• domenica , 25 Ottobre 2020

Paese che vai, matrimonio che trovi…

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“Mi vuoi sposare?”: forse una delle più frequenti e comuni domande in tutto il mondo (cui si spera segua sempre una risposta affermativa!), posta da tanti uomini innamorati, ma a volte anche da coraggiose donne, magari stufe di aspettare che la tanto desiderata proposta venga dal fidanzato.

La domanda è sempre la stessa, ma la modalità di compiere il grande passo cambia a seconda della cultura e della nazione in cui ci si trova: dall’Ucraina alla Cina, dall’Africa al Giappone cambiano i colori, la durata della celebrazione o dei festeggiamenti, gli abiti dei novelli sposi, i gesti e le ritualità della cerimonia.

Anche se molti seguono ormai la moda tipicamente occidentale, in alcuni paesi o villaggi ucraini, per esempio, i matrimoni vengono ancora celebrati secondo le antiche usanze: i rituali hanno inizio dopo il fidanzamento, che non può mai essere di durata inferiore ad una settimana.
Il giovedì o venerdì prima della celebrazione viene cotto un pane, detto korovai, e il giorno successivo la coppia gira per il villaggio ad annunciare il matrimonio e ad invitare gli ospiti.
Dopo la celebrazione, che ha luogo di sabato se si tratta di matrimonio civile e di domenica se religioso, i due sposi vengono separati e viene allestito un banchetto a casa di entrambi.
Il marito viene invitato a casa della sposa, dove, solo dopo aver superato una piccola prova, potrà sedere al tavolo con la moglie. Quest’ultima deve recarsi invece a casa dello sposo, dove le viene data una cesta e in seguito a questo gesto riprendono i festeggiamenti, che continuano anche il mattino successivo, quando i due sposi si ritrovano a colazione con gli invitati.

In India, invece, il rituale inizia addirittura un giorno prima, quando le mani e i piedi della sposa vengono dipinti con una tecnica chiamata Mehendi durante una cerimonia cui partecipano anche alcuni ospiti.
Il giorno successivo, lo sposo, su di un cavallo splendidamente decorato, raggiunge la futura moglie e i due vengono accompagnati nel giardino dove avrà luogo la cerimonia, presieduta da un sacerdote che, di fronte ad un havan o piccolo fuoco, lega con un nodo il sari della sposa alla camicia dello sposo a simboleggiare la loro unione. I due sposi camminano poi intorno al fuoco per tre volte recitando inni sacri per la prosperità, la fortuna e la fedeltà. Si toccano poi a vicenda all’altezza del cuore pregando per l’unione delle loro menti e dei loro cuori. Il marito infine pone sul capo della moglie una polvere rossa a indicare la sua nuova condizione di donna sposata.

I matrimoni tradizionali giapponesi, invece, avvengono secondo il rito shintoista. Celebrati in alcuni momenti dell’anno considerati più propizi, essi vengono presieduti da un sacerdote. La sposa può decidere se indossare un kimono, colorato o bianco, oppure il tipico abito bianco occidentale; lo sposo invece indossa il kimono. Poiché il matrimonio è considerato una momento intimo e solenne, possono parteciparvi soltanto i parenti e gli amici più stretti degli sposi, dopo aver subito un rito di purificazione intingendosi con l’acqua che sgorga dalle fontane presso il tempio dove il matrimonio ha luogo. Durante la cerimonia gli sposi sono invitati a bere da tre diverse tazze il sakè e solo dopo questo gesto la coppia può considerarsi sposata.
Davanti al santuario, i due, tenendo tra le mani un ramo di pianta sempreverde, si inchinano e battono due volte la mani, a simboleggiare di fronte agli dei la sincerità dei loro propositi.

Per i Masai, un popolo che vive al confine tra il Kenya e la Tanzania, deve essere il padre a scegliere il futuro marito della propria figlia al momento della nascita della piccola.

Il matrimonio non può però essere celebrato prima dei trent’anni del futuro marito, quando cioè egli avrà dimostrato di possedere la sufficiente quantità di bestiame per poter mantenere una famiglia.
Il giorno delle nozze la sposa viene sottoposta a un lungo rito di vestizione da parte delle altre donne della casa, in seguito al quale viene posta un po’ di erba nelle sue scarpe con le quali, insieme al bastone della pastorizia, il tipico fimo, ella lascia la casa accompagnata dai familiari, dopo aver ricevuto la benedizione dal padre, che le versa una goccia di latte sul collo.
La sposa arriva così alla casa dello sposo che le porge un recipiente costituito da una zucca contenente latte acido che ella beve per poi offrire al futuro marito, in quello che è il gesto più importante dell’intera cerimonia.

In Cina la cerimonia ufficiale non avviene in comune o al santuario, bensì al ristorante, dove viene allestito un palco sul quale i due sposi si scambiano le promesse di matrimonio davanti agli invitati che, seduti ai tavoli, sorseggiano tazze di tè. Non vi è l’usanza dei testimoni, ma è invece presente un “assistente di nozze” che affianca gli sposi per tutta la giornata.
Colore dominante, a partire dall’abito della sposa, è il rosso, simbolo di felicità e prosperità.
La tradizione vuole che la donna sia trasportata su una portantina alla casa del futuro sposo, dopo aver osservato per tutto il giorno il digiuno e il silenzio. Prima di uscire di casa però si richiede a una persona particolarmente fortunata di pettinare i capelli della sposa, recitando la formula: “uno, pettinarsi per vivere felici; due, pettinarsi per vivere fino ai capelli bianchi; tre, pettinarsi per avere figli e nipoti”, a significare che ormai è finita la vita di ragazza per lasciare posto a quella di moglie.
Come si vede, le abitudini relative alla proposta matrimoniale ed al cerimoniale nuziale rimangono molto diverse nei vari paesi: fortunatamente c’è almeno qualcosa che sfugge alla “globalizzazione” ed alla uniformità che da questa deriva.

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