• martedì , 27 Ottobre 2020

One billion rising, uno tsunami travolgente

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«Un miliardo di donne violate è un’atrocità, un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione»

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Le donne di tutto il mondo il 14 febbraio sono scese in piazza e hanno detto un grande NO! contro gli abusi sessuali e il femminicidio.

Il loro è un grido interminabile, che da anni non viene ancora ascoltato. Tanti, troppi i provvedimenti presi contro la violenza sessuale sulle donne, ma nessuno efficace e risolutivo. Ci hanno quindi provato loro, donne provenienti da ogni parte della Terra che, accompagnate dalle note dell’ormai celebre canzone “Break the chain”, hanno trasformato il lamento in una danza.

 

Le tre sole parole del titolo racchiudono lo slogan della giornata: “ROMPIAMO LE CATENE”. Il messaggio è chiaro: l’uomo che picchia non ama. Anche Luciana Littizzetto a Sanremo si è espressa sull’argomento “L’amore, con gli schiaffi e i pugni, c’entra come la libertà con la prigione”. Dopo il suo lungo e seguitissimo intervento la comica torinese si è anche esibita insieme a 50 ballerine nel famoso ballo, dimostrando la sua completa adesione al progetto.

 

Il flash mob è partito da New York ed è stato poi riprodotto in America Latina, Europa, Medio Oriente, Asia e soprattutto Africa, coinvolgendo più di 160 paesi. Il risultato? Migliaia di persone che insieme hanno bloccato le vie delle più importanti città del mondo e dato vita a una radicale trasformazione.

 

Le donne di Bukavu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, ballano nel giorno di San Valentino per manifestare contro la violenza sulle donne.

La mente dello sciopero globale è Eve Ensler, famosa drammaturga statunitense a capo del movimento V-day, che si è da sempre mobilitata contro i soprusi sulle donne. Come lei stessa ha detto alla vigilia dell’evento i maltrattamenti sulle donne sono un’epidemia patriarcale. Questa non solo ci coinvolge tutti direttamente ma ci spinge a operare di concreto per riuscire a spogliare la società dal concetto, ormai primitivo, che vede la donna in uno status di subordinazione rispetto all’uomo.

La forza travolgente dell’iniziativa ha raggiunto anche la città di Moncalieri. Per più giorni al Majorana tutte le ragazze della scuola si sono incontrate in palestra per provare il ballo.

La grinta dimostrata dalle giovani era palpabile. Come altre milioni di persone il giorno di San Valentino si sono quindi colorate di nero e rosso e nel cortile interno della scuola hanno riprodotto la coreografia.

Nonostante molte fossero inesperte danzatrici, hanno partecipato con grinta a un progetto, “One billion rising”, di carattere internazionale che riconosce nella manifestazione uno strumento valido per agire concretamente.

La rivoluzione è inziata.

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La mente del flash mob: Eve Ensler

Eve Ensler è l’ideatrice dell’iniziativa che il giorno di San Valentino ha coinvolto milioni di persone in tutto il mondo. E’ stata sceneggiatrice, drammaturga e attrice ma ciò di cui va più fiera sono “I monologhi della vagina”, raccolta di testi, da lei scritti, che trattano di argomenti legati al mondo femminile. Sono, anzi, da considerarsi il manifesto della sessualità femminile e anticipano in parte le idee promosse dalla statunitense nelle sue campagne contro la violenza sulle donne. La stessa Ensler in giovane età è stata vittima di abusi carnali e quindici anni fa ha fondato il movimento V-Day, dove V sta per vittoria, vagina e Valentino. Per Eve la danza è una “via diretta alla verità”. Ecco perché ha deciso di diffondere il suo messaggio tramite un ballo che unisce tutte le donne, divenendo il fulcro di “One billion rising”. Un personaggio chiave, dunque, per la battaglia delle donne contro la violenza domestica.

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