• martedì , 27 Settembre 2022

Nulla Di Nuovo Sul Fronte Orientale

di Carola Cogno e Lodovica Naddeo

Tutti gli occhi puntati verso est, verso un’ Europa orientale lacerata dall’offensiva russa in Ucraina. Un continuo susseguirsi di immagini, notizie, fatti. Carri armati che avanzano verso Kiev, bombardamenti a Kharkiv, minacce di un attacco nucleare all’Occidente. Un flusso di informazioni che arriva direttamente dal fronte ucraino, passa attraverso social network, media, testate giornalistiche per poi riversarsi nelle nostre case. Da qui la nuova ossessione, la nuova fame di notizie, di dettagli. Dal Covid alla guerra, eppure il morboso bisogno di sapere è lo stesso.

Ma in questo contesto così mutevole e cangiante risulta difficile scorgere la verità. Dilagano fake news, disinformazione, video falsi e inadeguati al contesto. Esplosioni a Gaza, incendi in Cina che diventano bombardamenti a Kiev, clip di videogiochi che vengono usati nei reportage televisivi (vedi il caso di War Thunder e del Tg2). O ancora esercitazioni militari scambiate per veri e propri attacchi aerei alla capitale ucraina. Difficile quindi capire cosa stia succedendo realmente e quali possano essere gli sviluppi futuri, le conseguenze sociali, politiche e diplomatiche. Tanto più che le notizie, distorte e manipolate, dilagano, si espandono, divenendo così incontrollabili. Una guerra “social”, quindi, in cui internet diviene da una parte, veicolo fondamentale nella trasmissione immediata  dei dati  e dall’altra fonte inesauribile di incertezza. Tutto viene stiracchiato, gonfiato a proprio piacimento. Ogni avvenimento appare dunque relativo: si sovrappongono punti di vista, prospettive differenti e incompatibili.

Censura, censura e ancora censura, questa è la parola d’ordine. In Russia infatti il Cremlino ha  intimato ai media di casa di non usare la parola “invasione” o “guerra” nel nominare quella che viene definita “operazione militare speciale”. Limitato anche l’accesso a Facebook, con la minaccia che chiunque divulghi false informazioni possa essere condannato a quindici anni di carcere. Persino in Europa, sulla carta l’indiscussa garante dei diritti umani, si è deciso di mettere al bando le agenzie stampa Russia Today e Sputnik. Infatti Ursula von der Leyen ha dichiarato in una conferenza stampa che entrambi gli enti e i loro affiliati “non potranno più diffondere le loro bugie e seminare divisione nell’unione”. Non sono infatti più accessibili le pagine YouTube, TikTok, Instagram, Facebook di queste due testate giornalistiche. Un’informazione che quindi non viene solo distorta, ma anche mutilata.

Intanto tutti gli occhi sono ancora  puntati verso est. Tuttavia occhi un po’ di parte, che guardano una realtà filtrata inevitabilmente dalla cultura, dal paese di appartenenza. Una guerra, un racconto e una verità che cambiano da nazione a nazione. Cosa è accaduto lo dirà la storia che come al solito è fatta dai vincitori.

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