• giovedì , 26 Novembre 2020

La via del cinema

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di Maria Laura Nebbia e Edoardo Marengo

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Dopo una settimana di duro lavoro finalmente una serata libera in cui si potrebbe  uscire, vivere a fondo, dopotutto la giovinezza non è questo??

AHAAH SBAGLIATO, abbiamo sonno! Molto meglio starsene sul letto a vedere un film…in questo modo hanno pensasto anche i nostri professori e anche se scoprire di pensarla allo stesso modo è preoccupante, ecco quello che in anni di pantofole hanno elaborato di preferenze cinematografiche.

 QUESITI PROFONDI:

1- Qual è il suo attore/attrice preferito/a?

2- Perchè lo/la apprezza?

3- Qual è un film che l’ha colpita in cui recita questo/a attore/attrice?

 

Professor Antonio Varaldo:

1- Harrison Ford.

2- Energetico e passionale, trasmette adrenalina in ogni sua interpretazione.

3- “Blade Runner”.

 

Professoressa Giuliana Losana:

1- Tim Roth.

2- La sua bravura nel far rivivere i personaggi che impersona mi affascina.

3- “Il pianista sull’ Oceano”.

 

Professor Don Dario Battistetti:

1- Robert De Niro.

2- Rende verosimile il personaggio nel quale si è calato.

3- “Il cacciatore”.

 

Professor Gualtiero Croce:

1- Toni Servillo.

2- Possiede una “maschera facciale” che ben si adatta al ruolo che interpreta.

3- “Viva la libertà”.

 

Professor Don Gianni Di Maggio:

1- Will Smith.

2- Ha la straordinaria capacità di calarsi perfettamente sia in ruoli comici, sia in quelli drammatici.

3- “Sette anime”.

 

Professor Luca Lojacono:

1- Robert De Niro.

2- Ammiro la maestria impiegata nell’ interpretazione di “C’era una volta il West”.

3- Insisto scegliendo “C’era una volta il West”.

 

Professor Maurizio Cagnotto:

1- Charlize Theron.

2- Devo ammettere che la sua bellezza mi colpisce ogni volta che la vedo recitare.

3- “L’avvocato del Diavolo”.

 

Professor Paolo Accossato:

1- Al Pacino.

2- Ritengo che la sua interpretazione sia assai coinvolgente e l’ immedesimazione sia sempre magistrale.

3- “Carlito’s way”.

 

 

Per contratto, dobbiamo dare maggior peso a quest’ultimo, e dopo un’attenta visione abbiamo concluso che valesse veramente la pena di parlare di Al Pacino:

Egli si immerge in “Carlito’s way”(1993) in una vecchia leggenda di Harlem, il quartiere ispanico di New York. E’ Carlo Brigante, ex boss dell’eroina americana, uscito in anticipo dal carcere grazie a un cavillo giudiziario dopo soli 5 anni. Definirlo “gangster redento” è riduttivo: è un antieroe, uno stanco combattente deciso ad abbandonare le sue orme dopo aver percorso una via pericolosa.

All’udienza di scarcerazione dichiara al giudice di essere cambiato, di volere un’altra vita e da spettatori consumati stentiamo a crederci finché non lo vediamo noi stessi.

Si può dire che il protagonista di questo film, è quello che sarebbe potuto essere Tony Montana, forse la più famosa interpretazione di Al Pacino, se solo fosse sopravvissuto abbastanza a lungo in quella stessa vita.

Come sempre Pacino ci regala un personaggio a tutto tondo, dalla personalità complessa e con un carisma da mentore: nel corso del film dispensa da una voce in secondo piano le sue regole, la sua esperienza del mondo.

La sua è la storia di un uomo travagliato e inseguito dalla sua vita, che quasi come un bambino sogna di scappare via su un’isola tropicale a vivere con serenità assieme alla donna che ama, inseguendo un sogno a detta di tutti ridicolo per un come lui: noleggiare automobili, “distribuendo anche grandi sorrisi”. Quest’uomo è sopravvissuto con fatica attraverso una realtà durissima, lui stesso si meraviglia di non essere ancora in una cassa di legno, e protende le sue dita verso una vita idilliaca. Ma lei più lui si avvicina più si allontana lasciandosi soltanto sfiorare.

 

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“Fai quello che devi fare per sopravvivere, e tu così diventi quello che sei”

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Le facce che vede sono diverse, non si riconoscono più dai lineamenti ma dalle intenzioni che le animano: desiderio di guadagno, di un’ affermazione che in un certo ambiente, reale anche se distante da noi, si costruisce con la violenza, il cinismo.

Il dramma di Carlito è di non riuscire a raggiungere i suoi sogni per essersi mantenuto leale verso chi lo circonda, al contrario sempre più corrotto dall’egoismo.

Questa lotta continua e mai appagata ha un che di romantico, nel senso letterario del termine, l’eroe romantico nell’arte fallisce sempre, è una lezione amara, Calvino scrisse questo pochi decenni fa:

“L’inferno dei viventi non qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio.”.

 

[box] Morivate dalla voglia di sapere che

Inizialmente sul set de “Il Padrino”, opera che ha lanciato la sua carriera, soltanto il regista Francis Ford Coppola lo riteneva all’altezza del ruolo. Prima che fosse girata la celeberrima cena in cui Michael Corleone uccide il boss Sollozzo e inizia la sua ascesa nella famiglia, si vociferava sul set che Pacino stesse per essere rimpiazzato. La sua interpretazione fino ad allora infatti era stata quella di un ragazzo semplice, inadatto a diventare il nuovo boss. Questo a detta dell’attore era intenzionale: difatti Michael nel corso della vicenda subisce una netta trasformazione, causata da una serie di lutti e determinate circostanze che l’hanno reso il capofamiglia senza scrupoli che gli è valso una nomination agli Oscar come “miglior attore non protagonista” nel 1973 e un posto fisso nei libri di storia del cinema.[/box]

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