• lunedì , 19 Ottobre 2020

Orgogliosamente povera

In  questo periodo di crisi economica, dove ognuno deve cavarsela con quello che si ha, sembra inconcepibile che qualcuno decida volontariamente di abbandonare tutto per vivere una vita che noi definiremmo di stenti.

Eppure, cosí ha fatto Laura Galletti, milanese, nata nel 1947. Dal 12 aprile 2001, dopo aver assistito ad un miracolo nel luogo della decapitazione dell’apostolo Paolo, ha fatto voto di non toccare mai più il denaro e di non fare mai più una richiesta, se non al Papà (così lei chiama Dio): “Mi accorgo che posso guardare il sole senza accecarmi. Ho pensato che fosse un segno divino, come potevo ricambiare? Ho risposto: via tutto il denaro e mai più una richiesta”. Subito ci si rende conto dell’enormità di questa promessa, ma “era una promessa al Papà e non potevo più convertirla in una novena”.

Da quel giorno, decide di andare in pellegrinaggio nei luoghi dove la presenza del suo Papà è più forte: Medjugorje, Lourdes, Santiago di Compostela e Gerusalemme. Tutto ovviamente senza un soldo in tasca. Tutto quello di cui ha bisogno lo trova lungo la  strada o gli viene offerto da qualche anima buona: “Il traghetto per Cipro me lo pagò un controllore”.

Con un rapporto così forte con Dio, è naturale che il denaro risulti superfluo: la pensione sociale che le spetterebbe, di 429 euro al mese, viene devoluta a 15 padri del Terzo mondo, affinché possano rimanere nei loro paesi invece che venire a lavorare in Europa, abbandonando in loro cari. Prima del miracolo che le avrebbe cambiato la vita, aveva già intestato il suo conto in banca alle suore di Maria Teresa di Calcutta.

La “povera allegra”, come ama definirsi, non chiede nemmeno l’elemosina perché non è una barbona: “Se non segui delle regole, degradi. Io non vivo nel degrado perché non sono degradata.”

Il cibo che le serve per vivere o lo trova oppure le viene “regalato”, senza che lei debba mai chiedere nulla a nessuno: “Un turista straniero si è staccato dalla fila e mi ha consegnato un sacchetto con dentro un dolce di riso.”

Il vestiario, più tutto quello che le può servire durante l’anno, le viene regalato a Natale da una famiglia siciliana, con la quale vive quattro mesi in inverno.

La sua principale medicina contro le malattie è la fede sconfinata in Dio: “Dico a Papà: tu mi hai fatta e tu mi devi aggiustare. Non mi ammalo da anni.”

Per questa donna, così umile e piena di dignità, l’assenza di denaro non è un handicap, come avviene per molte persone, non è vista come una tragedia, bensì come un’opportunità, un mezzo per vivere al meglio e ancora più intensamente il rapporto con Dio e rendersi conto quotidianamente della sua presenza. “Liberi si è nell’essere, non nel fare. E quando lo si è nell’essere, il denaro, che è uno strumento del fare, perde valore”.

Un esempio di umiltà che non è facile trovare ai giorni nostri.

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