• sabato , 31 Ottobre 2020

Il match da vincere

L’atmosfera che invade lo Juventus Stadium non ha nulla da invidiare a quella carica di tensione che si percepiva ancora qualche settimana fa in occasione di scudetti e qualificazioni in Champions League. Lo stadio è gremito di gente (41.247 biglietti venduti), ma non c’è più niente di bianconero: tutto è un tripudio di colori, un simbolico inno alla vittoria e alla voglia di vivere di chi la vera partita l’ha già vinta, o la speranza di chi sta ancora cercando di vincerla dando un calcio alla malattia, un calcio alla difficoltà.

Quella da vincere è LA partita, quella con la P maiuscola, contro il cancro e contro le malattie genetiche rare. Quella partita che milioni di persone cercano di vincere ogni giorno e che non conosce striscioni, cori razzisti e risse; che non è mai la prima pagina di un quotidiano o la prima notizia al telegiornale. Quella partita che non si può perdere, perché una sconfitta di uno è un po’ la sconfitta dell’Uomo.

Paradossalmente le due squadre in campo (Nazionale Italiana Cantanti e la squadra delle stelle dello sport) non giocano una contro l’altra, ma giocano insieme per vincerla, la Partita, unite all’istituto di Candiolo e all’associazione Telethon (tanto che nelle foto di squadra compare anche lo staff dei medici dell’istituto). Per una sera si mette da parte l’antipolitica o la squadra di appartenenza. Poco importa se a giocare sono Cota o Renzi, Nedved o Inzaghi. Tutti vestiti con la stessa maglia, per ricordarci che esistono cose più importanti della squadra di appartenenza e dell’antipolitica. 

Che poi, certo, siamo italiani: quando vediamo un pallone non capiamo più niente, noi la passione (l’ossessione, la mania) per il calcio ce l’abbiamo dentro, soprattutto se la partita è animata e divertente (i risultati parlano chiaro: un sudatissimo 9-9). Senza contare gli scontati apprezzamenti del pubblico (maschile) per le grandi glorie del calcio come Nedved, Conte, Inzaghi e Ferrara, e quelli del pubblico femminile per il “talento calcistico” di Bova, Bocci e Preziosi.

L’aria vibrante che si respira ricorda la tensione di un derby, di una finale, epurata da tutti quei nei antiagonistici che male si sposano con uno sport sano e gioioso quale dovrebbe essere il calcio. Ma questa è la partita del e dal cuore, e quando c’è in ballo il cuore, quando c’è in ballo la vita, italiani o no, non c’è spazio per l’egoismo, per l’inciviltà, né tanto meno per l’indifferenza.

Al termine della partita l’equa premiazione delle due squadre, senza, però, dimenticare chi siano i VERI campioni, i vincitori della VERA partita.

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