• giovedì , 3 Dicembre 2020

Colori come bombe per sconfiggere la guerra

Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani

Dopo il genio di Picasso è la volta di Modi’ e i suoi compagni, gli artisti maledetti di Montparnasse. Palazzo Reale a Milano ospita fino all’8 settembre una mostra dedicata alla collezione Netter. Essa, esposta per la prima volta in Italia, raccoglie capolavori di Soutine, Utrillo, Kisling, Susanne Valadon e molti altri, che, come loro, vissero in questa epoca di ristrettezze e poesia, di colori e alcool.

“La nostra storia è nobile e tragica” diceva Apollinaire, contemporaneo del giovane livornese e dei protagonisti di questa esposizione. Le 120 opere esposte mostrano un mondo che puo’ essere visto in due maniere opposte: un universo di prostitute gentili, di suicidi per amore, di folli passioni che, forse, in un tempo che ha bisogno di un pizzico di pazzia, ci risveglierebbero dal nostro razionale torpore.

Accompagnati dalla musica di Erik Satie, questi felici disperati si rivelano, lentamente, ai nostri occhi. Colori vivaci, bellezze eteree, colli da cigni, occhi privi di pupille, aperti sul mistero di esistenze inquiete, sono i tratti caratteristici delle due ore spese in questa bolla di passioni travolgenti.

Per i sognatori, i romantici, i nostalgici di un passato che l’arte ci fa rivivere.

 

 

Non mi aspettavo che Amedeo morisse. Non mi aspettavo che Amedeo potesse morire. Nessuno si aspetta che una montagna possa crollare; eppure crollo’.

Dicono che siamo stati una generazione di “maledetti”, vissuti durante anni “folli”: non è cosi’. Noi bevevamo tanto, tantissimo, a fiumi; e facevamo arte, un’arte unica che ci impegnava totalmente; ma, soprattutto, amavamo. E non era uno di quegli amori che tendono a Dio, non trascorrevamo in contemplazione della vita eterna: noi vivevamo e basta. Non è una cosa da tutti: c’è sempre qualcuno che ambisce a trovare un significato dell’esistenza, ma, se proprio c’è un significato da dare a questo nostro essere, arriverà da solo. Riempivamo la nostra vita di sensazioni, sentimenti, emozioni, e, se la vita di un uomo è paragonabile ad una candela che brucia lentamente fino a spegnersi, noi consumavamo il nostro cero in modo esagerato ed eccessivo. E non erano anni folli, erano anni felici.

Eravamo in tanti a Parigi, tutti raccolti a Montparnasse. Era la nostra capitale, la capitale dell’arte, della fantasia, dell’irrazionalità. Modigliani era un riferimento per noi, certamente era il piu’ grande. Si esprimeva con quella rabbia gioiosa che lo rendeva affascinante e spontaneo. Ricordo che un giorno cercarono di convincerlo a dipingere paesaggi, ma lui rispose: “Paesaggi! Ma non farmi ridere, il paesaggio non vive”; e continuo’ a dipingere ritratti.

Ho conosciuto molte persone in quegli anni, persone incredibili, persone che vale la pena conoscere, persone cosi’ originali da far apparire la mia vita un susseguirsi di giorni monotono e banale. Li ho amati e ammirati tutti. Nessuno di loro era “uno dei tanti”, ognuno avrebbe lasciato un segno del proprio passaggio su questa terra, incidendo il proprio nome nella memoria del mondo con le sue tele, i suoi colori, i soggetti dei suoi quadri. Mi ricordo di Suzanne Valadon; tutti erano innamorati di Suzanne. Anche io l’ho amata, ma fu una di quelle passioni troppo impetuose per durare. Se n’era innamorato anche suo figlio, il giovane Utrillo, o almeno cosi’ dicono. E poi c’era Soutine, il pittore venuto dall’est, come tanti, d’altronde; era cosi’ estraneo alle buone maniere che portava sempre lo stesso vestito e si lavava molto poco. Conobbi Kisling, il miglior amante tra noi artisti, e Léopold Zborowski, il mercante d’arte, e Apollinaire, il cantore della nostra epoca. In quei giorni sentivo il cuore battere, il sangue scorrere nelle vene, e mi accorgevo di essere vivo.

Quando seppi della morte di Modigliani, non riuscii a crederci. Era simbolo per me di uno stile di vita che sarebbe poi scomparso dal mio presente per rimanere confinato nel mio passato, rintracciabile solo nei ricordi.

Non mi aspettavo che Amedeo morisse. La montagna è crollata.  Ora sono qui, davanti alla sua tomba, la pioggia si mischia alle mie lacrime, gli alberi mossi dal vento sembra vogliano andarsene da questo luogo di dolore e desolazione, e ho capito che Amedeo è veramente morto: è entrato a far parte del paesaggio.

Ritratto di Zborowski, 1916

Ritratto di ragazza dai capelli rossi (Jeanne Hébuterne), 1918

Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1918

Elvire con il colletto bianco, 1917-18

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