• martedì , 24 Novembre 2020

Economicamente parlando

Maggio, ultimo mese dell’anno scolastico, imperversa con furia implacabile. Fioccano come soffioni gli ultimi compiti scritti, interrogazioni orali decisive, verifiche di recupero ed incoraggianti esortazioni degli insegnanti. Per alleggerire il clima di apprensione generale, Valsalice propone spettacoli teatrali (debitamente immortalati da don Cip), giornate dedicate allo svago (il 2 giugno tutti a Lombriasco) e interessanti corsi di orientamento universitario. Queste iniziative sono aperte non solo ai maturandi, ma soprattutto agli studenti più giovani ancora incerti sul cammino post liceale da intraprendere.                       

In particolare il prof Bruno ha segnalato un incontro con la professoressa Giovanna Vallanti, docente di macroeconomia ed econometria presso la Luiss di Roma.                                                                                                                                                                                                        

Venerdì 17  maggio la prof.ssa Vallanti ha tenuto in sala audiovisivi una lezione effettiva di economia, per consentire ai presenti un approccio più consapevole a questo indirizzo di studi.
L’aula era gremita di studenti, prevalentemente del classico, accostatisi all’evento con un misto tra curiosità ed esitazione, dettati dalla diffusa convinzione che l’economia sia una facoltà preclusa alle menti meno pragmatiche e calate in studi umanistici.
Tale luogo comune è stato smentito più volte dalla professoressa durante l’incontro: l’economia, infatti, è una scienza socialmente utile più che meramente pratica, e la matematica lo strumento di cui essa si serve per collegarsi alla realtà concreta.

La lezione è iniziata con la presentazione di grafici raffiguranti l’aumento del PIL mondiale, conseguenza della seconda rivoluzione industriale, un fenomeno relativamente recente.

L’economia agricola, strettamente legata alla terra e alla sua lavorazione, si è evoluta in economia industriale, caratterizzata dall’uso di macchinari all’avanguardia ai quali tutt’oggi si apportano costantemente modifiche e migliorie.

Il PIL mondiale (prodotto interno lordo), ovvero la somma dei beni prodotti e dei consumi effettuati all’interno di una nazione, è aumentato; di conseguenza è decollata anche la crescita economica.

Purtroppo questo dato positivo risulta essere una media, ovvero non tiene conto dei singoli Paesi: dai grafici emergono divari significativi e si notano profonde disuguaglianze tra situazioni di eccessiva ricchezza e altre di estrema povertà.
Inoltre è bene sottolineare che non sempre l’aumento del PIL è proporzionale allo sviluppo economico; quest’ultimo indicatore tiene conto di un distretto ben più esteso e considera fattori come l’aspettativa di vita, l’alfabetizzazione, l’assistenza sanitaria, il tasso di povertà dei cittadini; in poche parole il benessere sociale.

 

Il lavoro dell’economista si riassume essenzialmente in 4 step:

 1) osservazione dei dati (ottenuti mediante indagini compiute da enti pubblici di ricerca   statistica);

 2)   spiegazione dei dati ottenuti;

 3)   stabilire una relazione tra causalità dei fenomeni (ANALISI POSITIVA);

4)   costruire un modello economico in grado di interpretare la realtà e di fornire suggerimenti di politica economica.

 

Esiste una semplice equazione che determina efficacemente i fattori di sviluppo economico di un Paese e la loro stretta interconnessione

 Y = F (A, KL)

 

A indica il fattore tecnologia: il progresso tecnologico migliora l’efficienza dei fattori produttivi;

K indica il capitale fisico, ovvero i mezzi a disposizione;

L è il capitale umano dei lavoratori.

 

Ci siamo soffermati maggiormente su questo ultimo fattore L, che nella fattispecie ci riguarda in maniera più diretta.

Esso si suddivide in High skilled e Low skilled: l’appartenenza di noi medesimi a una delle due categorie è legata al percorso di studi che abbiamo conseguito. Il capitale umano è determinato dalle abilità, dalle conoscenze acquisite e dall’esperienza lavorativa. E’ una variabile fondamentale per la crescita di un Paese: l’investimento in dottorati di ricerca favorisce la scoperta di invenzioni utili in ogni settore e dunque vertici dello sviluppo.
Inoltre garantisce un brevetto allo Stato fautore della determinata invenzione, una garanzia giuridica  che tutela il diritto di copyright e al tempo stesso incentiva la produzione.


L’Italia è uno Paese notevolmente industrializzato, che si distingue positivamente a livello europeo e mondiale per quanto riguarda la produzione (fattore K), ma purtroppo è assai poco lungimirante nel considerare il fattore L; non spende risorse per la ricerca scientifica e penalizza gli studiosi: tenta di mettere in moto la macchina senza aver prima revisionato il motore. Questo è uno dei tanti motivi per cui non sembra riprendersi dalla tremenda crisi odierna.

La conferenza si è conclusa con riflessioni scaturite da questa triste realtà ; sono emerse alcune domande da parte del pubblico di uditori, forse un po’ ingenue ma indubbiamente interessate, alle quali la professoressa ha risposto in maniera estremamente esaustiva.
Un altro aspetto interessante emerso dal dibattito è l’elasticità della materia trattata: esistono varie competenze richieste allo studente, non è sufficiente la destrezza in campo matematico, l’intuito istintivo o la prontezza nei semplici calcoli; occorre possedere una visione completa a trecentosessanta gradi di ogni prospettiva, riuscire a misurare il fenomeno per trarne poi conclusioni ponderate. Ecco il motivo per cui un ragazzo, a prescindere dal percorso formativo conseguito, è potenzialmente in grado di iscriversi e frequentare con successo questo tipo di università. Il discriminante riguarda piuttosto la metodologia, l’impegno e la serietà con cui ha frequentato il triennio. 

Per concludere il breve riassunto di un pomeriggio così intenso, riporto due semplici domande, affiancate da risposte molto esaurienti fornite dalla professoressa, che permettono di approfondire la conoscenza di un’insegnante davvero straordinaria.

 

Che tipo di studi ha intrapreso?

La mia scelta del liceo scientifico è stata inequivocabile e dettata dalla convinzione (e dall’auspicio di mia madre) che il mio futuro mi attendesse dietro l’uscio di uno studio commercialista.

Dopo aver ottenuto il diploma mi sono iscritta a Economia e Commercio presso l’Università di Urbino, che ho frequentato fino al ’96, anno in cui mi sono laureata. A quel punto il mio futuro incombeva come un grande punto interrogativo.
Il sogno di commercialista andava via via affevolendosi, sia perché sentivo lo percepivo come un mestiere a me estraneo sia a causa della a scarsa offerta lavorativa. I casi che la vita riserva sono tuttavia imprevedibili: ho vinto una borsa di studio presso la London School of Economics  che mi ha permesso di proseguire e approfondire gli studi  economici e di conseguire il certificato Ph.D.

Tornata in Italia grazie anche a questa qualifica supplementare non è stato difficile trovare un posto di lavoro: sono stata convocata dalla Luiss e oggi insegno macroeconomia ed econometria nel triennio. 

Un consiglio partecipe rivolto ai giovani studenti per emergere in qualunque settore lavorativo, una massima generale!

 Un messaggio che  tengo a trasmettere ai ragazzi è che al giorno d’oggi sono sempre più necessarie doti come l’impegno e la determinazione per riuscire ad affermarsi: la concorrenza accanita sul mercato lavorativo richiede individui competenti e adeguatamente preparati.
Per accedere ad alcune proposte formative è spesso necessario presentare una buona media di voti e una lettera referenziale. Inoltre è fondamentale vantare una perfetta padronanza della lingua inglese e, se possibile, trascorrere alcuni mesi all’estero partecipando a corsi qualificanti per ottenere un master

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