• lunedì , 26 Ottobre 2020

Zanardi a Sestriere: sorriso, cuore, sudore

Tre medaglie a Londra, atleta dell’anno, icona dello sport mondiale, Alex Zanardi a Sestriere sorride e allunga la mano: «Piacere, Alessandro». Il Cinema Fraiteve si riempie (ma all’appello mancano le rappresentanze degli sci club…) e comincia lo spettacolo: Zanardi dialoga con Gasparini, amico e giornalista de la Gazzetta.

È la festa di Bmw (sponsor di Zanardi e promotrice dell’evento, nell’ambito delle giornate XDrive), dei tifosi che stanno in coda un’ora per una foto, dello sport veloce che si ferma a pensare.

Con leggerezza: quella delicata delle sue battute. «Iniziamo con il piede giusto…» e spazza via i malintesi: «Sento che qualcuno mi indica come riferimento per i giovani. Ma non voglio prendermi meriti che non ho. Sono molto più egoista di come sembra: faccio queste cose perché mi diverto e sono fortunato. Non per essere un esempio». Non è un mistero, sulle sue spalle d’oro pesano i sogni di milioni di italiani, come se la sua forza potesse realizzarli tutti: certo la sua energia contagiosa ne incoraggia molti.

Usa parole umili (non imbarazzate), spiritose (auto-ironia alla “Quasi Amici” in salsa romagnola), ponderate (è un oratore brillante), vere: il linguaggio di un uomo buono, ispirato dalla generosità di suo padre e stimolato dai 14 anni di suo figlio.

Non racconta le imprese memorabili dell’olimpionico ma i gesti quotidiani di Alex. «Un giorno mi stavo allenando e mi sono ribaltato con l’handbike. Mi succede spesso perché progetto io stesso i miei mezzi e a volte le modifiche non funzionano: all’inizio non riuscivo a trovare stabilità. Insomma, quel giorno mi ritrovo “gambe all’aria” con il sedere per terra, in mezzo alla strada. Passa un anziano e si spaventa tantissimo: “Mi sa che ti sei fatto qualcosa di serio”. “Tranquillo, è una vecchia ferita di guerra, tutto a posto”. “Mah”. Mi dà una mano e se ne va perplesso. Ci era rimasto male!».

Il tempo passa tra avventure e buonumore. Largo ai ricordi: la brutta caduta tre settimane prima di Londra («Mi è passata la vita davanti. Poi mi sono immaginato la scena: io in ospedale, i miei compagni attorno al letto. “Sandrino, vinceremo una medaglia per te”. Invece per fortuna avevo solo qualche acciacco»); la spontaneità di un amico corridore («Perché sai, prima di conoscerti mi stavi un po’ antipatico. Io faccio handbike da 11 anni. Quando gli amici mi chiedono cos’è ci metto un’ora a spiegare come funziona: le tre ruote, la pedalata… Poi quando capiscono: “Ah, ma è quella di Zanardi… potevi dirlo prima!”. Pensa te se io devo dire che l’handbike è lo sport di un ragazzino che ha iniziato ieri…»). E ancora la fatica alla maratona di Venezia per tagliare il traguardo con Eric, giovane amico tetraplegico; il progetto per i Bimbingamba; le emozioni alla cerimonia dei Giochi.

Sono pagine della storia di un campione che incanta per il cuore prima che per i risultati: perché non è solo un invincibile, ma una brava persona. Rotonda: viva a 360 gradi.

Leggi qui l’intervista di Lucia ad Alex

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