• martedì , 27 Ottobre 2020

TOC TOC…CHI E'? "A QUESTA CASA UN DI' DARO' ALBORE"

“Un tempo Piccolo mondo antico era oggetto di studio alle medie ed io, ragazzino, lo odiavo, non lo comprendevo, non ne comprendevo la maniacale cura ai dettagli; mi sono accorto, in seguito, che ciò che non riuscivo a capire era il luogo, l’ambientazione.”

Per chi è nato sul lago, in quella zona di confine fra l’Italia e il Ticino, dove la leggera brezza dal forte odore ti accarezza sempre il naso, il paesaggio descritto molti anni fa da Antonio Fogazzaro non è una sorpresa. Il ronzio dei battelli, lo spumeggiare dell’acqua dolce, lo starnazzare delle anatre, i monti verdeggianti che circondano il Ceresio, il lago di Lugano.

Antonio Fogazzaro nasce a Vicenza nel 1842 da una ricca famiglia borghese. Riflessivo, pacato e timido, trascorre la giovinezza nei mondi immaginari dei suoi amati libri, innamorandosi, sovente, delle eroine dei suddetti romanzi.

Avviato agli studi di legge, prima a Padova e poi a Torino, preferirà sempre la letteratura alla “scuola”; nel 1866 si sposa con Margherita Valmarana da cui nacquero Gina, Maria e Mariano.

Finalmente, dopo anni, arriva la notorietà come scrittore: nel 1881 viene pubblicato “Malombra”. Il successo giunge quattordici anni dopo con “Piccolo mondo antico”, dedicato all’unico figlio maschio, prematuramente morto di malattia.

Fogazzaro trascorre una serena esistenza fra Vicenza (dove si spegne nel 1911) e la casa di vacanza materna, a Oria, in Valsolda.

ANTONIO FOGAZZAROGiorgio Mellone custodisce ormai da ventisette anni questo scrigno, questa villetta affacciata sul lago, con la darsena, il cimitero, la chiesetta che ritroviamo fra le pagine del romanzo più famoso dello scrittore vicentino. Con il suo accento napoletano, ci accoglie nel “terrazzino della lirica”, lui che questa casa, dove centocinquant’anni fa scriveva Fogazzaro, la vive.

Innanzitutto: come arriva Antonio Fogazzaro in Valsolda?

Zio Piero, fratello della madre dello scrittore, era colui che amministrava questo luogo magnifico. Qui si rifugiò la famiglia Fogazzaro all’assedio di Vicenza, in quanto il padre di Antonio era un patriottico attivista combattente contro gli austroungarici. Questa fu la fortuna della casa: alla morte di Piero la casa fu lasciata in eredità a Fogazzaro, che la amerà e la rispetterà come la sua oasi di tranquillità.

Come continua la storia della casa?

Con la morte di Mariano e Maria, che prese i voti, fu Gina ad ereditare, insieme a suo marito, della famiglia Roi. Di mano in mano, il marchese Giuseppe Roi viene in possesso di questo paradiso che amerà di un amore folle e unico. Ho condiviso molti anni con quest’uomo straordinario, dalla cultura fuori dal comune, sempre pronto ad aprire le porte di questa residenza estiva ai curiosi.

Che accadde alla sua morte?

Il marchese morì nel 2009, affidando la casa al FAI. Questo ente, nei confronti del quale Giuseppe Roi nutriva un’immensa fiducia, la gestisce da quattro anni, nonostante essa sia affidata alla Fondazione Giuseppe Roi che si occupa di preservare l’arte e la cultura vicentina.

Qual è la sua storia, signor Melloni?

Quando il vecchio custode di villa Fogazzaro-Roi ando’ in pensione, nel 1986, il marchese, che stimava molto gli ideali dell’arma dei carabinieri, venne in caserma, alla vicina frontiera con la Svizzera alla ricerca di un volontario per sostituire l’ormai pensionato. Mi offersi io e da quel momento il mio cuore è diviso in due amori: questa casa e l’arma.

Ci permetta di entrare un po’ nei suoi ricordi: qualche aneddoto divertente…

Ne ho viste di tutti i colori in questi anni: un giorno si presentò persino una donna insistendo sul fatto che Franco e Luisa, i protagonisti di Piccolo mondo antico, avessero sul serio avuto una bambina. In realtà Ombretta, la famosa bimba che cadde nel lago e morì è l’unico personaggio di fantasia del romanzo ma rievoca, da lontano, una scivolata del piccolo Mariano in queste acque, dalle quali fu però salvato. Un’altra volta venne in visita la donna che da piccolina aveva interpretato la sfortunata nel film di Soldati, dedicato sempre al libro di cui sopra: restò per lungo tempo sulla darsena, immersa nei ricordi. La visita più commovente fu proprio quella della mia professoressa delle medie, che tanto mi aveva annoiato con Fogazzaro. Ci tenevo infatti a farle sapere, da Napoli, in che posto mai fossi finito.

La scrivania di Antonio Fogazzaro

La scrivania di Antonio Fogazzaro

E’ sera ormai, il sole sta calando e di fronte a questo spettacolo il signor Giorgio ci saluta spiritosamente, domandandoci: “E a chi non sarebbe venuta l’ispirazione in un luogo così?”

“…egli pensava a Luisa stravolta, livida, come l’aveva vista la mattina, quando s’era opposta come una forsennata, prima alla chiusura della bara, poi al trasporto, e quando nel cimitero aveva gettato lei con le sue proprie mani la terra sulla sua bambina, dicendole che l’aspettava e che sarebbe presto discesa a giacere con lei e che quello doveva essere il loro paradiso.”

(A. Fogazzaro, “Piccolo mondo antico”, parte seconda, cap. XII)

 

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