• sabato , 31 Ottobre 2020

L'Italia contro la 194

La vita è stata la protagonista della Marcia che si è tenuta a Roma il 12 maggio scorso. Dal Colosseo a Castel Sant’Angelo si è dipanato un corteo composto da 40.000 perone. Si tratta della terza edizione di questa Marcia che canta alla vita affinché venga cancellata la Legge 194 sull’aborto. È stato un vero trionfo di tutti coloro che amano la vita e la difendono, di tutti coloro che chiedono che venga al più presto abrogata quella legge che permette l’omicidio degli innocenti, quella legge che la portavoce della Marcia, Virginia Coda Nunziante, ha ricordato che ha prodotto circa 6 milioni di vittime. Papa Francesco si è unito calorosamente a questa Marcia, benedicendola e parlandone all’Angelus di piazza San Pietro, invitando  «a mantenere viva l’attenzione di tutti sul tema così importante del rispetto per la vita umana sin dal momento del suo concepimento» e al termine del Regina Coeli è andato incontro in papamobile ai manifestanti che percorrevano via della Conciliazione.

Il corteo era aperto da un trenino pieno di bambini, dai malati dell’Ordine di Malta e dell’Unitalsi e dalla banda di Formello. La Marcia si è svolta in un clima pacifico e festoso, in un tripudio di bandiere, di slogan e di cartelli grandi e piccoli inneggianti alla vita e contro la legislazione abortista vigente in Italia e altri Paesi del mondo.

Tra le personalità di spicco che sono intervenute all’inizio della manifestazione ricordiamo Jeanne Monahan, Presidente della March for Life di Washington; Lila Rose, attivista pro-life tra le principali avversarie dell’ente abortista Planned Parenthood e il dottor Xavier Dor, Presidente di SOS Tout-Petits. Dor ha portato la protesta e la preghiera antiabortista in ospedali e cliniche, dove si pratica l’infanticidio. Proprio per la sua azione è stato perseguitato più volte per aver organizzato manifestazioni senza autorizzazione  e fu condannato, in particolare, dopo il 1993, quando fu emanata la legge contro il reato di ostacolo all’aborto legale: subì addirittura il carcere, scontando la pena a Bois d’Arcy nel novembre 1997 e visse la libertà vigilata nel gennaio 1998. 

Tra i primi a partire c’è stata anche la figlia di santa Gianna Beretta Molla, Gianna Emanuela, che nacque perché sua mamma decise di morire per lei.  Sul palco è salito anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno e a sfilare per tutto il percorso il Cardinale Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica e grande sostenitore delle marce pro-life. La sera prima dell’evento, il Cardinale ha definito l’aborto «un vero crimine, anche legale, divenuto comune nella nostra società». Da qui l’urgenza di «purificare una società dominata dalla cultura di morte» e di «rivestirsi di Cristo attraverso preghiera e penitenza». «La nostra Marcia per la Vita ‒ ha aggiunto ‒ procede dalla nostra adorazione eucaristica. La nostra fede non può restare chiusa nel tempio, ma deve esprimersi nella carità verso il prossimo. Occorre opporsi dunque a chi vorrebbe marginalizzare il cristianesimo e relegarlo alla sfera privata per ribadirne il ruolo legittimo nello spazio pubblico». Il cardinale Burke ha concluso definendo la Marcia un’ «espressione di fede cattolica e atto di servizio alla società in cui viviamo e al suo bene comune».

Oltre a Virginia Coda Nunziante e Francesco Agnoli, promotori e co-organizzatori della manifestazione, erano presenti moltissime personalità fra cui: Alberto Zelger e Luigi Coda Nunziante, rispettivamente presidenti del Movimento europeo per la difesa della vita e Famiglia Domani, le due associazioni all’origine della Marcia per la Vita; Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto; Mario Palmaro, presidente del Comitato Verità e Vita; Gianfranco Amato, presidente di Giuristi per la vita; Toni Brandi, direttore di “Notizie Pro Vita”; Paolo Deotto, direttore di “Riscossa cristiana” e Sandro Fontana, direttore di “Vita nuova”; Giovanni Zenone, di “Fede e Cultura”; Massimo Gandolfini, vicepresidente di Scienza e Vita; Vita Umana Internazionale con mons. Ignacio Barreiro; l’Associazione Famiglie numerose e Famiglie numerose cattoliche. Numerosi i medici in camice, i ginecologi e le ostetriche cattolici. Numerose le rappresentanze dei Centri di Aiuto alla Vita, dei gruppi “Scienza e vita”, dei Gruppi di preghiera di Padre Pio. Tante anche le parrocchie. All’avvocato Claudio Vitelli si deve l’organizzazione tecnica della Marcia, al Popolo della Vita, di Alfredo Iorio e Gianluca Porta, l’impeccabile gestione, anche quest’anno, del servizio d’ordine e all’Associazione La Musa di Avellino la distribuzione dei palloncini. Molti, soprattutto giovani, indossavano le magliette ufficiali della Marcia per la Vita e si notavano le t-shirt “cattoliche” del gruppo veronese Sine Timore e quelle distribuite con abbondanza dai promotori della raccolta di firme “Uno di Noi”.

Erano rappresentati molti Paesi del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina.

La Marcia ha dato il suo arrivederci al 4 maggio del 2014, sempre a Roma, per chiedere ancora di più la soppressione di una legge di morte che è contro gli uomini e contro la legge di Dio.

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