• mercoledì , 28 Ottobre 2020

Usi ed abusi dell'alcool


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L’alcool ci accompagna da gran parte della nostra storia e sappiamo bene quali effetti procura, ma ci preoccupiamo meno del suo corretto utilizzo.

Infatti, specialmente i ragazzi cercano alcolici spesso di alta gradazione che però non viene percepita al gusto. Così ne bevono in dose maggiore rispetto al consentito non rendendosi conto del rischio che porta l’ebbrezza.

L’alcool ha perso il suo valore intrinseco, che consiste nell’accompagnare un pasto o una festa con il suo gusto, diventando semplicemente una bevanda che dà piacere o peggio ancora strumento mediante il quale si perde la ragione.

L’ alcool è diventato così strumento di evasione dal mondo e da se stessi dando la possibilità di oscurare entrambi.

È da tenere presente che considerare gli alcolici in questo modo porta facilmente alla loro dipendenza da cui è difficile uscire.

Lo stato di ebbrezza causa dal 30 al 50 % degli incidenti stradali. In Italia, per esempio, si riscontrano circa 30.000 morti l’ anno per malattie dovute all’alcolismo.

Bisogna presentare, però, l’altra faccia della medaglia per cui l’alcool non è esclusivamente negativo; infatti il suo consumo, nelle giuste dosi, arreca dei benefici fisici alla digestione e al sistema cardiocircolatorio e ha una funzione antinfiammatoria,  poiché riduce i livelli di proteina-C-reattiva.

Il problema, quindi, passa dall’abuso di sostanze alcoliche alla comprensione dell uso adeguato: comprendere questa discriminante conduce ad avere una regolare consumazione di alcolici, senza rischi.

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QUALCHE NOTA STORICA SULL’ ARGOMENTO

Gli scavi archeologici ci mostrano che i primi a scoprire ed a utilizzare l’alcool per produrre vino furono gli abitanti dei monti dell’Iran nel 5400 a.C. circa. Ma la vera e propria produzione vinicola nacque sotto gli antichi egizi, anche se il vero successo del nettare di Bacco arrivò prima con i Greci e poi, soprattutto, con l’Impero romano, dove la viticoltura si stabilizzò, diventando una vera e propria attività imprenditoriale.

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Con la caduta dell’Impero romano, nel Medioevo, essa fu sviluppata e perfezionata dai monaci, abilissimi anche nel distillare i liquori, attività che si conserva ancora in molti monasteri e in molte abbazie e i cui segreti sono stati trasmessi di generazione in generazione. La birra, invece, nacque circa nel quarto millennio a.C., grazie ai Sumeri, abitanti della Mesopotamia, seguendo un percorso similare a quello del vino.

Nell’epoca moderna, spesso e volentieri, c’è la ricerca del vino, della birra, del liquore per trovare un’effimera, fugace e artificiale compensazione della felicità che nella vita manca, che proietti la persona fuori dalla sua coscienza e dalle sue responsabilità: l’individuo nell’ebbrezza e nell’ubriachezza diventa un burattino incapace di intendere e di volere; al contrario, se si possiede un giusto approccio con le bevande alcoliche è possibile avere un arricchimento nel modo di gustare la vita, non passivamente, subendo gli aspetti negativi di un uso scorretto, ma attivamente, raffinando il proprio palato e le proprie conoscenze in un campo così vario, vasto e interessante.

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