• lunedì , 26 Ottobre 2020

I riverberi delle fiamme

Antonio Schiavone. Roberto Scola. Angelo Laurino. Bruno Santino. Rocco Marzo. Rosario Rodinò. Giuseppe Demasi.

Sette sono le vittime dell’incendio che scoppia la notte del 6 Dicembre 2007 lungo la linea 5 della fabbrica della Thyssenkrupp.

Alle 23.35 un nastro, producendo un forte attrito contro la carpenteria metallica, dà vita alle prime fiamme dell’incendio.

Incendio che gradualmente divampa. Gli estintori non sono del tutto pieni e niente possono contro la potenza del fuoco. Non rimane nemmeno il tempo di recuperare le prime manichette antincendio che una fiammata improvvisa si fa strada tra i macchinari lasciando dietro di sè un riverbero di morte e sofferenza.

Sette le vittime dopo quella serata. Sette le famiglie senza più padri, fratelli, zii. Sette le case in cui si alza inesorabilmente il pianto.

14 Ottobre 2011. La corte d’Assise di Torino deposita la sentenza a proposito del caso, condannando alcuni manager della società.

L’amministratore delegato di ThyssenKrupp Terni S.p.A., Herald Espenhahn, è condannato a 16 anni e 6 mesi di reclusione, per i delitti di omicidio volontario plurimoincendio doloso e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro aggravata dall’evento.

Agli altri cinque imputati condannati per assai simili motivi è  afflitta una pena di tredici anni e sei mesi per i primi quattro; per il quinto la corte definisce dieci anni e dieci mesi di reclusione.

In generale tutta la società Thyssenkrupp è accusata di omicidio colposo per le gravissime carenze strutturali e amministrative incapaci di garantire un’adeguata sicurezza sul lavoro. Tutto ciò causato da due precise decisioni aziendali: la volontà di spostare gli impianti aziendali a Terni in una fabbrica del tutto in grado di prevenire problemi di incendi e nello stesso tempo la scelta di continuare il più a lungo possibile la produzione torinese, cioè fino all’effettiva chiusura dello stabilimento.

28 febbraio 2013. L’italia e il mondo, mentre attendono le dimissioni del papa Benedetto XVI, in un clima di tensione e aspettative ricevono un’ulteriore notizia: le pene pronunciate dalla corte a proposito del caso della Thyssenkrupp sono drasticamente ridotte.

L’amministratore delegato secondo le recenti decisioni è condannato solo più a dieci anni di prigionia e così le riduzioni delle pene si sono estese anche agli altri accusati sotto gli occhi di famiglie sempre più disperate. Madri, sorelle, mogli e figli accolgono con tristezza, talvolta anche con rabbia la nuova notizia.

La differenza tra le due sentenze, causa della diminuzione degli anni di reclusione, sta nel fatto che la condanna di primo grado di omicidio doloso con dolo eventuale è diventata di omicidio colposo con colpa cosciente.

Sentenza che pare agli occhi del lettore quasi del tutto simile e in parte, forse, persino incomprensibile.

A partire dalla risposta di un giudice alla nostra domanda a tal proposito, si ha quindi la possibilità  di comprendere al meglio la decisione presa dalla Corte d’Assise:

Il reato è commesso con dolo eventuale quando l’agente tiene una condotta con l’accettazione del rischio che si verifichi un determinato evento. Pertanto non vuole che si verifichi ma accetta il rischio che possa verificarsi costi quel che costi. Proprio come quel datore di lavoro che non cura la manutenzione degli impianti e sa che potrebbe capitare un qualcosa di pericoloso ai lavoratori,ma ciò nonostante, pur rappresentando l’eventualità che si verifichi, continua a farli lavorare senza prendere precauzioni, accettando il rischio che possa capitare un evento pericoloso per i lavoratori che poi effettivamente capita.

Il reato commesso con  colpa cosciente si ha invece quando il soggetto segue una condotta sapendo che corre un determinato rischio, ma ciò nonostante confida nel non accadimento dello stesso. Per esempio un automobilista che guida in modo spericolato sapendo di non rispettare la legge ma confidando sul fatto che, essendo un buon automobilista, non incorrerà mai in un incidente stradale che poi invece si verifica è accusabile di reato commesso con colpa cosciente. Infatti non si rappresenta il fatto perché erroneamente è convinto che non potrà mai capitare. Guida sapendo che quel fatto pericoloso non si verificherà cosa che poi invece si verifica. Esclude che il fatto si possa verificare.

La diversa qualificazione della condotta quale reato colposo (colpa cosciente) o doloso comporta una diversa pena in quanto il dolo è una coscienza e volontà della condotta che si mantiene, la colpa invece è ascrivibile al mancato rispetto di una norma, ad una negligenza o imperizia che l’ordinamento reputa meno grave in quanto manca l’aspetto volitivo.

Si può precisare che il dolo eventuale è meno grave del dolo puro e semplice che si verifica quando il soggetto si rappresenta un fatto e lo vuole eseguire.

Sette le vittime. Sette le famiglie senza più padri, fratelli, zii. Sette le case in cui si alza inesorabilmente il pianto.

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