• domenica , 25 Ottobre 2020

Corso di teatro: una prova superata a pieni voti

Lunghe pagine sui libri di italiano che parlano di scena, proscenio, protagonisti, autori: come si fa a stare attenti? Impossibile, ma non per quest’anno! Grazie alle brillanti idee di Don Moreno, infatti, le seconde liceo sono riuscite a scamparsi le tante noiose ore di lezione che sono state spese in modo molto più proficuo (opinione unanime di tutti gli allievi, chissà perché) in un laboratorio di teatro in cui hanno potuto provare in prima persona  tutte le splendide emozioni che solo questa disciplina sa suscitare.

Grazie all’ innovativa proposta di Don Moreno (che tutti i ragazzi ringraziano di cuore) e alla disponibilità dei tanti professori che hanno sacrificato le loro ore di lezione, i ragazzi hanno avuto modo di  “lavorare sui propri sentimenti e tirare fuori qualcosa di loro” come ci dice Don Mario. I docenti, sempre disponibili, hanno abbracciato la nuova proposta con grande entusiasmo, partecipando attivamente alle lezioni insieme agli allievi e trasformandosi  spesso in bambini (nota l’imitazione di mago Merlino interpretata da Don Mario).

Ore di scenette, improvvisazioni, strafalcioni e tante tante risate: lo scopo sembra essere stato raggiunto. Professori che non sembrano più tanto insensibili come da dietro la cattedra, ragazzi che riescono a esprimere ciò che provano vincendo la timidezzagruppi più uniti e affiatati: un vero successo! Come ci conferma anche  A., 2 sc A : “Penso che sia stata un’ottima idea: ha contribuito a migliorare il clima della classe e a rafforzare i legami tra compagni”. “Vengono fuori tratti del carattere normalmente nascosti e si scoprono nuove abilità che non ci sarebbe mai aspettati!” ribadisce U.

Proviamo ad intervistare uno dei docenti che hanno seguito il corso per conoscere l’opinione dei docenti riguardo a questa nuova proposta: prof.sa Scaletti

Com’è nata l’idea di un corso di teatro e chi l’ha proposta?

L’idea ce l’ha data Don Moreno ed è nata per dare un’occasione ai ragazzi di essere coinvolti in un progetto nuovo e divertente e fargli condividere una nuova esperienza.

Qual era l’obbiettivo di questo corso? Secondo lei è stato raggiunto?

Sicuramente era quello di dare ai ragazzi l’opportunità di stare insiemeriflettendo su argomenti molto vicini a loro come l’amicizia, la libertà e l’amore. Penso che esso sia stato raggiunto perché nelle due classi che ho seguito (2scB, VgnA) ho visto i ragazzi molto coinvolti in quello che Davide proponeva e anche il clima di lavoro, serio e concentrato, permetteva di lavorare bene e velocemente.

Come hanno reagito i ragazzi a questa nuova proposta: l’hanno considerata un’occasione per imparare o solamente una scusa per perdere ore di italiano?

Perdere ore di italiano è sempre una bella cosa! – sorride ironica – Però a parte tutto spero che siano riusciti a far fruttare queste ore e a imparare qualcosa, questo, però,  me lo devi confermare tu.

Mesi di prove e scenette: il momento che le è rimasto più impresso?

Certamente il momento in cui ho visto che lo spettacolo, grazie all’impegno dimostrato dai ragazzi, cominciava a prendere forma e che anche i più timidi, che all’inizio erano meno attivi, hanno cominciato a partecipare. Riguardo alle scenette ci sono dei ragazzi proprio bravi, a me personalmente fa morir dal ridere la scenetta di Greta, Vittoria, Federico, Andrea, Francesco, Giorgio e Marco, 2scB (“Questi ultimi due sono quelli che mi piacciono di più, ma non lo dire agli altri, mi raccomando”)

Parlando di teatro: qual è il suo rapporto con questa disciplina? Assiste mai a rappresentazioni teatrali? Se sì, qual è il suo spettacolo/attore preferito?

Io adoro il teatro, e ci vado spesso, anche se meno rispetto a prima perché l’arrivo della creatura ha complicato un po’ le cose. Per quanto riguardo il mio spettacolo preferito, è sicuramente Cyrano de Bergerac di Rostand, regista Eugenio Allegri, che consiglio vivamente a tutti quelli che possano essere interessati.

Ha visti i ragazzi arricchiti da quest’ esperienza?

Assolutamente sì: i ragazzi hanno imparato a lavorare insieme e a cooperare, i più timidi a esprimersi e molti hanno scoperto un lato della loro personalità che prima non conoscevano a fondo. Sono convinta che questo corso abbia aiutato sia la classe, sia i singoli.

Pensa che l’ insegnamento di dizione e di una “scuola di recitazione” dovrebbero far parte del normale programma scolastico?

Sarebbe bello e penso che ai ragazzi sarebbe molto utile, ma trovo che nei programmi ci sia già tanta di quella roba da fare che non sarebbe possibile inserirvi un altro corso; se però non andasse a togliere tempo ad altre materie, l’unico problema di questo corso è stato proprio che ho perso davvero troppe ore di italiano, allora sarei molto favorevole alla proposta.

Secondo lei, l’insegnante, che passa tante ore sul “palco” (la classe) con un pubblico (gli allievi), deve essere anche un po’ attore?

Sì, penso che sia indispensabile: l’insegnate deve catturare l’attenzionecoinvolgere i ragazzi e portarli ad amare la propria materia, suscitando in loro dei sentimenti (“speriamo non noia e disinteresse- sorride facendomi l’occhiolino): tutte cose che un attore fa.

Sappiamo che ha insistito affinchè l’iniziativa si tenesse nel primo quadrimestre cosicché la gravidanza non le impedisse di partecipare: com’ha vissuto lei il corso?

Per me è stata una bellissima esperienza in cui ho potuto vedere le mie classi crescere e conoscere delle sfumature delle personalità dei miei allievi che prima non ero riuscita a cogliere; infatti sono dispiaciutissima “dell’inconveniente” che c’è stato e che non mi permetterà di assistere alla spettacolo!

Un augurio per i ragazzi?

In bocca al lupo, fatevi valere!

 

Insomma, questo nuovo corso ha superato la prova a pieni voti, soddisfacendo tanto gli allievi quanto i professori; per questo sarà riproposto alle classi seconde del prossimo anno che, probabilmente, avranno la fortuna di iniziarlo già alla fine di questo secondo quadrimestre.

Intervistiamo infine Davide Motto, il regista dello spettacolo:

Quando e dove hai imparato a recitare?

Ho incominciato a interessarmi al teatro quando, al liceo, ho partecipato ad un laboratorio teatrale – proprio come voi – e ho deciso di mantenere i contatti con l’attore che curava il corso, Claudio Montagna. In seguito abbiamo fondato insieme una società di animazione teatrale, C.A.S.T. (Consulenza Animazione Spettacoli Teatrali), che organizza molte iniziative a Torino.

Quando è iniziata la tua attività nelle scuole e che cosa ti ha spinto a scegliere questo mestiere?

Quando ho iniziato era il 1993, e lavoravo contemporaneamente in due scuole medie: una a Torino e una a Caluso. Ho iniziato innanzitutto per passione, che ha sempre caratterizzato la mia carriera lavorativa e poi mi ha spinto quel  sentimento che ancora oggi, dopo tanti anni, mi smuove e mi mantiene giovane: stare a contatto con i ragazzi ti fa sentire vivo.

Che cosa ha da dire il teatro oggi ai ragazzi?

Non esiste un ‘solo’ teatro: è una questione di relazionarsi. Chi meglio dei ragazzi sa cosa significa relazionarsi? Loro stessi ne hanno bisogno e cercano sempre compagnia per sentirsi a loro agio in questa società . Ecco, tutto questo non traspare nel cosiddetto teatro accademico, in esso non viene resa questa relazione, questo contatto: il teatro accademico non parla ai ragazzi.

Il teatro è divertimento o anche spunto di riflessione?

Il teatro è un divertimento riflessivo! Da un lato c’è il mettersi in giocolo svelare lati della propria personalità che non emergono dalla vita quotidiana: un aspetto che, da sempre, diverte e fa divertire. Dall’altro c’è una cosa che il cinema – mi spiace dirlo – non può rendere: il sentirsi parte di qualcosa che sta avvenendo in  quel preciso momento in diretta, che si svolge proprio ora davanti ai miei occhi.

Quali sono i tuoi attori e i tuoi registi preferiti?

Non vorrei sembrare troppo banale, però a me è sempre piaciuto Dario Fo. Tra i contemporanei, cinematograficamente parlando,apprezzo  Robert De Niro e Dustin Hoffman, mentre, riguardo alla commedia all’italiana anni ‘70 – che amo molto – vi lascio un nome: Ugo Tognazzi. Miglior uomo di spettacolo? Sicuramente Roberto Beninigni.

Tre cose per cui i ragazzi si dovrebbero innamorare del teatro.

Innanzitutto me (ride divertito). No, parlando seriamente, individuare tre cose tra le tante che offre il teatro non è facile, sicuramente lo stare insieme, il relazionarsi con gli altri; penso sia una delle cose migliori, perché aiuta anche i più timidi a uscire dal guscio e ad esprimersi. La seconda, a mio parere, è conoscere se stessi: il teatro è vera ricerca di se stessi, è scoprire tutte le più nascoste sfaccettature della nostra personalità. Infine, recitare è un’esperienza collettiva catartica: do un premio a chi lo capisce!

Come hanno affrontato il lavoro le seconde liceo?

Ho notato da un lato interesse e curiosità verso una realtà per la maggior parte nuova, e dall’altro una partecipazione attiva – chi più chi meno – al progetto che ha reso il lavorare insieme piacevole e divertente. Lo spettacolo in sé consiste in un racconto -‘Naufraghi’ – che, naturalmente, inizia con un naufragio e si articola in vari sketch organizzati da ogni classe. “La prima” è il 24 gennaio alle 21: appuntamento per tutti nel teatro di Valsalice!

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