• lunedì , 26 Ottobre 2020

Il falso riposo della vacanza esotica

Vacanza: lungo periodo di riposo concesso a chi lavora o studia” è la definizione di vacanza che è possibile trovare su ogni dizionario di lingua italiana, ma che, spesso,  non corrisponde alla realtà.  Un tempo, questa parola era sinonimo di riposo e di relax; oggi, nel XXI secolo, solamente viaggi esotici ed estenuanti possono dirsi tali. Svegliarsi tardi, trascorrere il resto della giornata in spiaggia e uscire a cena la sera sono passatempi ritenuti noiosi e poco chic; è necessario stupire gli altri e rendersi protagonisti di avventure degne di Indiana Jones. 8325139-grafica-di-sport-estremiVera vacanza significa, a quanto pare, svegliarsi alle cinque del mattino per esplorare la savana, scalare il K2, percorrere migliaia di chilometri in bicicletta, fare paracadutismo sulle Ande, nuotare con i coccodrilli o pescare tonni nell’oceano. Il campeggio è la massima espressione di tale tipologia di vacanza, in cui si rinuncia consapevolmente a tutte le comodità tecnologiche ed a tutti gli agi acquisiti dagli uomini nei secoli.

La “forma mentis” dell’uomo è qualcosa di stravagante e misteriosa, che lo spinge a compiere atti inaspettati e gli dona energia in momenti inattesi. La psicologia umana fa sì che, in un preciso momento dell’anno, convenzionalmente chiamato vacanza, in cui i problemi sembrano solo apparenti, il nostro fisico riacquisti in un solo istante tutte le energie spese durante il periodo lavorativo. Essere in vacanza è diventato infatti più faticoso che lavorare o andare a scuola: non si hanno orari e la stanchezza non sembra mai manifestarsi. Nuotare con gli squali è sicuramente più pericoloso che non affrontare un’interrogazione, il cui esito negativo può essere  un brutto voto e non la menomazione di un arto o peggio la morte; ma le due attività sono affrontate con un atteggiamento diametralmente opposto: la prima con ansia e terrore, la seconda con eccitazione. La vacanza non è più il momento dell’anno in cui ci si riposa, ma quello in cui si va alla ricerca del diverso, avendo come unico scopo il raccontare agli amici le proprie avventure. Le cene diventano sodalizi di temerari esploratori che narrano le proprie  imprese, sempre farcite di particolari falsi e incredibili. Tutto ciò è sicuramente il risultato della continua degenerazione della società, che predilige la forma alla sostanza. 

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 Se il riposo non è un po’ ancora lavoro, è subito noia“. Questa frase di Jules Renard, scrittore francese, rispecchia a pieno l’animo dell’uomo, che necessita sempre di qualcosa. L’uomo ha paura della noia e del nulla che essa porta con sé. Il riposo è, per un certo senso, il preludio della morte: indebolimento dei sensi e abbandono delle preoccupazioni. Da sempre la specie umana ha paura del tempo, ma negli ultimi decenni ancora di più; si pensi ai lifting e al terrore delle donne di invecchiare o al continuo tentativo degli scienziati di fornire metodi per vivere più a lungo. Secondo questa filosofia, ogni momento dell’esistenza deve essere impiegato. Non è perciò difficile spiegare il motivo per cui molti si prestino a stravaganti tipologie di vacanza, che esorcizzano il riposo, la noia e “in extremis” la morte. 

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