• mercoledì , 8 Dicembre 2021

Tennis, il futuro è qui

Un po’ come in tutti gli sport, anche nel tennis gli atleti italiani hanno dato il meglio in questo incredibile 2021: nella Clay season abbiamo visto il miglior Sonego arrivare in semifinale a Roma e uno straordinario Musetti esprimere il suo miglior tennis, tanto da giocarsela alla pari con i primi al mondo e quasi battendoli. Se però i due Lorenzo non sono riusciti a ripetersi quando il circuito ha abbandonato la terra, ci hanno pensato Matteo Berrettini e Jannik Sinner a portare in alto i nostri colori, tanto da concludere l’anno con, per la prima volta nella storia, due italiani in top 10.

Era impossibile immaginarsi una stagione migliore per battezzare Torino come nuova casa delle ATP Finals. Il torneo dei maestri si terrà nella nostra città per almeno 5 anni, e in questo arco di tempo, da quelle che sono le prospettive, i nostri ragazzi sgomiteranno per essere sempre più protagonisti.

Che i migliori 8 fossero arrivati in città sembra abbastanza chiaro, dato che nell’ultima settimana non si è parlato d’altro, e che tutti non vedessero l’ora di andare a vederli al Pala Alpitour pure, visto che è stato negato l’accesso anche a qualche tifoso biglietto-munito. Tutto ciò (a parte ovviamente gli errori di organizzazione) non può che inorgoglire gli appassionati di questo gioco, e farci sperare che questo evento, insieme alle vittorie presenti e future dei nostri giovani, possa riaccendere la passione degli italiani per il tennis, che è stato fin troppo subordinato nel nostro paese ad altri sport.

Il Salice è andato a vedere l’esordio di doppio, in cui la coppia prima testa di serie Mektic-Pavic ha affrontato la new entry Krawietz-Tecau, e un singolo, con la sfida tra il semifinalista di Wimbledon Hubert Hurkacz e il neo campione Slam Daniil Medvedev.

Il primo match ha sancito, con una partita abbastanza a senso unico, la prima vittoria nel girone per i croati, mentre il secondo è stato più combattuto già a partire dal primo set, in cui Hurkacz, dominando il russo con un grande tennis, è riuscito a portarsi a casa il tie-break sette a cinque. Da lì in poi, però, si è svegliato Medvedev, che ha chiuso la saracinesca, ha completamente smesso di sbagliare e sei è aggiudicato i due parziali successivi 6-3 6-4.

Oltre al ritmo impressionante dei giocatori ha sorpreso come, nonostante una velocità di palla altissima, anche accentuata da un campo molto veloce, i due non si facessero mai trovare impreparati, riuscendo sempre a mandarla indietro. Medvedev per esempio, a guardarlo dal vivo sembra che non abbia solo una grande reattività, ma che a volte anticipi addirittura la giocata dell’avversario, andando dalla parte giusta prima ancora che l’altro colpisca la palla. Lui non solo “ti fa giocare un colpo in più”, come si dice in gergo parlando dei grandi difensori, ma te ne fa giocare due, tre, quattro, fino a che non sbagli. Ti bombarda mettendoti costantemente pressione e se abbini a questa copertura di campo il suo metro e 98, e quindi un servizio che ti permette di partire sempre 30:0, allora è chiaro perché Medvedev sia il candidato numero uno a sostituire Nole in vetta.

Come sappiamo il torneo dei maestri è diverso da tutti gli altri, sembra quasi uno spettacolo più che una partita di tennis e il nostro stadio è riuscito, con i suoi giochi di luce e la sua musica, a rendere appieno questo aspetto. Certo, rispetto all’O2 Arena di Londra l’organizzazione ha qualche margine di miglioramento.

Al Circolo della Stampa Sporting si sono allenati gli otto camoioni. Di Nole per esempio, oltre all’ordine e alla compostezza che emerge da ogni suo colpo, colpisce la sua totale disponibilità con i tifosi. Alla fine dell’allenamento, infatti, è rimasto quasi dieci minuti solo per concedersi ai fan, al contrario di Zverev e Rublev, che sono scappati senza neanche salutare.

Ancora più che Djokovic, però, il protagonista è stato Jannik Sinner, che è arrivato a Torino in qualità di riserva, ma si è dimostrato essere molto di più.

Jannik Sinner mentre serve sotto gli occhi del coach Riccardo Piatti

Jannik è enormemente migliorato a partire dal torneo di Washington, anche se forse abbiamo assistito alla sua piena maturazione dal post Us Open, cioè nella stagione indoor, in cui si doveva giocare l’accesso alle Finals. La qualificazione purtroppo non è arrivata (anche a causa di sorteggi sfavorevoli), ma Sinner ha avuto comunque la sua occasione e l’ha decisamente sfruttata vendicandosi della finale di Miami e dimostrando, così come con Ruud a Vienna, di essere superiore anche a Hurkacz.

Ovviamente però non possiamo essere contenti del modo in cui Jannik è entrato nel torneo, ovvero sostituendo Berrettini, vittima di un infortunio agli addominali durante il match con Zverev. Non se lo meritava proprio Matteo, che ha visto concludersi nel peggiore dei modi quella che era stata la migliore stagione della sua carriere, in cui aveva raggiunto, come tutti ricorderemo, la finale sull’erba più prestigiosa del mondo: un’impresa che nessun italiano aveva mai realizzato prima. Questo era il suo torneo, a casa sua, ma gli è stato portato via.

In ogni caso almeno il suo sostituto era un altro italiano, e Sinner è stato bravissimo a farsi trovare pronto e a fare bella figura in nome di Matteo. Oltre alla sfida con Hurkacz, ha lasciato senza parole l’ultima gara dell’altoatesino, quella con il già citato Medvedev.

Nonostante un primo set a senso unico, in cui il russo voleva fargli capire per bene dove si trovava, Jannik è riuscito a riprendersi alla grande, giocando per due ore alla pari con il numero due al mondo. Il suo gioco, caratterizzato da frequenti verticalizzazioni e avanzamenti, rendeva spesso vana la difesa di Medvedev, e rendeva invece semplice la volèe per chiudere, che non è esattamente il suo punto forte. Quello che però l’altro giorno l’ha consacrato tra i top player, è il coraggio con cui ha giocato i punti importanti, caratteristica che solo i veri campioni possiedono.

Se la sua crescita continuerà quindi così, non c’è dubbio che l’anno prossimo il Pala Alpitour griderà ancora il suo nome ma, senza andare troppo lontano, potremmo davvero sperare in grande anche per la Coppa Davis, che la settimana prossima si terrà sempre a Torino. Con Matteo saremmo stati tra i favoriti, ma anche senza di lui mister Volandri ha una bella squadra a disposizione, e un futuro roseo davanti a sé.

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