• domenica , 25 Ottobre 2020

"Stare al mondo ed essere me stesso sono un tutt'uno"

[box] di Camilla Mongini e Carola Aquino [/box]
Chi è l’uomo?
Cos’è la realtà?
Qual è il suo ruolo nel mondo?
L’eco della Risposta ci giunge per bocca di Lodovica Maria Zanet, docente di filosofia dell’Università Cattolica di Milano che incontra gli allievi di Seconda Classico A e B il 14 marzo a Valsalice.
Come S. Tommaso ci insegna, instaurare una relazione necessita di un punto di congiunzione tra i due interlocutori perchè l’uno non sia sordo alle ragioni dell’altro.
Cosí, mentre i giovani alunni si calano nelle vesti di filosofi in erba, la docente torna lentamente ragazza, proiettata  all’albore dei suoi studi.
A partire dalla seconda metà del Seicento, l’uomo si affaccia prepotentemente sulla scena filosofica imponendosi come protagonista indiscusso. La coscienza del suo io va affermandosi con sempre crescente intensità, consapevole di quei difetti, vizi, limiti e crisi, prima indegnamente accantonati in quanto ritenuti denobilitanti e che, tuttavia, fanno della vita un’avventura meravigliosa ma al contempo terribilmente dolorosa.
Definita “res cogitans”, la creatura umana pensa, vuole, desidera, dubita… ed in tal modo fa presa sulla realtà, modificandola tramite gli atti e modificandosi tramite i vissuti. È quella che chiamiamo esperienza, suprema “magistra vitae”. Gli errori e i traumi, figli del desiderio infinito che ci anima e che, tuttavia, va ben oltre la capacità attuativa di cui siamo padroni, possono essere attutiti da una sorta di “quadrifarmakon“: disponibilità, disbrigo, esonero e plasticità. Una volta compreso che il mondo è alla nostra portata, è necessario gestirci bene in esso, estraniando tutti quegli aspetti che la nostra piccolezza ci impone di escludere, restando tuttavia aperti al nuovo.
Eppure, tale “strategia” non ha suscitato numerosi consensi tra il giovane auditorio.
Le obiezioni mosse dagli alunni ricordano una citazione di “Vita di Pi” che teniamo a condividere:
“Combattiamo all’infinito. Combattiamo senza curarci di quanto ci costa, delle sconfitte che incassiamo, dell’improbabilità del successo. Combattiamo fino all’ultimo respiro. Non è una questione di coraggio. L’incapacità di arrendersi è un dato caratteriale. Forse è semplicemente stupida fame di vita.”
E proprio questo ha fatto sì che chiedessimo di incontrare la docente in sede privata.

 

Limitare o stimolare il desiderio?

Per rispondervi cito Teresa di Lisieux: “Dio mi ha dato la grazia di non crearmi mai illusioni su ció che avrei incontrato”. Non limitare il desiderio, ma neanche proiettarlo su quanto è fuori dalla nostra portata. Piuttosto, educarlo.

Per lei, quando inizia la filosofia?

La filosofia è un modo molto semplice per rispondere a quesiti molto difficili. Inizia quando l’uomo si chiede chi è e perché sta al mondo.

Nella sua lezione ci ha parlato da filosofa o da persona?

Né ho la presunzione di autodefinirmi filosofa latrice di verità universali, né tantomeno l’ipocrisia di negarvi che il buon relatore deve guidare con sicurezza gli ascoltatori con tesi ottenute attraverso accurate ricerche. Solo così è possibile un’autorevole condivisione.

Corrente filosofica di riferimento?

Mi trovo concorde con il metodo fenomenologico fondato agli inizi del Novecento da Husserl. All’interno di esso figurano non solo filosofi ma anche scienziati, psicologi, giuristi e altri, tutti accomunati dalla fiducia in un metodo che rispetta la libertà, rifugge estremismi ed è applicabile ai vari campi del sapere, permettendo così di stare al mondo in maniera consapevole.

In che modo, secondo lei, la filosofia si rapporta con fede e scienza?

L’immensità del dibattito è tale da richiedere una lunga trattazione. Tuttavia cercherò di condensare il tutto in poche battute: tra fede e filosofia, come consolidato dai grandi pensatori della tradizione, non c’è contrasto ma coesistenza. Il filosofo ha una fiducia non teologica nella realtà: se poi è anche religioso, trova in Dio tutte le risposte. Per quanto concerne invece la scienza, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, la filosofia, che fino ad allora era un tutt’uno di fisica e metafisica, ha iniziato a vedersi sottratte via via le competenze di tipo quantitativo. Dell’antica gloria ora le restano solo la logica e la morale, mentre nostalgica guarda a ciò che prima le apparteneva e la rendeva grande.

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