però c’è chi affronta l’argomento più seriamente, dal momento che spesso le vittime non si sentono affatto lusingate. Soltanto negli ultimi decenni si è creata una maggiore consapevolezza del problema che si incentra sulle ripercussioni che hanno queste molestie, grazie all’incremento dell’attenzione ai temi riguardanti l’inclusività, la parità e lo sradicamento degli stereotipi di genere grazie a un forte attivismo di associazioni.

One man, young guy in cafe, he is on coffee break and whistling.

Inoltre la questione riguarda entrambe i generi sessuali, seppure quello maschile in maniera molto più ridotta, e secondo degli studi americani  una delle forme di catcalls più ricorrenti era data da insulti omofobici o transfobici, dato che ci fa anche capire come il problema riguardi più in generale l’oppressione di tutto ciò che si allontana dallo standard maschile patriarcale.

Considerando esclusivamente la popolazione femminile, i dati non mentono: Il gruppo statunitense anti-molestie ‘’Hollaback!’’ in collaborazione con la Cornell University nel 2014 ha condotto uno studio su scala internazionale incentrato sull’età della prima esperienza di catcalling, sui cambiamenti comportamentali delle vittime conseguenti alle molestie e sull’impatto emotivo di questo fenomeno. L’indagine, che ha coinvolto 22 Paesi, ha mostrato che in media l’84% delle donne intervistate (che sono state complessivamente 16.607) ha subìto molestie da strada prima dei 17 anni.

L’indagine riferisce come le emozioni maggiormente suscitate nelle donne siano sentimenti di umiliazione e bassa autostima o rabbia, e tendenzialmente, nel caso dell’Italia in particolare, una considerevole percentuale di donne ha scelto di cambiare il percorso verso la propria destinazione dopo aver subito episodi di catcalling. Per far fronte a questo tipo di esigenza è stata persino creata un’app chiamata ‘Wher’ che segnala le strade più sicure da percorrere per le femmine nelle città della penisola. Il punto sta nel fatto che al posto di criticare le reazioni emotive di una donna o di fornirle un mezzo perché lei cambi il tragitto per tornare a casa ad esempio, si dovrebbe affrontare questo fenomeno sociale facendo capire a quelle donne e uomini che sottovalutano il problema che anche un fischio per strada è a tutti gli effetti una molestia.

Bisognerebbe dunque chiedersi non più se, ma quando questo tipo di molestie verbali verrà considerato un reato e quindi sottoposto a sanzione.

Il processo è stato già finalizzato in Francia ad esempio, dove nel 2018 è stato approvato il disegno di legge per cui, tra le altre cose, è stata fissata una multa fino a 750 euro per i perpetratori di molestie ‘di strada’.

Nel frattempo, sperando che l’illuminazione francese rischiari anche il Parlamento oltralpe, la luce in fondo al tunnel è solamente raggiungibile attraverso un’educazione comunitaria riguardo alla parità effettiva di genere, in cui purtroppo l’Italia è ancora indietro.

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