• sabato , 24 Ottobre 2020

On the road: "In grembo a li Antenori"

Che classe!

Nel torpore di una mattina primaverile che stenta a rivelarsi, sfila rapido sulla Torino-Piacenza il pullman su cui le molli membra dei Quarantadue si adagiano stancamente, pallido fantasma dei baldi giovani partiti all’alba di un’uggiosa domenica.

Non più canzoni tamarre sparate “at full blast” e urlate a squarciagola.

Non più spintoni a forza di gomitate per accaparrarsi l’ambito posto al fondo del pullman o accanto al vicino.
Non più il rumoroso chiacchiericcio, allegro fastidioso sottofondo più volte messo a tacere dai prof.
Ora solo un placido russare, la testa sorretta dalla spalla del fido compagno, le profonde occhiaie frutto di bagordi notturni, gli ansiosi squilli di cellulari, segno della spasmodica attesa dei pargoletti al nido domestico.
Don… Don… E mi dicono, Dormi! mi cantano, Dormi! sussurrano, Dormi! bisbigliano, Dormi!
 In canti di culla  tutto tace.
Tra le teste arruffate dal sonno, soltanto due quelle chine a sfogliare un voluminoso diario di viaggio, scrigno dei preziosi ricordi che ancora offuscano la mente al dormiveglia.
Ma Hypnos finisce per vincere anche i loro vispi occhietti. In punta di piedi, sfiliamo rapide e curiose il manoscritto dalle loro mani inerti.
[box]Torino-Vicenza, domenica 24 marzo 2013[/box]

Che l’avventura abbia inizio!

“Il pullman per Vicenza pullula dei rozzi cori da stadio della mascolina Quarta B, mentre tra i primi posti le nostre orecchie avide e use al pettegolezzo (d’altronde godiamo fama delle più giulive fanciulle del Classico) sono tese a carpire ogni sillaba dei rumores di cui il professor Accossato ci fa confidenza.

Il nostro affannoso ascolto è interrotto per qualche breve secondo dal sorpasso alla Schumacher di uno sfrecciante pulmino di vecchietti arzilli, pronti ad irriderci con gesti comici ed esagerati.
Siamo accolti da una  pioggia che sferza i volti, fiacca gli animi e… rompe gli ombrelli.
 Simili a piccoli pulcini bagnati, ci disperdiamo con passo gocciolante ed incerto fra le viuzze della città debitrice al Palladio di tanta beltà. Il Teatro Olimpico ci stupisce con la sua maestosità capace di alleggerire il ruvido passo di un discotecaro e l’onore incorona Valsalice grazie alla performance di Bianca, giovane promessa del teatro. E mentre Dante stesso non ricevette l’alloro poetico, la nostra compagna viene iniziata alla gloria del palcoscenico nei panni prima di una struggente Giulietta, poi di una frizzante e seducente Mirandolina.
Una volta a Padova, ci portiamo con andatura scanzonata verso la Cappella Scrovegni, dopodichè, ancora abbagliati da tanta perfezione artistica, sazi nella mente ma non nello stomaco, ci gettiamo con foga su gramigna con salamella mantovana e tortellacci ripieni di radicchio trevigiano.”
[box] Belluno-Treviso, lunedí 25 marzo 2013[/box]

Pigiama party serale!

“Villa S. Pellegrino, meglio nota come casa Buzzati, si staglia nel panorama bellunese misteriosa ed enigmatica, con aria rustica e un po’ abbandonata. Ripercorrendo le orme del “pittore prestato alla letteratura” dietro la guida della nipote, sveliamo i luoghi nei quali prendono vita i personaggi dei suoi racconti fantastici. Incespicando continuamente nella fanghiglia, scopriamo il granaio abitato da un mitico fantasma, il grande giardino delle gobbe e il possente antico albero ispiratore di uno dei suoi ultimi scritti.

La visita trevigiana dei sepolcri di Pietro di Dante e Francesca Petrarca tocca l’apice con l’episodio delle due disperse, capaci di smarrirsi nei meandri della città e di travolgere nell’impresa anche due impavide soccorritrici. Resterà nella storia la simulata aria tetra con cui il professor Accossato accoglie le quattro “desaparesidos”, facendo impallidire le responsabili, minacciando l’una di chiamare a casa e l’altra con la temutissima interrogazione di Divina Commedia da tenersi rigorosamente al microfono.
La fine della giornata vede altre nove fanciulle divenire preda degli scherzi di un gruppo di apparentemente loschi individui, che le spaventano al punto da indurle a pietire ricovero presso il ristorante da cui erano appena uscite. Scortate da un cameriere temerario, usano l’uscita secondaria, tra le fragorose risa di quelli che alla fine si rivelano essere solo degli innocui adolescenti.”
[box] Ville venete-Padova, martedì 26 marzo 2013[/box]

Pochi ma buoni!

“Un timido sole ci accompagna lungo il Brenta, insieme alle puntuali (qualcuno dello scientifico – ma forse ci sbagliamo – ci pare aver udito dicesse persino pedanti) chiose del professor Accossato sulla Divina Commedia. Le ville venete hanno il potere di catturare l’attenzione dei più insensibili al bello e la passeggiata nei maestosi giardini – di chiara ispirazione Versailles – di Villa Pisani riscuote larghi consensi anche tra i più fiacchi.

A Padova, dopo la visita alla Chiesa di S. Antonio (dove un acido prete non manca di rimproverare qualcuno che tiene le mani gelate ficcate in tasca), ci disperdiamo per ritrovarci solo alla sera: chi si fionda in tutta fretta in negozi e negozietti con l’ansia che chiudano prima di poter fare il pieni di ricordini, pizzi, pizzetti e falpalà, chi corre a scaldarsi in un bar, chi si rintana in hotel per recuperare le ore di sonno consumate in chiacchiere e risate la sera prima…
Sappiamo poi di tre donzelle che, da giorni ostinate a voler prendere l’aperitivo allo storico caffè Pedrocchi, si imbattono in un’insolita accoglienza: oltre a quanto ordinato, sono omaggiate di fiumi di Spritz e vassoi traboccanti di delizie di ogni genere. “Galantuomini seduti al tavolo vicino?”  “Vecchie conoscenze?” “Ignoti ammiratori?” si affastellano con curiosità le voci civettuole delle compagne. Fatto sta che alla fine sono richieste di una foto con il principale: tutto il resto è un mistero.”
[box] Sabbioneta-Torino, mercoledì 27 marzo 2013[/box]

Un cuore per noi ragazze, Rossopomodoro ci dedica una pizza!

Inaspettatamente, data l’elevata concentrazione di presenze femminili soprattutto al Classico, la partenza alla volta di Sabbioneta avviene perfettamente in orario, giusto qualche contrattempo legato a chiavi dimenticate e valigie da ultimare.

Vicino al luogo di nascita virgiliano (ricordiamo il celebre epitaffiio “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope”) è infatti situata una cittadina di pochi abitanti, meno di un terzo di Valsalice (!), che racchiude però in sè una ricchezza artistica immensa. Siamo guidati nei palazzi nobiliari ormai in parte rovinati a causa prevalentemente degli interventi dovuti al vento di libertà e anti-nobiltà della Rivoluzione Francese. Affaticati però da tutti questi giorni di marcia quasi militare e, in parte, dalla rapidissima parlantina all’apparenza irrefrenabile della nostra accompagnatrice alla scoperta della cittadina, lo scoccare del mezzogiorno e con esso dell’orario dedicato alla rifocillazione è proprio un bel sollievo. L’ “ultimo pranzo” è consumato in una trattoria molto alla buona ma di ottima cucina (prova di ciò il fatto che  molti degli avventori sono camionisti) con tutta la nostra classe e il professor Accossato che, fra un buon bicchier d’acqua (il professore è infatti astemio, notizia indiscretamente rivelata a Treviso dove il prof. avrebbe per l’ultima volta toccato un goccio d’alcool) e il “delizioso” profumino di gas di scarico e campagna, ci rivela stuzzicanti (almeno per noi pettegole)  particolari di cui siamo ovviamente gelose.
Gelati, strani conti pazzi, teste sbattute, film, battute, divertimento, amicizia, si conclude il nostro pellegrinaggio, con leggerezza e un sorriso sulle labbra.”
 
Chiudiamo il diario e lo riponiamo con circospezione al suo posto.
Intanto qualcuno si è svegliato e, tra uno sbadiglio e l’altro, tira coi compagni  le fila della gita:
Virginia: “Direi che è stata una gita “degna del classico”, densa di nozioni culturali condite da splendidi spettacoli monumentali, frutto del genio artistico di un’epoca fiorente.
Malgrado la sua scarsa praticità ringraziamo il rigido freddo che ci ha tenuti svegli e reattivi anche in quei momenti in cui la nostra resistenza fisica è stata messa duramente alla prova .”
Luisa: “I colori della cappella degli Scrovegni mi sono rimasti scolpiti nella mente.”
Giulia: “Record valsalicense: visita di sette località sparse tra Veneto e Lombardia in soli quattro giorni. Morfeo non ha certo avuto modo di fiaccare le nostre giovani menti, se non che ora domina il tranquillo viaggio di ritorno.”
Maria Laura: “Scene belliche a Villa Buzzati: noi (e le nostre belle scarpette!) ne usciamo materialmente provati, come reduci da un fangoso campo di battaglia.”
Francesca: “Nemmeno in palestra si fa tanto moto, intellettuale e fisico. Ma d’altronde: “Mens sana in corpore sano”.”
Elena: “Una gita fantastica tra Rinascimento e Buzzati. Il  freddo è stato un compagno fedele durante questa lunga gita!”
Virginia: ” Dieci più alla mitica vecchietta che ci ha offerto il limoncello!”
Sara: “Stancante ma interessante.”
Maria Laetitia: ” Tempo inenarrabilmente fangoso, ma nonostante le tante numerose intemperie ce l’abbiamo fatta: abbiamo visto fiotti di “bei fioli” veneti… La gita è decisamente riuscita nel suo intento: siamo state colpite al cuore.”
Bianca e Mariasilvia: “Tanti bei figliuoli… Il Veneto dà grandi soddisfazioni!”
Alessandra: “Questa gita è stata il miglior investimento: ho allenato la mente ma soprattuto i glutei . Grande maratona culturale.”
Ed ecco a voi alcune immagini del viaggio più il video “ufficiale” della gita

Arrivederci!

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