• giovedì , 22 Ottobre 2020

Libertà di pensiero

[box] di Noemi Alkayali[/box]

Libertà di pensiero, di parola, di manifestare e di esternare la propria opinione: tutti concetti assai belli, stupendi. Romantici quasi. E’ un peccato però che non tutti sappiano gestire la portata di queste libertà e che, spesso e volentieri, dopo averne incivilmente abusato, si ritrovino a dover reclamare il diritto a fruirne.

E’ il caso degli scontri avvenuti la scorsa settimana: decine di migliaia di persone sono scese in piazza in 87 città creando il solito scompiglio, i soliti disordini ed i soliti disagi per battersi contro i danni della vigente politica di austerity. E così ecco gli arresti, i feriti e i fermi. Tralasciando il pensiero dei più (ovvero che i coinvolti sono solo dei disadattati che più che lamentarsi per tagli alla scuola, colgono l’occasione per saltarla), ciò che sconvolge realmente sono gli interventi di alcuni comici a carattere prettamente fantapolitico: in sostanza le forze dell’ordine a parer loro dovrebbero essere fortemente biasimate per non essersi unite a quei così assennati manifestanti, per aver reagito così violentemente alle loro assai pacifiche sassaiole ed essersi messi contro i loro stessi concittadini.

E non sono da meno gli interventi dei professionisti del qualunquismo, che non perdono occasione per farsi portavoce di ideali anarco-fanta-populisti quali (testualmente) ”Al posto delle barriere di poliziotti dovevano esserci barriere di politici corrotti: così se le beccavano loro le sassate”. Quanto cruore. E’ vero che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: gli abietti sono una minoranza onnipresente ed inestinguibile. Indubbiamente è vero poi che alcuni membri delle forze dell’ordine hanno mal gestito il proprio potere, così come è anche vero che il diritto di manifestare il proprio disappunto è sacrosanto. Le bestie però non dovrebbero manifestare, dovrebbero restare a casa. Da che mondo è mondo infatti dove ci sono le bestie manca la ragione, e chiunque può comprendere che dove non c’è ragione non ci possono nemmeno essere punti d’incontro.

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[box] di Francesco Maccarone e Gianluca Veglio[/box]

Oggi protestiamo. Dicono che non serva a niente, che i potenti ridano delle nostre manifestazioni. “Incivili!” gridano, incivili perché facciamo valere un nostro diritto. E’ proprio vero, siamo gli unici a non aver ancora capito che la democrazia è solo il tentativo di farci credere che siamo noi a scegliere: per la scuola, per il nostro futuro, non importa. “Chi si oppone è solo un incivile”.

Siamo in tanti. Molti non sanno per cosa vengono a protestare, mentre comunque troppi sanno che vengono solo per divertirsi con la violenza. Così siamo noi a passare per aggressivi e rissosi. Noi che manifestiamo pacificamente. E intanto i veri colpevoli non subiscono mai conseguenze, quando dovrebbe essere impossibile anche solo arrivare ad una manifestazione con spranghe e bombe carta. E anche chi viene solamente per perdere un giorno di scuola diventa un criminale, per chi guarda.

Quando la polizia carica però non guarda in faccia nessuno, non fa nessuna distinzione. Dicono che compia il suo dovere, che ci difenda. Dev’essere normale allora avere paura di chi ci difende. Non sempre chi indossa una divisa ragiona, talvolta si abusa del proprio potere: le armi divengono il mezzo, il sangue il fine.
Così sembra stato di polizia, non polizia di stato.

Domani comunque continueremo a protestare. Ci continueranno a chiamare incivili, continueranno a dire che è tutto inutile. Ma almeno non ci tolgano i nostri diritti.

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