• lunedì , 30 Novembre 2020

TOC TOC… CHI E'? "IO SONO UN NOMADE"

Una casa ospita ora il museo Herman Hesse. Siamo a Montagnola, sulla collina luganese, il lago dista solo pochi chilometri da questa oasi di tranquillità. Stradine strette, che si rincorrono su per il pendio; impresse sulla terra non asfaltata le orme indelebili di un grande. Riposa nel cimitero vicino, insieme al suo ultimo amore; di quest’uomo tutto particolare, possiamo osservare ora la macchina da scrivere, le lettere, i coloratissimi acquerelli e il famoso cappello di paglia che pareva tenere perennemente nascoste le idee del tedesco, quasi avesse paura che, con un lieve colpo di vento, anch’esse potessero volare via, lontane.

Herman Hesse nasce nel 1877 a Calw, nel Wurtenberg da una famiglia molto legata affettivamente allo stato indiano. Cittadino tedesco e svizzero, in quanto la famiglia risiedeva nella città di Basilea, Hesse si sposò tre volte  ed ebbe tre figli dal primo matrimonio.

Come dice il titolo, fu un grande vaggiatore, un’anima animata da una pazza voglia di viaggiare, un uomo in crisi che cerca di dare un senso alla propria individualità. Nel 1919 si trasferì a Montagnola e qui trovò la pace e la serenità cui tanto anelava; non è più un padre di famiglia o un padrone di casa, ma un semplice scrittore che si diletta con la pittura.

Con il romanzo “Klein e Wagner”, il dado è definitavemente tratto: Hesse annega il primo dei due personaggi, il più buio e restio, l’animo represso, nel lago di Lugano, salvando invece Wagner, il desiderio. Metaforicamente Hesse è redento.

Fra i suoi titoli più famosi ricordiamo: “Siddharta“, 1922; “Narciso e Boccadoro“, 1930; “Il gioco delle perle di vetro“, 1943. Nel 1946 vinse il premio Nobel per la letteratura.

Nel 1962 muore quest’uomo che tanto aveva amato la vita, la terra e le sue mille espressioni; dilettandosi spesso a riprodurle perchè: “Dopo che hai dipinto non si hanno le mani nere come quando si scrive, ma rosse e blu”. 

 Il museo Herman Hesse è allestito all’interno della Torre Camuzzi, nei pressi della casa omonima ove lo scrittore visse fino al 1931, prima di trasferirsi con la moglie Ninon nella Casa Rossa.

Si scopre così la  personalità stramba, stravagante, ed immensa, la personalità di un uomo che non poteva in alcun modo essere rinchiuso, di un uomo con le proprie idee e i propri interessi, un uomo di colori, di profumi orientali, di filosofia, di amore. Occhiali tondi, acquarelli in mano, cappello in testa e naso per aria, Herman Hesse ci accoglie in questo luogo isolato, un paesino di fate, con il suo fare ironicamente serioso, il sorriso di chi apre il proprio mondo agli altri tramite la sua opera, il sorriso dell’artista.

Regina Bucher, curatrice del museo, risponde a qualche domanda per noi lettori e lettrici del Salice: è una breve intervista telefonica che ci spiega alcuni aspetti della visita, che ci appare in tal modo più completa.

Ci potrebbe innanzitutto parlare della Fondazione Herman Hesse? 

Nel 1997 nasce il Museo Herman Hesse di Montagnola; lo scrittore si è ormai spento da qualche anno e la sua memoria viene tenuta in vita da questo luogo, il cui allestimento fu innanzitutto curato da privati.

Il primo gennaio 2000 venne istituita la Fondazione che tutt’ora gestisce il museo: all’interno di essa partecipano esponenti della famiglia Hesse, studiosi e rappresentanti del Comune di Lugano e della Collina d’Oro.

Tale fondazione si occupa inoltre di organizzare tutte le attività che si svolgono a Torre Camuzzi: incontri, presentazioni di libri, pubbliche letture, inerenti Hesse o, più in generale, la letteratura.

Perchè, secondo lei, Herman Hesse è ancora pubblicato e letto tutt’ora? 

Componente radicata nell’uomo è il desiderio, la ricerca.

Affannosamente la vita è costruita intorno al cercare continuamente il fulcro dell’esistenza; le tematiche trattate negli scritti di Hesse sono attuali ancora oggi come sessant’anni fa: la sfida è rimanere fedele a sè stesso, seguire la propria strada, il proprio cammino tracciato dal destino e dalle proprie scelte.

Hesse è consigliato molto anche ai giovani poichè, in questa società dove i valori paiono sempre più rarefatti, qualcuno continui a trasmettere loro la voglia di lottare per imporsi in questo mondo e trovare, in esso, la propria felicità e il proprio ruolo.

Herman Hesse è molto letto anche in Oriente, saprebbe spiegarci il perchè?

Hesse ha radicata in sè una forte sensibilità ed un innato rispetto per la natura e per gli essere viventi: tutto ciò fa parte dell’educazione asiatica; in Giappone tramite i suoi romanzi emergono le idee di fondo di una società fondata su educazione deferenza.

Si conclude così la quarta puntata della rubrica “TOC TOC…CHI E’?”, dedicata alla visita di case e case-museo dei grandi del Novecento; immaginiamo lo svizzero-tedesco affacciarsi dal balcone e salutare, lentamente, con la mano, prima di abbandonarci e tornare a  dipingere.

“Era uno scrittore ormai bruciato, uno straniero sospetto che andava avanti a latte e riso, indossando lo stesso abito finché consunto e  che d’autunno si portava a casa la cena sotto forma di castagne”. 

[Testimonianza di un paesano]

Leggete anche le altre puntate:

Moretti

Pascoli

Fogazzaro

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