• giovedì , 29 Ottobre 2020

Siracusae, -arum

Sta per iniziare l’estate e non c’è niente di più piacevole che una bella colazione in compagnia di un caro amico. Sono le 10 di mercoledì mattina, c’è quella leggera brezza che ci attira verso i tavolini esterni del bar. Reduce da non molte ore di sonno, il primo istinto fisiologico è quello di immergersi nel Tuttosport.

Udènomo si accorge che non sono ancora totalmente sveglio e, per rompere il ghiaccio, esclama con un’espressione simpaticamente inorridita: ”Siamo al 20 giugno e sei già abbronzato?!” La scuola è finita da neanche una settimana ed il mio cervello è già beatamente in vacanza. Scosso dal torpore fisico e mentale, rispondo con una banale frase senza passione: ”Ovvio, siamo appena stati in Sicilia.” Udènomo, incredulo di fronte alla ghiotta opportunità di riportarmi in vita, la coglie al volo: ”Davvero? Non me ne avevi parlato, racconta un po’ dai!”

Improvvisamente la mia testa viene invasa dai ricordi, dalle  sensazioni, da immagini ancora vive e desiderose di essere sfogliate: ”Volentieri! Allora, tutto è nato nel bel mezzo di un’uggiosa lezione primaverile, quando il professor Gardino ha accennato che avrebbe potuto ottenere dei biglietti per assistere a tre tragedie nell’antico teatro di Siracusa. Inizialmente non eravamo molto convinti, soprattutto perché la partenza era fissata per il 15 giugno, ovvero due giorni dopo la fine della scuola, ma poi…”

Udènomo, che sta sorseggiando un succo di frutta, rischia quasi il soffocamento per lo stupore: ”Ma come vi è venuto in mente di andare in gita durante le vacanze e, ancor più grave, CON UN PROFESSORE?!? Dovresti sapere che se non si saltano giorni di scuola è tutto inutile!” Col sorriso di chi si ricorda di averla pensata allo stesso modo, cerco di ”convertire” il mio amico: ”Un professore? Ce n’erano ben tre! Ed è stato molto bello anche perché in quei giorni si sono comportati proprio come noi, spinti da tanta voglia di divertirsi: oltre al prof. Gardino, ci hanno accompagnato anche il prof. Lojacono e la prof.ssa Balcet, che si sono portati dietro le allegre prime Classico. Eravamo quindi un bel gruppone ed è andato tutto per il meglio (magari con l’eccezione dei ritardi aereo, sia all’andata che al ritorno!): non c’è stato un giorno senza sole, abbiamo fatto un giro in barca con bagno finale e davvero tante, ottime granite! Insomma, è stata una breve villeggiatura a tutti gli effetti, tanto che abbiamo anche visitato Noto – città barocca, tanto splendida quanto cocente, ridondante come i suoi cannoli: delle vere bombe – e Taormina (spettacolare il teatro greco sul mare e sotto l’Etna, te la consiglio).”

 Udènomo, ragazzo sveglio, continua ad usare la tecnica del ”sorridi e annuisci”, ma in realtà vuole sapere altro: ”E Siracusa? Le tragedie?”. ”Le prime due serate sono state dedicate al “Prometeo incatenato” ed alle “Baccanti”, forse le più apprezzate dalla nostra ciurma,  soprattutto per i balli del coro che hanno creato un’atmosfera incredibile. La terza rappresentazione è stata quella degli “Uccelli” di Aristofane.” Al che Udènomo rimane perplesso: ”Può forse una commedia scritta più di 2000 anni fa essere ancora divertente?”. ”Sei di nuovo in errore! La commedia era di un famoso commediografo antico, ma inserita nel mondo moderno, con riferimenti al presente e battute che tutt’oggi sanno suscitare il riso negli spettatori del grande teatro.”

  • In effetti il senso dell’umorismo di Aristofane è quanto di più simile ci sia al cinepanettone che ogni Natale fa capolino dalle locandine sul giornale. Dimentichiamoci una fine satira intellettuale come può essere stata quella di Menandro, o Corrado Guzzanti al giorno d’oggi. Quando Aristofane sbeffeggia i suoi personaggi non di rado ricorre ad insulti diretti e come diremmo oggi volgari, sovente ricorre a doppi sensi. Esposti nei loro aspetti più ridicoli ed umiliati i suoi personaggi vivono situazioni paradossali. Nella commedia cui abbiamo assistito gli dei dell’Olimpo debbono trattare con degli uccelli per non morire di fame, dato che un pugno di pennuti sta trattenendo i vapori delle libagioni di cui si nutrono. L’ insegnamento di Socrate nelle Nuvole invece permette ad un figlio di picchiare suo padre con l’assoluta convinzione di star educando il genitore, il quale nelle ultime battute finisce col dar fuoco alla scuola, ormai descritta come un covo di imbroglioni. È certamente presente un fine pedagogico nell’opera, che in un caso critica la classica e stereotipata visione degli dei olimpici, visti più come pigri e cialtroni, o la figura di Socrate, che l’autore prende in giro nell’opera per i suoi ragionamenti assurdi. Il messaggio è fortemente politico, ma passa attraverso sonore risate senza esserci affatto pesante o noioso!
  •  Ma freschi dell’atterraggio ci siamo sottoposti a opere di tutt’altro genere: il Prometeo Incatenato e le Baccanti sono spettacoli impegnativi, duranti i quali hanno suscitato risate solo le facce stanche e distratte nelle file circostanti. Il Prometeo è un eroe titanico, è legato ad un monte, e viene divorato vivo quotidianamente pagando il fio per aver donato il fuoco all’umanità. Per di più fermo nelle sue posizioni, ostile alla dura legge del re degli dei rifiuta di rivelare a Zeus chi l’avrebbe potuto detronizzare siglando in questo modo la sua condanna. La sua liberazione da parte di Eracle non ci è raccontata in quest’opera, sappiamo sarebbe avvenuta nella tragedia successiva, che tuttavia la storia ha tenuto per sè. Oggi come allora il pubblico, noi stessi ci siamo sentiti schierati dalla parte del titano, tramite la spinta della compassione infatti si vogliono esortare i sovrani ad essere più compassionevoli nelle loro pene. Le Baccanti, d’altra parte, hanno una fine politico ancora più marcato. Euripide sta quasi gridando alla Polis di bandire il culto di Bacco, e per ottenere questo da vita ad un’opera di straordinaria tragicità e lirismo. Nell’ultimo atto una madre in preda al delirio che contraddistingueva il seguito del dio arriva a strappare via la testa del proprio figlio, e quando si rende conto del suo gesto cala inesorabile il sipario tra le sue grida di dolore.

Le Baccanti

”Ma, caro Udènomo, ricordati che non è stata una vacanza dedita solo a classicità, autori antichi e rovine sotto il sole. La parola chiave è stata divertimento: infatti, durante la gita in barca, anche i professori hanno lasciato le loro vesti di accompagnatori per sostituirle con il costume da bagno e gettarsi in acqua con noi. Abbiamo preso il sole, mangiato, riso, ballato e cantato (queste ultime due performances hanno suscitato applausi e lamentele).”

”Quindi cosa ti ha lasciato di veramente importante questa vacanza?” chiede con curiosità il mio amico. ”All’inizio credevamo che sarebbe stata solo una vacanza al mare, ma nel momento in cui abbiamo lasciato la Magna Grecia abbiamo capito che era stato qualcosa di più. E’ stato un viaggio in cui abbiamo incontrato storia, cultura ed amicizia, ed ognuno ha dato il suo contributo e reso l’esperienza memorabile.

Ed ecco a voi 10 degli avvenimenti più curiosi,  ed una selezione tra quelli che i professori finora forse non conoscevano:

  1. Un ignaro gruppo di donzelle di prima classico (oggi donne di seconda) è stato abbordato da alcuni spavaldi giovani siracusani, che nell’infornarsi sulla loro provenienza (si sa bisogna pur rompere il ghiaccio) chiedono se il Po sia un bel lago, al che tra le risate, passano con la coda tra le gambe, alle turiste successive.
  2. Tre ragazzi di seconda, all’arrivo ancora tramortiti ricevono la chiave della stanza 2, dando per scontato che fosse al primo piano aprono in tutta calma la 102 e lì dormono sogni beati. Si svegliano al mattino sotto gli occhi di un inviato della direzione che spiega paziente che la loro camera era al piano di sotto. La chiave 2 apre la 102, non hanno provato con altre stanze, ma chissà quali altri poteri non celi…
  3. Abbiamo assistito ad un tragico esodo da una camera all’altra di vari ragazze di prima, intimorite da uno squadrone di blatte (specie mortale per il gentil sesso). Non sappiamo chi abbia vinto, si accettano però scommesse sulle blatte vincenti.
  4. Dopo la vittoria dell’Italia, colpiti duramente dal caldo clima siciliano alcuni studenti decidono di entrare in un bel bar; tutto procede normalmente fino a che non decidono di seppellire la loro dignità deliziando il povero proprietario con un sinistro karaoke di “generale”.  Scusa Francesco.
  5. Si vocifera di balli imbarazzanti al primo piano, visibili dall’ingresso, a sinistra dalle prime 2 finiestre. Ma non facciamo nomi
  6. Fonti certe affermano che vi sia una spiaggia caraibica a Siracusa: nota per la sua sabbia dorata e per le dolci onde che scorrono placide sotto un candido cielo. Così armati di canotte, asciugamani, secchiello e paletta, ci siamo diretti alla fermata dell’autobus, giusto in orario. Un ora e mezza dopo eravamo ancora lì a rosolare sull asfalto con un principio di rabbia e di disidratazione: ringraziamo chi ci ha rimediato un giro in barca nelle splendide grotte sulla costa. All’autista del bus abbiamo già detto abbastanza.
  7. Il barcaiolo che ha accompagnato la seconda classico ha ribattezzato per noi il professor Gardino, che senza tanti complimenti e senza via di scampo per tutti presenti resterà “ ‘o professò.”
  8. Come ogni anno arrivano le pagelle dopo pochi giorni, la tragedia era appena iniziata al teatro di Siracusa. A Torino anche.
  9. Si, abbiamo visto dei professori sfoggiare costumini da bagno e fisici scultorei, altro che le giacche e le cravatte che scelgono ogni mattina. Sono come noi normali ragazzi, ve lo giuriamo.
  10. Per concludere con una nota di carattere culturale: è stato eccezionale sentir recitare da due giovani esordienti attrici di prima e dal professor Lojacono alcune parti dell’ Antigone di Sofocle, prima al teatro di Siracusa, appena fuori dalle vicine Latomie, poi a Taormina sugli spalti del teatro (un cantiere purtroppo ci rendeva il palco off-limits).

Vi ricorderemo a lungo, grazie a tutti!

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