• martedì , 27 Ottobre 2020

Vi annunzio una grande gioia: Habemus Papam

Francesco I sulla balconata di San Pietro

Era la notte buia e tempestosa di mercoledì 13 marzo 2013.
Mentre fulmini e saette squarciavano le grige nubi occupanti il cielo di Roma, una delle piazze più famose del mondo era invasa da fiumi di gente: dal comignolo della Cappella Sistina affiorò un filo di fumo, poco visibile. Ma dopo quel primo tentativo il fumo caparbiamente uscì dalla canna fumaria, salendo nel cielo e rivelando tutto il suo candido splendore. Erano le 19:06, ora già abbastanza tarda, ma non abbastanza per i fedeli. Tutta Piazza San Pietro si riempì in breve tempo di più di centomila persone, intasando tutte le vie vicine (potremmo dire tutto il Vaticano, vista la sua modesta estensione) e il traffico di Roma. Bandiere di tutte le nazionalità sventolavano freneticamente al di sopra della folla, urlante e gioiosa della grande notizia: il nuovo papa, dopo l’addio di Benedetto XVI, era stato appena eletto dal collegio dei 115 cardinali chiusi in conclave nella splendida Cappella Sistina di Michelangelo.

Il Conclave, iniziato il giorno precedente, era arrivato al quinto scrutinio quando il cardinal Jorge Mario Bergoglio (argentino ma con genitori entrambi piemontesi) fu scelto come successore di papa Ratzinger.
Vi fu allora una lunghissima attesa da parte dei fedeli, durante la quale la pioggia cessò (pura coincidenza o intervento di qualcuno…) e le guardie svizzere, marciando ordinatamente, suonarono diversi inni mondiali, accompagnati dalle campane che non smettevano più di dondolare e dal fumo bianco che uscì  in continuazione per ben 20 minuti dall’inizio della fatidica fumata.

Verso le ore 20:00, con un urlo di gioia da parte della folla, le luci della finestra centrale di San Pietro si accesero. Mentre il nuovo papa (di cui non si conosceva ancora né il nome né il profilo né la nazionalità) indossava i vestiti adatti alla sua nuova carica, un cardinale uscì per dare la notizia, con il fatidico “HABEMUS PAPAM” che pronunciò davanti alla folla. In seguito comunicò il nome del cardinale e il nome che sarebbe stato scelto, Francesco (nessun altro papa si è mai chiamato così).
Uscito sulla balconata, queste furono le prime parole del 266° papa della Chiesa Cattolica: « Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca. »

Il cardinal Scola

La sua elezione è arrivata inaspettata, perché il maggior favorito era l’Arcivescovo di Milano Angelo Scola (vicino agli ambienti di Comunione e Liberazione).
Invece Francesco  (in onore di Francesco d’Assisi) è il primo papa gesuita e sudamericano della storia. Con la sua provenienza, seppur mezza italiana, ha rotto la catena che da 1300 anni a questa parte vede solo papi europei. La cosa può essere presa bene o male, a seconda del proprio giudizio.

Molti speravano in un papa un po’ più giovane e magari anche nero, ma le loro aspettative sono state deluse. Nonostante ciò, Francesco è subito apparso come “paladino dei poveri” secondo la definizione di Obama, seguita dagli auguri di Napolitano. Certamente apporterà radicali cambiamenti alla struttura ecclesiastica, troppo rigida per il mondo di oggi.

In ogni caso auguriamo al nuovo pontefice di rappresentare il fondamentale punto di svolta della Chiesa.

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