• lunedì , 26 Ottobre 2020

Per gioco e per passione

 “Il gioco del golf non richiede solo precisione, è precisione”

Eagle, birdie, boogey, doppio boogye, swing, tee… per i profani sono poco più che nomi che rischiano di essere confusi a una prima lettura con passi di danza e vecchie canzoni!

Ma per i dotti in materia, o anche solo per chi ha sentito queste parole almeno una volta nella vita fuori dal contesto musicale, si tratta dei principali colpi del golf, uno sport di cui proprio in queste settimane si è molto sentito parlare tra tv e giornali per il famoso torneo dell’Open d’Italia.

Per i tre anni passati esso si è svolto al Royal Park di Torino, mentre quest’anno, per la 70esima edizione, come sede è stato scelto il circolo del Golf di Torino. Dell’organizzazione si è occupata la Federazione Italiana del Golf  nei giorni 19-22 settembre.

Si è trattato, in breve, della più importante manifestazione golfistica nazionale italiana: “E la storia di questo sport – spiega Nicola Forcignano in un articolo su “L’Italia al centro del golf”-, che ogni anno riviviamo e ci raccontiamo”. A questa gara hanno partecipato tutti i migliori giocatori professionisti del tour europeo. Nomi che tra tutti spiccano sono senza dubbio quelli dei due giovani italiani, Francesco Molinari e Matteo Manassero, che hanno tuttavia deluso le aspettative del numeroso pubblico italiano, terminando la competizione rispettivamente al 21esimo e al 42esimo posto. Incredibili invece le prestazioni sportive di Renato Paratore e Edoardo Liparelli, due dilettanti 16enni che hanno saputo difendersi tra tutti questi professionisti, conseguendo il 38esimo e il 70esimo posto. La vittoria è stata invece ottenuta dal francese Julien Quesne, che ha vinto con 276 colpi.

Restando tuttavia non solo entro i confini torinesi, ma fermandoci addirittura alle più vicine porte di Valsalice, non si possono dimenticare i nomi dei grandi golfisti allievi ed exallievi che sono ormai noti per fama e bravura un po’ tra tutti gli studenti, nuovi e vecchi. Due di loro hanno risposto a qualche domanda sulla propria esperienza golfistica…

 IOLE PININFARINA, giovane studentessa (9/06/1996) e promettente golfista

Iole durante uno dei suoi allenamenti

Iole durante uno dei suoi allenamenti.

Partiamo dunque dalle orgini: chi ti ha portato a giocare a golf?

Mi sono avvicinata al golf tra i 6 e i 7 anni grazie a mia mamma che è una grande appassionata. Le sono veramente grata di avermi fatto conoscere questo sport che adesso riempie la maggior parte delle mie giornate.

Qual è l’aspetto che da sempre preferisci di questo sport?

Sicuramente fare le gare perché mi permette di mettermi in gioco e in competizione con gli altri. Poi, grazie al golf, ho conosciuto tantissimi amici che provengono da tutta Italia e con i quali posso stare durante le gare. Questo sport ti insegna inoltre che volere non è potere: per riuscire sono necessari tanto impegno e dedizione, anche a costo di tanti sacrifici.

Quali emozioni provi mentre giochi a golf?

Le sensazioni provate durante una gara sono tantissime e tutte diverse: puoi passare da essere soddisfatto e contento, talvolta anche incredulo, ad essere deluso, arrabbiato con te stesso e amareggiato. Il tutto in pochi minuti. Il segreto per riuscire bene, a mio parere, risiede nel saper controllare le emozioni senza essere troppo critici e severi con se stessi, che è, purtroppo, un po’ il rischio in cui tutti i golfisti incorrono.

Un episodio significativo della tua “carriera golfistica” ?

A metà settembre di quest’anno ho partecipato ai campionati a squadre assoluti, a cui ha preso parte una squadra per ogni circolo. Con la mia squadra siamo arrivati in semifinale, purtroppo contro la squadra più forte. La gara era articolata in 5 incontri match-play (testa a testa), due di doppio al mattino e tre singoli al pomeriggio. Dopo una disastrosa mattinata (2-0 per le avversarie), le mie due compagne sono riuscite a recuperare vincendo i lori incontri ed io sono arrivata in parità all’ultima buca. A quel punto è arrivato il capitano che mi ha detto: “Devi vincere la buca se vuoi andare in finale.” Giocavamo tutte e due dalla stessa distanza, circa un metro e mezzo. Purtroppo la tensione mi ha fatto un brutto scherzo e non sono riuscita a imbucare. Mi sono venute le lacrime, ma per fortuna c’erano le mie compagne che con un abbraccio e un sorriso mi hanno evitato di scoraggiarmi. Il golf non è fatto solo di gioie. Bisogna fare tanta esperienza e imparare dagli errori.

Preferisci giocare in singolo o in squadra?

Il golf è un gioco principalmente individuale però ci sono anche le gare a squadre, che mi piacciono senz’altro di più perchè sono molto divertenti: c’è una tensione diversa e  più forte e quando riesci a portare un punteggio utile alla squadra ti senti molto più appagata e soddisfatta.

Chi sono i tuoi idoli nel golf ?

Ammiro diversi giocatori: tra gli italiani Francesco Molinari e Matteo Manassero sono sicuramente i più forti, ma il mio idolo è lo svedese Henrik Stenson. Mi piace il suo modo di giocare e di stare in gara. Tra le donne invece adoro Giulia Sergas, giocatrice e vincitrice della Solheim Cup.

Cosa pensi di questa 70esima edizione dell’Open d’Italia?

E’ stata davvero emozionante, forse anche perché si è tenuta nel mio circolo, il Golf Torino. C’erano veramente tanti spettatori, anche bambini e giovani. Proprio questo mi ha fatto capire che il golf si sta diffondendo moltissimo in Italia. Tra il resto mi è piaciuto seguire l’amateur Renato Paratore, mio grande amico, che è riuscito a classificarsi molto bene tra i professionisti. È un peccato però che nessun italiano sia riuscito a piazzarsi nella top ten. In ogni caso il risultato finale non è stato così deludente, e ciò ha dimostrato che anche in Italia ci sono campi all’altezza del tour maggiore!

 

Anche LORENZO GUANTI (1/05/1992), ex-allievo di Valsalice, ha risposto a qualche domanda…

Lorenzo, spiegaci innanzitutto come è nata questa tua passione per il golf.

Lorenzo impegnato in una delle sue partite

Lorenzo impegnato in una delle sue partite

Grazie ad una compagna di mio padre che già giocava e casualmente mi ha fatto provare nel giardino di casa con delle palline da ping pong. Da lì a poco la prima lezione. É stato amore a prima “vista”: ho smesso di giocare a calcio e mi sono dedicato al 100% a questo sport.

Quali doti richiede questo sport?

Ormai il golf non è più il gioco da nobili che era un tempo. Si è trasformato in un vero e proprio sport, dove è necessaria una forma fisica da atleta per essere in grado di reggere continue settimane di gare e viaggi e fare in modo che la testa non vada mai in carenza di ossigeno, che comporterebbe il crollo totale. Oltre a questo è necessaria una continua pratica per migliorare sempre di più uno dei gesti tecnici più completi e quindi complicati che esistano: lo swing!

Potresti spiegare in parole semplici, a noi profani, in che cosa consiste il gioco del golf?

Il golf consiste nel completare un giro di 18 buche nel minor numero di colpi possibile. Questo per quattro giorni, alla fine dei quali si sommano tutti e quattro i risultati e chi ha effettuato il punteggio minore vince. Tutto molto semplice a dirsi, ma non altrettanto a farsi perché ogni singola buca è diversa con diversi ostacoli, bunker, cioè buche di sabbia, ostacoli d’acqua, di vento, di erba, per non dimenticare il continuo stato di agitazione che ti accompagna e ogni tanto non sta dalla tua stessa parte!  Trattandosi di uno sport singolo, è sempre una continua lotta contro una media di 130 persone per contendersi quel singolo posto: il titolo di vincitore.

Qual è, a tuo giudizio, il momento più emozionante di una partita?

Una gara di golf è molto lunga perché bisogna fare 18 buche per 4 giorni consecutivi per un totale di 20 ore di gara. Ci sono molti momenti emozionanti, ma sicuramente l’ultimo giro è quello più impegnativo dal punto di vista emotivo perché bisogna essere in grado di reggere la pressione per un periodo ampio di tempo. Ma una volta raggiunto l’obiettivo, la soddisfazione ripaga tutti gli enormi sforzi fatti negli allenamenti!

Quali sono i giocatori che più ammiri?

Il mio idolo è sicuramente Tiger Woods: mi piace la sua fisicità, il suo swing, ma soprattutto la cattiveria agonistica che gli ha permesso di essere il numero uno al mondo per così tanto tempo!

Che cosa rappresenta ora il golf nella tua vita?

Da quando lo scorso dicembre sono passato al professionismo il golf è diventato la mia vita! Mi alleno tutti i giorni sia sul campo sia in palestra, impegnando la maggior parte del tempo. È il mio lavoro nonchè la mia passione, quindi metto tutto me stesso in quello che faccio!

L’agitazione ti ha mai giocato brutti scherzi durante una gara o un allenamente?

La testa nel Golf è ciò che ti permette di raggiungere gli obiettivi, ma allo stesso tempo può diventere la tua più grande avversaria se non impari a tenerla sotto controllo e ad attivare i sistemi utili al raggiungimento del tuo scopo. Purtroppo, e per fortuna, anche su questo ambito ho molto da lavorare, ma grazie ad un mental coach sto imparando molto e sono convinto che grazie a questo al duro lavoro riusciró a realizzare i miei sogni!

Concedici anche tu, come Iole, un breve commento a questo ultimo Open d’Italia…

E’ stata per me un’esperienza incredibile. Poter essere al fianco di grandi campioni che hai sempre solo ammirato in televisione e preso come esempio, vivere l’atmosfera di un evento di quella grandezza, per di più nella propria città, e condividere tutto questo con le persone che fanno parte della mia vita, sono tutte cose che porterò nella mente e nel cuore per sempre! Purtroppo il mio gioco non è stato all’altezza della situazione ed il risultato non è stato dei migliori. Ma ho capito molto e adesso non mi resta che lavorare per poter arrivare ad essere competitivo per questo genere di eventi!

E allora in bocca al lupo a Iole e Lorenzo e a tutti i golfisti valsalicensi:

che realizzino il prima possibile tutti i loro obiettivi e sogni sportivi!

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