• mercoledì , 28 Ottobre 2020

L'addio a Jannacci, il poeta con le “scarp del tennis"

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In Sant’Ambrogio i funerali di Enzo Jannacci, basilica piena per un uomo di grande genio e umiltà

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2 aprile, Milano porge l’ultimo saluto a Enzo Jannacci, stimato artista italiano, non solo in ambito musicale. I cittadini riempiono la basilica di Sant’Ambrogio,dove si tiene il funerale; presenti tutti i suoi più cari amici, anche Adriano Celentano, che non riesce ad assistere alla cerimonia; l’uscita della bara è accompagnata dalla banda e dallo scroscio degli applausi dei presenti. Testimonianza dell’affetto e del calore che Milano ha dato a quest’uomo, che a sua volta ha arricchito l’immagine della  sua amata città.

E’ proprio tra le vie di questa città che nasce la sua passione per la musica jazz e rock’n’roll, coltivata fin dalla tenera età. Nel terzo decennio di vita Enzo collabora con Tony Dallara e successivamente con Adriano Celentano. Sempre alla ricerca di nuove esperienze, fonda un duo con l’amico Giorgio Gaber, insieme noti come “I Due Corsari”.

Non ancora soddisfatto, decide di incidere i primi dischi da solista, ottenendo grandi successi.

Le profonde canzoni di Jannacci si dipanano su svariati argomenti e trasmettono immagini significative e ironiche; molte di esse si basano su temi sociali (“Gli Zingari”, “El portava i scarp del tennis”), che coinvolgono anche i soprusi dei potenti (“Ho visto un re”) e criticano il perbenismo. La sua tipica poetica cantautorale, difficile da riscontrare in tempi odierni, coinvolge molti ascoltatori e dà voce a coloro che non ce l’hanno. Crea un mondo particolare, tutto da scoprire.

Le scarpe da tennis poste ai piedi della bara di Enzo Jannacci.

Enzo, tuttavia , non ha talento solo nella musica, ma amplia    le sue prestazioni al mondo dello spettacolo e del cabaret, lavorando insieme a personaggi come Cochi e Renato e Dario Fo.

Simultaneamente porta avanti la professione di medico, prova del suo rimanere con i piedi per terra, a contatto con la vita terrena; del suo rinunciare a godersi il discontinuo successo, ma non la vita

L’umiltà dell’artista è raffigurata dalle “scarp del tennis” indossate da un “barbun” in una sua celebre canzone; ma la modestia non è stata la sua unica caratteristica: egli si è dimostrato ironico e drammatico, comico e romantico; è stato un uomo “a tutto tondo”. Diceva: “son padrone ancor della mia vita, e goder la voglio sempre più”. E sembra esserci riuscito. Ha creato una personalità difficile, se non impossibile, da emulare, che andrebbe sempre ricordata.

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I Due Corsari

A distanza di dieci anni dalla morte di Giorgio Gaber (1 Gennaio 2003) anche Enzo lascia la sua Milano. Il sodalizio nasce al termine del 1958, in seguito alle collaborazioni con i Rocky Mountains e con i Rock Boys: Enzo decide di formare un duo di cantanti. Tra i due nascerà una solida e sincera amicizia, che non si limita solo alla collaborazione musicale. L’esordio avviene con dei 45 giri, improntati sul nascente rock’n’roll, con qualche accezione melodica. E’ un grande successo il brano “Birra”. Dopo la produzione di altri due flexy-glass (“Come facette mammeta” e “Non occupatemi il telefono”) il duo si divide, a causa dei successi da solisti di entrambi. Il duo milanese, nonostante le poche produzioni, ha molto influenzato la musica nata successivamente e le menti dei giovani del tempo. Oggi i due geni del rock si sono riabbracciati, magari sorseggiando una bionda al ritmo di “Birra”.

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