• lunedì , 26 Ottobre 2020

Alessandro de Bergerac

[box] di Giulia Beatrice e Silvia Scafi[/box]

Teatro Alfieri, leggero anticipo all’appuntamento. Un po’ perché è meglio non fare aspettare un po’ perché agli incontri che contano non si può arrivare in ritardo. La pioggia cade, l’uomo dall’aria cordiale ci fa entrare e ci accompagna davanti ad una porta chiusa. Il cartello quasi intimidisce con quel suo “vietato l’accesso“. Dietro quel muro, l’affascinante mondo dello spettacolo. Improvvisamente la porta si apre. Sette gradini. Una figura si volta, sorride e si presenta: “Piacere Alessandro”.

Dai camerini illuminati dalle tipiche luci hollywoodiane ci troviamo catapultate sul palco: di fronte l’immensa platea, deserta. Noi con il “Salice” in mano.  Solamente qualche tecnico si aggira solitario, impegnato negli ultimi ritocchi prima dello spettacolo. Preziosi ci invita a sederci accanto a lui sulle poltrone bordeaux, ha inizio il colloquio.

Preziosi in una scena del Cyrano da lui diretto e interpretato

La conversazione verte subito sullo spettacolo “Cyrano de Bergerac”, alla cui prima abbiamo assistito in oltre 150 da Valsalice. Preziosi spiega: ”Ho voluto essere il regista per affrontare l’idea di uno spettacolo, concretizzandola fino alla fine, senza dover passare attraverso la chiave di lettura del regista al quale mi sarei affidato in qualità di produttore. L’ho potuto adattare insieme al mio amico Tommaso Mattei, e da lì è nato un punto di vista. Mi interessava proprio questo: dare un mio punto di vista sul Cyrano”.

Secondo l’attore il protagonista di questa “commedia sentimentale” è un vero e proprio “ingombrante monolite”, definito contemporaneamente “personaggio da cartone animato”. Sembra di trovarsi di fronte ad una tragicommedia, in cui Cyrano si diletta in duelli canticchiando “ed al fin della licenza io tocco!”, ma allo stesso tempo vive il dramma profondo dell’amore (non corrisposto) per la cugina Rossana.

L’attenzione si sposta sui personaggi di cui ogni attore deve vestire i panni e Preziosi aggiunge: “Tutti hanno qualcosa da darti, così come tu dai qualcosa ai personaggi che interpreti. Io vorrei avere tanto in comune con Cyrano, come penso che lui vorrebbe avere qualcosa in comune con me. In particolare mi piacerebbe avere la sua coerenza nell’essere determinato ad affermare i propri valori, i propri ideali nella vita”.

Il tempo passa, lo spettacolo si avvicina e nonostante tutto l’ attore ci concede ancora alcuni minuti del suo tempo. La nostra curiosità ora riguarda le differenze tra teatro e cinema nella recitazione. Il primo “ha una grande magia che il secondo non ha: è imprevedibile, ha una dimensione attoriale più effettiva e concreta e il rapporto con il pubblico è impagabile”.

Riportiamo poi Preziosi indietro nel tempo, all’esame di maturità, chiedendogli un consiglio su una possibile tesina sul teatro. Dopo aver riflettuto un istante ci lascia sbigottite dicendo: ”Io la farei sul senso del teatro classico nella nostra società, il motivo per cui questo rimanga un punto di riferimento nel mondo, ma soprattutto in Italia.La risposta è perché la società non migliora e quindi tutte le volte che questa stenta a massificarsi, solidificarsi su certi valori, il classico colpisce la sensibilità. Sembra addirittura nuovo quello che lo spettacolo ti dà, quando invece è semplicemente quello che a noi manca nella vita di tutti i giorni: essere coerenti con noi stessi, essere innamorati in maniera assoluta, avere dei punti di riferimento. Il teatro, più di qualunque altra arte, nella sua finzione celebra la vita come dovrebbe essere vissuta”.

A questo punto la performance è imminente e lo lasciamo intento ad indossare il costume di scena, con la promessa che si dedicherà con più costanza e dedizione al teatro, nonostante sia in programma l’uscita dei suoi due ultimi film : “Il volto di un’altra” per la regia di Pappi Corsicato e “Una passione sinistra” per la regia di Marco Ponti.

E così si chiude il sipario, il nostro Cyrano ci saluta scomparendo dietro le quinte:

Io me ne vo… Scusate: non può essa aspettarmi.
Il raggio della luna, ecco, viene a chiamarmi

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