• venerdì , 23 Ottobre 2020

Non proprio "democrazia"

Egitto. Da sempre meta ambita per turisti da ogni dove, attraente nelle sue interminabili distese di sabbia dorata increspate solo dal passo lento dei cammelli, salta oggi all’occhio in prima pagina. Non per i suoi ormai noti splendori. Sfingi e Piramidi non vanno più di moda. Purtroppo. Ma per i suoi ormai noti orrori. “Caos Egitto, centinaia di morti”: repressione violenta da parte dell’Esercito di assembramenti pacifici di militanti islamici. La storia di questo Paese rivela una difficoltà a darsi un sistema ordinato di governo. Non ci riferiamo ai faraoni. Compagni di sventure: buona parte dei Paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo.

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Ecco la cronaca degli avvenimenti che hanno portato alle sommosse odierne nella Terra di Cleopatra.

Morte di Sadat, succede il generale Mubarak. Garantisce una forma di governo stabile per un quarto di secolo. Non democrazia. Neanche dittatura perversa. Ma pur sempre dittatura.

2010, Tunisia. Scoppia la cosiddetta “Primavera Araba”. Da un rincaro del pane si diffonde rapidamente la ribellione. Effetto domino grazie ai social network ed alla facilità di comunicazione di tutto il mondo arabo. Coinvolge soprattutto giovani studenti. Conseguenze non indifferenti.

In Libia assistiamo all’abbattimento del governo di Gheddafi (dal 1970) in maniera tutt’altro che serafica. Il colonnello viene fucilato da bande avverse, appoggiate in particolar modo da Francia ed Inghilterra, sicuramente stuzzicate dalle riserve petrolifere del Paese che fanno gola a molti.

In Siria nasce subito un fronte avverso al Regime di Assad figlio, succeduto al padre nel ruolo di dittatore della nazione dei pini d’Aleppo. La guerra civile che sconvolge il paese è tutti i giorni sui telegiornali, con conseguente grave problema di coinvolgimento di civili nelle sparatorie, e fuoriuscita di profughi verso la Turchia ed ora anche verso l’Italia.

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Arriviamo all’Egitto (è il caso in evidenza oggi, ed il più importante per popolazione ed influenza politica nel medio Oriente): deposizione di Mubarak, condannato per violenze contro i dissidenti e sottrazione di un ingentissimo patrimonio della nazione a favore dei suoi conti personali all’estero. Presto ha origine un caldo scontro fra l’esercito e le formazioni politiche di tipo filo islamico seguaci del presidente Morsi. Quest’ultimo, democraticamente eletto, viene destituito il mese scorso da un intervento dei militari, visti nel paese e dall’opinione pubblica internazionale come un elemento di stabilità, per l’atteggiamento laico e moderato che generalmente hanno i militari Egiziani. Certamente l’azione del  14 Agosto, con forse centinaia di morti, rende tutto più complesso. Va da sé che l’esercito, percepito all’unisono come forza moderata, perda credibilità. Il rischio di radicalizzazione della componente filo islamica che è stata oppressa è forte. Il pericolo maggiore è l’instaurazione di regimi di tipo islamico, in cui alla normale normativa di tipo civile si sostituisca la  legge Coranica, come in Iran.

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La democrazia, tanto agognata da tutti, si rivela esercizio assai arduo. Sembra naturale a chi vi abbia fatto il callo, tuttavia  la sua costruzione “ex novo” nel suolo travagliato di Paesi con tradizioni differenti (per quanto civili ed antiche) è tutto meno che scontata.

Ricordiamo anche come nella civilissima Europa, nel secolo XX ci siano state due disastrose Guerre mondiali, e come fino al 1989 metà del continente vivesse sotto una dittatura che da Mosca coinvolgeva centinaia di milioni di persone. L’invito è quello di assaporare con consapevolezza la fortuna di essere in un regime democratico. L’auspicio è invece l’incremento del numero di coloro che possano godere della libertà. Libertà. Parola abusata, usurpata, stuprata. Prezzemolo di ogni ideologia, prefisso di ogni concetto, la sentiamo dappertutto: libertà di parola, di stampa, di opinione, di pensiero, di culto. Sarà quindi importante, questa libertà.

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